mercoledì 26 luglio 2017

Scene erotiche: 10 tips per scriverle!


Le steamy scenes, le scene bollenti, proprio loro.
Ci sono autori che hanno il dono, che sfornano capolavori erotici come se non facessero altro nella vita, le parole gli escono con la stessa naturalezza con cui respirano, poi ci sono quelli...COME ME.
Scrivendo romanzi rosa, prima o poi mi ritrovo con il mio Lui e la mia Lei che vengono ai fatti e siccome mi sono ripromessa di approfondire la scena piccante, al momento topico mi sono trovata con le mani sospese sulla tastiera e niente da scrivere.


Ho (quasi) trent'anni, di acqua sotto i ponti ne è passata, ho un discreto bagaglio da cui attingere, ma passare dalle immagini alle parole non è subito spontaneo. Diciamocelo, la scena erotica deve funzionare, la lettrice deve sentirsi coinvolta, non avere la sensazione di essere davanti a un manuale di biologia, quindi la bravura dell'autore sta nel creare la magia.
E come si crea questa magia?
Ho scoperto che l'ansia da prestazione è comune a molti scrittori e per voi, ho raccolto alcuni suggerimenti e trucchi che ho scovato documentandomi in giro su come superare l'impasse.
Ve lo dico subito: minori (se ci siete) chiudete la pagina; maggiori di 18, declino ogni responsabilità su quello che farete dopo aver letto questo post.
1- GET DRUNK:  sì, il primo tip è ubriacarsi. Ma non a livelli da non distinguere più le lettere sulla tastiera (se no a che accidenti serve?), bensì quel livello di brillantezza che ti rilascia i freni inibitori, che ti toglie i filtri e non sentire il peso della coscienza che ti dice "questo non si fa".


Ho testato personalmente e posso dirvi che nel mio caso un prosecco della Valdobbiadene funziona meglio di un Franciacorta. Col Valbobbiadene sono più allegra e fluida nel trasporre le immagini in parole. Unica pecca: da affrontare solo a pomeriggio inoltrato. Bere prima delle 17.00 è da ubriaconi.
2-Soundtrack: la musica aiuta a farsi trasportare e la colonna sonora giusta contribuisce a creare il mood emotivo che sviluppa la situazione. Attenzione! La colonna sonora varia a seconda del sesso di cui state scrivendo: sesso romantico (vai con Brian Adams), sesso selvaggio; sesso rabbioso; sesso disperato; sesso sensuale (lo so che è  brutta, ma almeno nel mio blog me lo permetto); sesso estremo.
Ogni occasione ha il suo vestito e ogni sesso le sue canzoni. Iniziate a scorrere le playlist del vostro ipod e vedete in che frangente possono funzionare. Magari Hanno Ucciso L'Uomo Ragno la skippiamo...

3-Meglio soli: sì, quando scrivi una steamy scene non avere nessun elemento di disturbo intorno è meglio, si è più raccolti con se stessi e si può stare "dentro" la propria testa. Chiudi la porta e spegni il telefono. A volte è capitato che il mio ragazzo mi sorprendesse alle spalle a sbirciare il mio lavoro o mia madre al telefono. Ecco, fine della magia. Un pubblico che assiste alla scrittura della scena erotica è la morte della sensualità.


4-Documentarsi: quello che sto per dire può non piacere ma non si può sempre piacere a tutti, no? Cosa intendo con "documentarsi"? Se scrivo di influenza devo informarmi su che farmaci usare per guarirla, quindi se scrivo di sesso... YouPorn, PornHub, XHamster, RedTube e la lista potrebbe continuare infinita. Sì, a mali estremi, quando anche l'immaginazione è bloccata, una sbirciata ai professionisti del settore può essere d'aiuto. Mai essere snob è una regola aurea, non si sa mai da dove può venire fuori una buona idea.
5 - Non editare: la scena erotica va scritta tutta di getto, senza tornare indietro sui propri passi, cancellare e riscrivere, cambiare parole, girare le frasi....NO! Editare una scena erotica mentre si scrive è come chiedere scusa e "Ti piace?" mentre si fa sesso. Imperdonabile. Lasciare sedimentare la scena e fare l'editing dopo tempo.
6 - Dialoghi: vi è mai capitato di fare sesso nel silenzio e mutismo più totale? Dubito, anche solo qualche bisbiglio o sussurro ci sarà stato. Ecco, questo vale anche nei romanzi. Se i personaggi durante l'amplesso parlano (sì, ma non del tempo o della crisi economica) la scena risulta molto più realistica.

7 - Preliminari: a meno che quel passo del romanzo non richieda una sveltina, conviene spendere un po'  di tempo sui preliminari tra i due personaggi per far partecipare il lettore al build up della tensione sessuale.
8 - One shot: mai lasciare una scena di sesso a metà. Se la inizi devi farlo con l'intenzione di finirla. E' un po' come nella realtà, in fondo: a nessuno piace iniziare a darsi da fare alla grande per poi trovarsi a dire "Sì, bello, ma finiamo domani". COSA DIAVOLO STAI DICENDO? FINIAMO ORA?
9 - Conta le mani: a meno che non sia un fantascientifico con protagonisti alieni, abbiamo tutti due sole mani, quindi verificare che il protagonista non stia facendo questo: affondò la mano destra nei suo capelli setosi mentre con la sinistra le strinse il seno e con l'altra il sedere. Io qui conto tre mani, e se la matematica non è un'opinione, pure voi.
10 - Fai shopping: sì, sei autorizzata! Vai in un negozio di intimo e datti alla pazza gioia: reggiseni, corsetti, body, tanga, brasiliane, pizzo, seta, nastri... per scrivere scene hot ci vuole self confidence e non avrai mai più autostima di quando sei appena uscita da un negozio con un completino sexy nuovo che è una bomba.


Ecco, i dieci writing tips che ho raccolto per voi! Vi confesso che molti mi piacciono parecchio e se questo mi manderà all'inferno me ne farò una ragione.

lunedì 17 luglio 2017

25 Indiscrete domande letterarie

Ci sono cascata anche io, alla fine: il post tag.
Ho visto diversi video su YouTube a tema "25 indiscrete domande letterarie" e ho pensato di riproporlo.
Poiché non sono disinvolta davanti alla telecamera e non mi piace sentire la mia voce registrata, vi (mi) risparmio il video sul canale YT e rispondo qui.
1- Come scegli i libri da leggere? Ti fai influenzare dalle recensioni?
Non ho un metodo preciso: passo dall'acquisto compulsivo alla ricerca smodata e ossessiva. Passo molte serate a scandagliare il catalogo Amazon per stilare la mia wishlist che quanto a numero di titoli è... inarrivabile. La copertina mi influenza? Molto, un buon 40% incide. Se la copertina mi colpisce, sono più invogliata a prendere il libro e leggere la trama. Anche il titolo mi deve intrigare. L'ago della bilancia però è sempre la sinossi: difficilmente compro alla cieca.
Le recensioni m'influenzano il giusto, ma seguo sempre il mio gusto personale e se le due cose s'incontrano allora il libro è acquistato.
2- Dove compi i libri? On line o libreria?
Dipende. Entrambe. Se sono in libreria, anche solo per un giretto di salute, è difficile che esca senza acquisti. On-line è più facile trovare titoli meno "di moda" e che magari non circolano più in libreria da qualche anno... e io sono una che va parecchio a scavare negli annali. Questo mi porta ad ammettere che una bella metà della mia biblioteca è composta da testi che arrivano da mercatini dell'usato e alcuni anno più anni di me.
3 - Aspetti di finire un libro prima di comprarne un altro o hai una scorta?
Ho una scorta salvavita. I libri sono un investimento, vanno comprati ad oltranza.
4 - Di solito quando leggi?
Quando ho tempo, ma quasi sempre la sera prima di andare a dormire (grazie alla mia lucina strategica da talpa) e nel fine settimana.
5- Ti fai influenzare dal numero di pagine quando copri un libro?
Nì. Se la trama mi aggancia il libro è preso, ma più pagine ha meglio è. Mi conforta sapere che il romanzo mi terrà compagnia a lungo. I love mattonazzi da un kilo e due.
6- Genere preferito?
Rosa, thriller, storici, biografie ma in ordine sparso. Dipende dal momento.
7- Hai un autore preferito?
Ken Follet è un autore che stimo moltissimo anche se i suoi lavori non li ho letti tutti. E Sophie Kinsella.
8-Quando è iniziata la tua passione per la lettura?
Avevo 9 anni ed ero con mio padre in fila (lunghissimaaaaa) al supermercato. Per ingannare il tempo ho iniziato a guardarmi intorno e ci trovavamo proprio nella corsia con il corner libri. Vidi La nonna sul melo di Mira Lobe e scattò una connessione. Lo volevo. Papà fu felice di prendermelo e una volta tornati a casa mi chiusi in camera con il mio libro. Da allora sono andata avanti a pane e libri.
9- Presti i libri?
Se posso, preferisco di no. Non si sa mai come tornano indietro.
10- Leggi un libro alla volta o più di uno contemporaneamente?
Uno alla volta. Quando leggo "entro" dentro la storia, quindi prima di uscire voglio finire il mio viaggio.
11-I tuoi amici e familiari leggono?
Metà e metà. Metà sono lettori voraci e assatanati e l'altra metà legge al massimo i messaggi su Wazzup. E poi neanche più tanto, da quando esistono i messaggi vocali.
12- In quanto tempo finisci un libro?
Uno o due giorni. Una settimana se parliamo di romanzi sulle mille e rotte pagine.
13- Quando vedi in giro qualcuno che legge, sbirci il titolo del suo libro?
OVVIO! Che domanda è? Se non sbirci il titolo, godi solo a metà.
14- Se tutti i libri del mondo fossero distrutti, tu quale salveresti?
A parte che credo io stessa non potrei sopravvivere a una simile catastrofe, ma così a bruciapelo direi Il petalo cremisi e il bianco di Faber.
15- Perchè ti piace leggere?
Perchè amo viaggiare  e i libri mi permettono di farlo sia nel tempo che nello spazio e posso vivere mille vite.
16- Leggi anche libri presi in prestito?
Assolutamente. La biblioteca pubblica è stata uno dei miei post del cuore. Niente di brutto può succedere in una biblioteca.
17-Quale libro non sei mai riuscita a finire?
Critica della ragion criminale di Michael Gregorio. Ci ho provato mille volte ma la parte thriller non mi ha mai agganciata.
18-Hai mai comprato un libro per la copertina? Perchè?
No, solo per la copertina mai, la sinossi la leggo SEMPRE. Magari il colpo d'occhio mi cattura subito: una grafica accattivante, colori vivaci, composizione elegante, ma poi devo andare sotto la superficie.
19-C'è una casa editrice che ami particolarmente? Perchè?
Non direi. Magari di qualcuna ho più titoli di un'altra ma è un fattore del tutto casuale.
20- Porti libri dappertutto o li lascia a casa al sicuro?
Con l'avvento dell'ebook non mi pongo più il problema. Esco di casa con il mio Kobo e so di avere con me la mia scialuppa di salvataggio. Portare i libri in giro non mi ha mai preoccupato, ma più che altro era scomodo, specie  se parliamo de I pilastri della terra.
21-Qual'è il libro che ti hanno regalato e ti è piaciuto maggiormente?
Non mi sono mai stati regalati libri. Triste ma vero. O meglio, il primo e unico mi è stato regalato una settimana fa e ora ce l'ho in lista di lettura. E' un contemporary romance della Armentrout e devo ringraziare Azzurra.
22-Come scegli un libro da regalare?
Non regalo libri a caso, li regalo solo se la persona a cui è destinato è un lettore e in quel caso conosco i suoi gusti. Non regalerei mai un libro tanto per non presentarmi a mani vuote.
23-La tua libreria è ordinata secondo un criterio o tieni i libri sparsi?
Oggi i miei libri sono sparsi un po' ovunque ma quelli che sono nella libreria sono divisi per genere.
24-Quando leggi un libro che ha delle noti le leggi o le salti?
Di solito le leggo, a meno che non siano rimandi ad altri testi.
25- Leggi le prefazioni/postfazioni/introduzioni o le salti?
Leggo tutto inclusi i ringraziamenti.

Ecco qua! Sentitevi liberi di tubare il tag!

lunedì 10 luglio 2017

Storia di un tradimento

Giurare amore eterno non vuol dire essere immuni dalle tentazioni.
Sono intorno a noi e stimolano i nostri sensi, sta alla forza mentale farci resistere.
E l'appagamento? Se te lo concedi poi arriva il senso di colpa a bussare alla porta.
Io ho tradito.
Ho tradito il mio amore per la carta stampata, per il libro rilegato, per la copertina patinata, per l'odore dell'inchiostro.
L'ebook mi ha portato sulla strada della perdizione.


Io ho sempre gridato a gran voce quanto amassi il formato cartaceo.
Un casa senza libri non è una casa.
Le librerie esercitano su di me la stessa frenesia di Carrie Bradshaw in un negozio di Manolo Blahnik e in biblioteca potrei starci ore divisa dall'indecisione su quali sette eletti caricare sulla mia tessera prestito (finendo poi per requisire quella di mia madre e arrivare a quota quattordici).


Poi che è successo?
Ho tradito, ma a mia discolpa posso dire che non ne avevo intenzione.
L'e-reader è come quello sconosciuto al bar, attraente e che ammicca ogni volta che entri e ordini la colazione, ti scruta da sopra il suo caffè e tu pensi "Sono fidanzata!".


Viene fuori che una sera, a una cena tra amici, c'è anche lui, lo sconosciuto del bar, siede proprio nel posto accanto al tuo e a presentartelo è stato proprio il tuo fidanzato.
Così ci parli, è brillante, divertente, ha la battuta pronta e ti racconta cose di cui ignoravi l'esistenza e a tua volta gli parli di te, e a fine serata ti rendi conto che a parte lui non ha fatto conversazione con nessun altro.
Ora, la mattina al bar non puoi più ignorarlo, anzi. Prendi il tuo cappuccino e la tua brioche e vai al suo tavolo, dove lui ti ha già fatto posto e richiuso il giornale.
Il secondo giorno neanche ce l'ha la Gazzetta dell sport sul tavolo: aspettava te.
Vi scambiate i numeri, poi iniziare scrivervi senza motivo raccontandovi cose che vi sono successe.
Pensi a lui più di quanto ti sarebbe concesso, fino al giorno in cui sei ansiosa di arrivare al bar (ormai lui ordina anche per te) e controlli il cellulare per essere sicura di non esserti persa un suo messaggio.
Hai un'altra cena tra amici ma quella sera il tuo fidanzato è rimasto al lavoro e quindi sei SOLA.
E flirti spudoratamente, anche per colpa del vino che hai continuato a versarti e ti ha reso così disinibita.
Non ubriaca, però.
Basta uno sguardo ed entrambi capite che non vedete l'ora che tutti finiscano il dessert, arrivi il conto e ognuno a casa propria. Ma non voi due.
Arriverete a fatica alla porta del suo appartamento e una volta varcata la soglia sarai già senza vestiti.
Il resto è storia.
Io neanche mi ci avvicinavo agli e-readers che mi strizzavano l'occhio dagli espositori nei media store.
Poi, a Natale 2013, scarto il regalo del mio ragazzo e tra le mani mi trovo un Kobo.
Ci metto un po' a familiarizzare, non sono ancora pronta a staccarmi dai libri di carta, a non sentirne più lo spessore tra le mani.
Passo la prima settimana a scaricare anteprime, poco convinta, anche perché sul comodino ho una pila di altri libri da finire.
Poi mi decido a usare un bonus regalo e scarico il mio primo e-book.
Finisco di leggerlo e...Ehi! Non è stato un trauma.
Ma gli argini si sono rotti quando una casa editrice ha lanciato una superpromozione a 0,99 (ok, era Newton Compton, perchè fare finta di niente!) e ci ho dato dentro scaricando letture per due mesi.
Da lì il disastro: gli ebook sono diventati come le patatine fritte, una tira l'altra.
Non avevo dimenticato i libri di carta, ma l'immediatezza del download ha influito non poco sulla mia dipendenza.
In secundis, lo spazio in casa. La mia libromania stava portando me e il mio fidanzato a una scelta: o noi o i libri, non c'è più spazio per entrambi.
Infine la questione viaggi: in vacanza leggo un libro al giorno, problema non da poco quando le ferie durano più di una settimana. Dove cavolo li metto venti libri???
Kobo mi ha salvato: parto con una riserva di letture da ottanta romanzi sul dispositivo e un semplice bagaglio a mano di neanche 10 chili che ha fatto di me la passeggera preferita di Ryanair.
E i libri di carta? Sono una fedifraga che torna sempre a casa la sera, quindi li compro ancora, ma non con la voracità di prima.
Se un romanzo letto su Kobo mi è piaciuto me lo compro in cartaceo. Sono certa che qualsiasi lettore ha nella libreria qualche romanzo che con il senno di poi non avrebbe comprato e questo mi aiuta nell'operazione salvaspazio.
Prima di dormire mi piace però cullarmi con un bel libro in carta stampata tra le mani, anche se poco prima, in fila in posta, ammazzavo il tempo con il mio Kobo.
Sono così, ho fatto del privilegio della scelta una regola di vita e se posso non mi nego nulla.
Ebook o cartaceo? Entrambi, a ciascuno il suo momento e il suo luogo.
E voi? Come avete affrontato l'arrivo degli e-readers? Vi siete convertite del tutto? Siete rimaste fedeli alla carta o come me siete libertine senza ritegno e passate dall'uno all'altro concedendovi tutto?
Poi parleremo dello sconosciuto al bar...

lunedì 3 luglio 2017

Questione di punti di vista


Nella vita è sempre così. Quello che io vedo bianco, tu lo vedi nero. Cambi il punto di vista, cambi la percezione della realtà.
Prendiamo il Silenzio degli innocenti. Hannibal Lecter è un pazzo psicopatico che si MANGIA ORGANI INTERNI UMANI contornati da fave e bicchierata di Chianti, eppure nel film non si può che simpatizzare per lui che aiuta la giovane Clarisse.


Questione di punti di vista.
Ora, nei romanzi è più o meno lo stesso discorso: il punto di vista influenza l'intera storia.
In una classifica immaginaria, il POV più gettonato da chi scrive romanzi (io gioco in casa rosa, quindi parliamo di rosa) è quello in prima persona.
Il POV in 1° è immediato, solitamente con una narrazione al tempo presente a beneficio delle azioni veloci. Il lettore è nella testa della (o del) protagonista, vede, sente e prova ciò che questa vive.
Spesso con la scelta di questo POV lo scrittore spera di fare immedesimare il lettore nel personaggio per vivere la storia sulla sua pelle.
E' una tecnica che funziona e l'essere "dentro la storia" ti fa arrivare alla fine in scioltezza.
Il POV in prima ha due varianti, una delle quali da me usata in "Matrimonio di convenienza":
1 - POV LUI/LEI: i capitoli del romanzo si alternano con i POV del protagonista maschile e di quello femminile, che raccontano la storia nella loro versione con l'azione che riprende a partire da dove è finito il capitolo precedente (quindi senza ripetizione di eventi);
2 - finto POV in 1°: devo scomodare Il Grande Gatsby per farvi un esempio. La storia qui è sì narrata in 1° ma chi racconta non è il protagonista, ma un personaggio secondario che si pone come osservatore della storia che racconta. I protagonisti sono altri. E' un POV influenzato dalla propria opinione personale sugli eventi pur non essendo uno degli attori principali. Il romanzo funziona perchè non è lungo (lo assimilo a un racconto) e credo, parere del tutto personale, che se un romanzo più lungo (500 pagine) fosse narrato con questo POV potrebbe risultare un po' lento.
Passiamo al POV in 3° persona, utile quando la storia coinvolge la vita di più personaggi, ciascuna delle quali non s'intreccia necessariamente con le altre.
Questo narratore esterno alla storia ce la racconta, appunto, da fuori.
Può essere un osservatore estraneo che si limita a descrivere le azioni, in questo caso abbiamo una narrazione asciutta e con poca retrospettiva, al limite del copione.
Non mi piace tantissimo perché io sono un'impicciona e mi piace sapere TUTTO dei personaggi.


Questo narratore affida al lettore tutto il lavoro: devi cogliere dai gesti e dai dialoghi gli elementi per caratterizzare i personaggi e se non si legge con attenzione, il rischio è perdersi dettagli importanti finendo col trovare tutto un po' piatto. A me è capitato, ma dovrei smettere di leggere prima di dormire, perché la mia soglia di attenzione si abbassa parecchio. Mea culpa.
Poi c'è quello che TUTTI, a scuola, abbiamo conosciuto con Manzoni: il narratore onnisciente.


E' una terza persona ma, come piace a me, sa tutti degli affari di tutti, un simpatico pettegolo che mentre racconta la storia ti sfodera dei retroscena da applausi.
A titolo personale, posso dire che nei Promessi sposi, il capitolo sulla Monaca di Monza è uno dei migliori mai scritti con questo tipo di narratore.


Anche nel rosa troviamo il narratore onnisciente e rispetto al POV in 1° persona ha un grosso pregio e un grosso difetto:
-pregio: ti dà una panoramica a 360° dei personaggi aprendoti la porta sulla psicologia e sul passato di tutti. Nel POV in prima, invece, questo lo si ha solo per il protagonista mentre per gli altri bisogna affidarsi ai dialoghi.
- difetto: il tempo più usato per il POV in 3° è il passato e questo toglie immediatezza all'azione, rischiando di farla risultare un po' legnosa finché non ci si abitua.
Da lettrice devo dire che il POV in 1° mi piace per i romanzi contemporanei, perchè sentendoli parte del presente in cui vivo, mi piace pensare che la storia marci in parallelo con la mia vita. Il POV in terza, con i tempi al passato, lo preferisco per i romanzi ad ambientazione storica.
Ricordiamoci che il passato è il tempo delle favole: "C'era una volta...".
Nella scrittura sono più a mio agio con il POV in 1° anche se soffro il limite del non riuscire a mostrare tutto ciò che so dei personaggi secondari. La mia predilezione per questo POV è manifesta, avendoci scritto tre romanzi (due in prossima uscita).
Sto lavorando a un romanzo in terza e dopo un primo approccio scettico, una volta entrata nel ruolo di narratore, devo dire che mi piace gestire i protagonisti come un mastro burattinaio.
Chiudiamo ormai come consuetudine (come sono ecumenica oggi):
- LETTRICI, CHE ROMANZI PREFERITE? POV IN 1° O IN 3°?
- SCRITTRICI, CHE POV PREFERITE USARE PER LE VOSTRE STORIE?