lunedì 29 maggio 2017

Andiamo a quel paese!

Nell'estate 2015 BabyK e Giusy Ferreri cantavano:

"...Volerei da te, da Milano
Fino a Hong Kong
Passando per Londra, da Roma e fino a Bangkok
Cercando te..."




E il successo della canzone (perchè i numeri danno ragione a Baby e Giusy) spiega da solo la risposta alla domanda "PERCHE' I ROMANZI ROSA SONO SEMPRE AMBIENTATI NELLE GRANDI METROPOLI INTERNAZIONALI?", oppure, "PERCHE' LE AUTRICI ITALIANE AMBIENTANO I LORO ROMANZI ALL'ESTERO E NON IN ITALIA?"

A mio parere la risposta è: perché le lettrici hanno voglia di sognare, quando leggono si rifugiano in un mondo dove i problemi della vita quotidiana, le rotture di scatole legate alla routine e al contesto di tutti i giorni non le seguano.
Mete lontane, che magari si sogna di visitare e attraverso il romanzo ne si assapora l'atmosfera: il romanticismo di Parigi; il fascino regale di Londra; il dinamismo di New York e la polvere di stelle di Los Angeles.
L'Italia è magnifica, ve lo dico  al ritorno della via Francigena, ma ancora troppo concreta per calare il romanzo in una atmosfera di sogno, di mistero.
Sì, anche noi abbiamo Milano, capitale internazionale della moda, ma troppo spesso ce l'abbiamo sotto gli occhi per fatti di cronaca spiacevoli, legata a polemiche o proteste, e queste aggravanti trascinano il palloncino a forma di cuore verso il basso.
Abbiamo Roma, la culla dell'impero più glorioso della storia, ma ahi noi, Roma è associata anche alla vita politica (negli ultimi anni non troppo felice) del nostro paese, e nel descriverla, nel dare dettagli del contesto per costruire il romanzo, sarebbe difficile non incappare nei malumori per la costruzione della metro C, piuttosto che del traffico del raccordo anulare.


Troppa familiarità uccide il sogno, e che compito ha l'autrice rosa se non quello di fare sognare?
Quindi, punto primo: andare lontano per evadere. 
Andiamo avanti: perché le metropoli?
Se non lo aveste notato, i romanzi rosa sono costruiti come un castello, alla base del quale troviamo una serie di eventi fortuiti o meno, studiati ad hoc per innescare la storia d'amore.
Più la città in cui la storia ha luogo è grande, più la sua umanità è variegata, più è probabile che uno degli inneschi della storia d'amore avvenga.
Incontro in metropolitana = serve città con metropolitana.
Incontro con stella del cinema/cantante= serve città con alta densità di celebrità.
Incontro con personaggio nobile e titolato = serve paese con monarchia (noi, dal 1946, siamo repubblica).
Rispetto a quanto sopra sommariamente indicato, è più facile e plausibile, ne converrete, che in una metropoli di otto milioni di abitanti, avvengano eventi che nella quotidianità di una cittadina di provincia  difficilmente si verificano.
Io vengo da una di queste realtà, nella ridente Emilia e nella mia vita, un nobile duca non l'ho mai incontrato, e neanche Brad Pitt al bar a fare colazione. Ho visto una volta Pippo Inzaghi a Milano Marittima, ma ero mescolata tra la folla del Papeete, il quindici d'agosto, saltando su uno sdraio al grido di "Su le mani come i gabbiani".


Punto secondo: più è grande la città, più la metropoli è un crocevia internazionale, più è probabile che gli eventi che muovono la storia si verifichino.
Con quanto ho detto, non intendo che sia impossibile ambientare un romanzo rosa in Italia, c'è chi c'è riuscito con successo, cito per dirne una su tutte, Anna Premoli, ma anche lei, all'interno delle sue pubblicazioni, ha all'attivo più romanzi ambientati all'estero che non nello stivale.
Concludendo, augurandomi di non essere suonata polemica o essermi fatta dei nemici: i romanzi rosa si prestano ad avere una dimensione internazionale e, per quanto mi riguarda, sono a mio agio a mandare i miei personaggi "a quel paese", che sia Londra, New York o Las Vegas, con ciò non escludo che prima o poi, possa decidere di usare Bologna come contesto.
Poi, però, non lamentatevi se il protagonista maschile esordisce son "Soc'mel!", si salutano con "Bèla, vèc!", e se il primo bacio scatta dopo che lui/lei si è mangiato un panino con la mortadella (mai provato? Esalazioni di tipo mistico, c'è chi ha visto la Madonna dopo).

giovedì 18 maggio 2017

Principi azzurri e pirati


La visualizzazione è tutto. Prima di scrivere una storia, qualsiasi storia, la si immagina nella sua completezza e questo vale anche per i protagonisti.
A nessuno basta una lista della spesa: occhi neri, capelli bruni lunghi, alto, magro... così su due piedi, a me non viene in mente niente.
Nella mia immaginazione, come immagino tante (se non tutte), do un volto al mio protagonista maschile, e che volto gli darò mai se non una delle mie celebrity crush?
Sono banale e scontata? Lo accetto.
Alla fine, nel rosa, il personaggio maschile pesa al 50% della storia, quindi se devo immaginarmelo fare, parlare, comportarsi, voglio che abbia una faccia che mi piaccia.
Sono arrivata al punto di dovermi appuntare il mio elenco di crush su un'agenda perché era diventata alquanto lunga, ma anche se ho abbondantemente superato la soglia dei 30 (anche dei 40...forse sono quasi a 50 crush, chi se lo ricorda?) tra questi ho dei preferiti, che nonostante le new entries continuano a tenersi il loro podio.
Oggi condivido con voi 10 delle mie celebrity crush che prestano il volto ai protagonisti maschili di cui scrivo. Chissà che alcune non corrispondano con le vostre...
Numerazione assolutamente casuale, in base all'ordine in cui mi vengono in mente. Ve l'ho detto... Ne ho tanti.
10 - Alex Pettyfer, scoperto anni fa quando debuttò con Stormbreaker nel ruolo di una giovane recluta dell'MI6, poi in Wild Child (pollici alti perchè lì, è davvero bello), poi denudato per la gioia del pubblico femminile in Magic Mike. Nel dreamcast di Matrimonio di convenienza sarebbe perfetto per Harring;

9 - Jamie Campbell Bower: principe o pirata? Decisamente pirata. Ha un curriculum molto vario che comprende cinema e musica, ma mi ha conquistata in Anonymous, l'ampiamente criticato film sulla vera identità di Shakespeare. Con i piercing (quello al naso, in realtà non mi fa impazzire), i tatuaggi, le dita appese alla sigaretta e i vestiti divelti come se fosse reduce da un incidente aereo lo classificano subito nei belli e cattivi. La sua versione più elegante e ripulita, ma comunque cattiva, è l'ispirazione di Carter Willoughby;


8 - Douglas Booth: principe, cosa lo dico a fare? Giù le maschere, confesso già da ora che lui è il volto di Ashford Parker. D'altronde il ragazzo ha un'eleganza innata (modello per Burberry), spirito romantico (è stato Romeo in Romeo e Giulietta) e innegabilmente british. In Posh ha tirato fuori il suo lato spocchioso, quindi per me ha vinto;


7 - Matt Bomer: ha quella scintilla negli occhi che riesce a far detonare le cuciture dei vestiti. Ti guarda e sei subito nuda. Serve a poco perché, ahi noi, fanciulle, è gay e sposatissimo. Però, siccome a me serve solo il suo volto (e occasionalmente il corpo) del suo orientamento sessuale mi preoccupo zero. Quando lo vidi in White Collar pensai: per me questo è L'UOMO. Fine dei giochi.


6 - Drew van Acker: altrimenti detto "Ken vivente". Guardatelo e ditemi se non lo mettereste dritto diretto tra i modelli di Abercrombie che ti salutano a torso nudo quando entri in negozio? Fisico disegnato, non voglio nemmeno pensare a quante ore di palestra faccia. Ha tutta l'aria del principe ma l'ho usato (sè! Magari...) per vestire i panni di un principe bastardo dentro. Di più non posso dire;


5 - Manel Navarro: è una new entry (scovato all'eurovision 2017), ha quasi dieci anni meno di me, ma i romanzi non chiedono la carta d'identità, giusto? A noi qui interessano fisionomia e tratti somatici. Ecco: lui ricorda l'estate, il divertimento, un mojito sulla spiaggia, il tramonto a Formentera (o dove vi pare)... ci trasmette le vibrazioni giuste, insomma! E poi, dài, spagnolo biondo con gli occhi azzurri: ne vogliamo parlare?


4 - Hayden Christensen: mi costituisco subito dicendo che Guerre stellari l'ho guardato solo per lui. Non credo di essere l'unica però, quindi non ho sensi di colpa nei confronti dei cultori della saga.Per lui mi sono guardata anche il demenziale Decameron Pie. Sono onestà, non c'è molto di salvabile nel film, ma Hayden fa la sua porchissima figura. Principe o pirata? Secondo me, sta benissimo nel ruolo di entrambi.

3 - James Franco: può essere non condivisibile, perchè l'attore è molto versatile e in alcuni film ha un look improponibile (Spring Breakers, per dirne uno), ma si è guadagnato il suo posto nelle mie crush quando lo vidi in Tristano e Isotta (lui era Tristano, chiaramente) e sfido qualsiasi ragazza a trovarselo davanti e dire "Ringrazio il notaio, rifiuto il pacco e vado avanti". Principe 100% ma con senso dell'umorismo. Sì, lui è un principe che ama molto e fa ridere tanto.


2 - Jesse Metcalfe: principe nero. Non posso dire ancora per quale romanzo, ma principe nero. Quest'uomo è due cose: sorriso e occhi. E addominali. Ok, tre cose. Jesse è la mia risposta a: con chi vorresti ritrovarti su un'isola deserta?


1 - Henry Cavill: è alla #1 veramente. Nessuno è riuscito a spodestarlo dalla vetta e sospetto che rimarrà in testa ancora a lungo. Non c'è niente di lui che cambierei. Si è confermato padrone assoluto della mia top ten dopo I Tudors...nella prima stagione, ragazze, devo dire che regala emozioni forti. Andate a cercarvi la scena di Charles Brandon e Margaret sulla barca...capirete di cosa parlo.


Sperò di aver dato una bella scaldata ai vostri motori, visto che è giovedì e da tradizione, il giovedì mamma fa gli gnocchi!
Cosa dite, ne avete qualcuno in più da suggerirmi? Sono una persona molto aperta, sotto questo profilo XD.
Come dico sempre, andrò all'infermo, ma se questa è la compagnia....


giovedì 11 maggio 2017

What's on my desk

Visto che tra le fashion blogger/vlogger uno dei video che va per la maggiore è il What's in my bag?, ho pensato che la cosa potesse funzionare anche per me.
Ma non con la mia borsa. Checcavolo! La mia borsa è un maledetto strumento del demonio e neanche io so cosa ci sia dentro. Ci sono giorni in cui mi dico: prima di morire, vorrei sapere quanto tempo della mia vita sono stata a cercare cose nella mia borsa.
Visto che passo buona parte della giornata davanti al computer, alla scrivania (ma anche letto, divano, cucina. Bagno no, però, eh!), potrei fare un What's on my desk, una pittoresca panoramica di quello che ho sulla/nella mia scrivania.
Inizio col dire che le foto scattate sono nature, non mi sono messa d'impegno a ordinarla per fare bella figura.
La mia scrivania è una delle poche cose della mia vita che è sempre ordinata. Assieme al cassetto delle mutande e reggiseni (con quello che ci spendo, ci tengo).
Quindi, ecco il mio regno 105cmx50cm:


PC rigorosamente portatile, una Sony Vaio con qualche annetto sulle spalle ma che ha ancora tanto da regalare. A sinistra il mouse wireless che consuma pile come se fossero pane e che mi costa una fortuna alimentare, poggiato sul "comodo" tappetino ergonomico con poggiapolso in gel. Non è comodo e inizio a sollevare dubbi sull'ergonomicità, visto il dolore che ho alla spalla. Sospetto di essere stata fregata, ma ormai lo tengo perché non mi piace buttare le cose.
Tazzona di Starbucks comprata a Parigi, nella caffetteria sotto il Louvre. Non è propriamente un souvenir, ma dopo anni di totale inutilità, sono riuscita a trovarle una collocazione come portabiro. Metà delle penne che ci sono dentro non funzionano.
Veniamo alle cose prive di utilità; le due jar di vetro porta Yankee Candle. Mi sono scoperta feticista delle candele e ora, quando sono al PC, devo averne sempre una accesa. Con due yankee accese, le essenze si mischiano portandomi alla soglia della visione mistica.
Dietro noterete la statuetta della regina Elisabetta che saluta: ha un piccolo pannello solare sulla borsetta che, quando si carica, fa muovere la manina guantata della sovrana in un garbato "Ciao ciao" alla folla plebea.

Nell'angolo a sinistra si vede, nell'ordine: 
- blocco prendiappunti delle dimensioni di un mattone doppio UNI rigorosamente quadrettato;
- bottiglietta che riempio più volte al giorno perché BERE E' IMPORTANTE! Acqua, NO VODKA, però!
- pila di libri rosa in cima ai quali campeggia Matrimonio di convenienza, che tengo lì per puro narcisismo, sopra a The one hundred di Nina Garcia, Chic! di Marjorie Hillis e La parigina di Ines de la Fressange. Mi piacciono i libri di moda, ecco, l'ho detto.
- vaso traboccante di leccalecca, perchè gli zuccheri aiutano la concentrazione;
- orsetto in ceramica che legge un libro;
- la foto di Evelina, la cavalla adottata a distanza con LAV.




Passiamo ai cassetti della vergogna, dentro cui stipo tutto il resto:
- portaposate riciclato per dare un senso alla cancelleria che altrimenti se ne starebbe sparsa con il raffinatissimo metodo "mentulacanis" contenete: reliquiario di pastelli e pennarelli risalenti al liceo, scatole di latta porta post-it, auricolari annodati che nemmeno uno scienziato del CERN di Ginevra riuscirebbe a smatassare.
- quadrenone appunti con idee sparse per romanzi e riassunti delle liti delle assemblee di condominio; bozzetti delle mie tele a tema bucolico.
- cassettino con altre agende prendiappunti nel caso (remoto) in cui restassi senza, calcolatrice senza pile perché mi sa fatica andare al tabacchino a comprarle, block verde simil-moleskine detto anche cahier de doléances  su cui segno le mie spese.

Infine, lo sportello delle emergenze contenente i miei hard-disk per i back-up.
That's it. 
Pur essendo architetto non posseggo una portentosa scrivania di design ma una modesta IKEA, che però fa il suo dovere: la Micke, bianca. C'è anche wengè, ma nel mio studio, bianca stava meglio.
Anche per la sedia sono rimasta fedele ad IKEA, con l'impronunciabile Skruvsta, che ho comprato unicamente sulla base della mia nostalgia per i "Jetsons - i pronipoti".
Dai, vi ricordate i Jetsons, che predicevano un futuro nello spazio dal design anni '70!?
O, per intenderci, Chained to the rythm di Katy Perry.


lunedì 1 maggio 2017

Io & il romanticismo


Io e il romanticismo non abbiamo un bel rapporto.
Si presuppone che, scrivendo romanzi rosa, io abbia un'inclinazione naturale al romanticismo, ma non è così.
Quando sento che la storia dovrebbe prendere una piega romantica con una scena particolarmente zuccherosa, mi pianto, pensando invece a quanto la situazione sia ai limiti del ridicolo.
La colpa però non è mia; se non sono una persona romantica, la colpa è delle concause che mi hanno portato ad essere così.
L'educazione affettiva è qualcosa che si sviluppa nella fase dell'adolescenza e le esperienze che accumuli, getteranno le basi della tua concezione amorosa del futuro.
Io non ho avuto un'adolescenza romantica, anzi!
L'età dai 12 ai 19 anni l'ho passata da innamorata non corrisposta.
Ho passato gli anni dell'adolescenza a guardare da lontano il mio "oggetto del desiderio", quando questo, invece si scambiava effusioni con altre.
C'è stato quello che mi ha pesantemente friendzonato; quello che non vedeva nessun'altra a parte la Miss della scuola (alla quale, adesso, do una pista abbondante... non per vantarmi); quello troppo figo per notare le comuni mortali  (tra cui io); quello col tempismo sbagliato (quando gli piacevo io, non mi piaceva lui e quando mi piaceva lui, non gli piacevo io); quello che si faceva avanti solo perchè in realtà interessavo a suo cugino (tragediaaa), e così via.
Quelli di cui sopra non sono che alcuni esempi di una lunga serie di cotte non corrisposte, sui quali non ho potuto fare altro che fantasticare.
Mentre le mie amiche avevano i primi fidanzatini con cui sperimentare le "romantic situation" responsabili dello sviluppo della vita romantica, io stavo da sola a struggermi ascoltando i Back Street Boys.
Quindi le prime rose per San Valentino non le ho mai viste, l'invito per la festa della scuola a cui presentarmi col principe azzurro non è mai arrivato; nessun bigliettino "Vuoi metterti con me: sì, no, forse?" inviato di soppiatto durante l'ora di matematica; nessun intervallo passato nello sgabuzzino delle scope a baciarsi di nascosto; nessun brivido da primo appuntamento al sabato pomeriggio in centro; nessun cono gelato condiviso; nessuna rottura tragica da fiumi di lacrime... NIENTE DI NIENTE.
Tutto questo mi ha reso allergica alla scrittura di scene al limite del diabete, pur sapendo che nel rosa ci vogliono, un po' come mangiare i Fonzies e leccarsi le dita.
Mi sforzo, ma non ci riesco.
Io particolare, ci sono delle scene, delle "romantic situation" ricorrenti nel rosa, che vi vado a elencare per rendere l'idea:
1- L'aeroporto: a termine romanzo/film i due protagonisti si dichiarano amore quando uno dei due è al terminal in procinto per prendere un volo transoceanico e l'altro arriva di corsa fendendo la folla.
2 - La pioggia: Come sopra, uno dei due rincorre l'altro sotto una pioggia scrosciante per dichiaragli amore eterno, segue bacio di un quarto d'ora tra tuoni e fulmini;


3 - La partita: se la storia ruota attorno ad un ciclo di eventi sportivi, il gran finale è l'irruzione dell'innamorato durante la partita (vinta ovviamente dalla squadra del/della protagonista) con anello di fidanzamento in mano e "Sposami" proiettato sui megaschermi del Madison Square Garden;


4 - Stargazing: San Lorenzo, festa sulla spiaggia, appassionati di astronomia fatevi avanti, questa è la vostra romantic situation. Sotto il cielo stellato, il bacio da blockbuster non può mancare;
5 - L'ultimo appuntamento: dopo una rottura turbolenta, uno dei due dà appuntamento all'altro per one last chance nel luogo in cui si sono incontrati la prima volta, che so, in cima all'Empire State Building, entro una certa ora. Allo scoccare dell'ultimo secondo, persa ogni speranza, l'amato si presenta;

6 - Treni: Lei/ lui sta  partendo, sale sul treno e quando questo parte, l'altro rimane sconsolato sul binario rassegnato ad aver perso l'amore. Quando il convoglio sgombra le rotaie, compare sull'altro binario Lui/Lei che non ha avuto il coraggio di partire;
7 - Mani che prudono: in un modo o nell'altro, non si sa come, l'amata è finita nelle mani di "quello sbagliato", un tipo gretto, brutale, paleolitico e irritante. Il lui si presenta, carico come un carrarmato e se la riprende caricandosela in braccio, dopo averle suonate di santa ragione a quello sbagliato. Solitamente la cosa avviene davanti ad un vasto pubblico (tipo un ricevimento) e nessuno, stranamente, alza un dito;


8 - La dedica romantica: l'amore viene cantato a voce spiegata, letteralmente. Il protagonista si spende in una serenata che raccoglie applausi clamorosi che neanche gli Oasis a Wembley nel 2000;




9 - Lo sfanculo: (confesso che questo mi piace) Lui/Lei è rimasto coinvolto in una situazione che gli lega le mani, ma quando capisce che solo l'amore conta, sfancula tutto con tanto di dita medie al cielo, per tornare dall'amato/a;


10 - Tramonti: che ve lo dico a fa'?! Su una spiaggia anche meglio, ma non c'è niente di più chichè della romantic situation con Lui, in ginocchio al tramonto che si dichiara con tanto di brillante Tiffany a Lei.

Immancabili, intramontabili, sempre in auge, queste sono le romatic situations che ho "registrato" e che mi riprometto di impegnarmi a gestire per dare il famoso "colpo al cerchio e un colpo alla botte", perchè crescere vuol dire migliorarsi, anche se i romanzi rosa a me piacciono frizzanti come lo champagne, non zuccherini e collosi come il miele.
Come ho già detto, la colpa è di tutti quelli che non mi hanno corrisposto, ergo, se volete puntare il dito contro qualcuno perchè i miei romanzi non sono abbastanza "rosa", scrivetemi e vi darò nomi e cognomi dei bastardi che mi hanno ignorato.