venerdì 11 agosto 2017

Tag: il questionario di Proust


Una volta, a cavallo tra '800 e '900 per essere social bisognava frequentare i "salotti".
Un ritrovo eterogeneo di personaggi più o meno scelti, che animavano la serata discutendo di un tema con gli ospiti.
C'erano salotti intellettuali e salotti scandalosi. Io, dovendo scegliere, avrei frequentato i secondi.
Comunque, alla maniera dei social, i salotti avevano le loro mode, le loro condivisioni e uno di quelli che oggi chiameremmo "Tag virali", al tempo fu il questionario di Proust.


Funzionava così: una serie di domande secche e sempre uguali alle quali gli intervenuti, in base alle proprie esperienze e convinzioni personali dava risposte. Il fine del gioco era confrontare le risposte e tracciare i profili delle personalità partecipanti.
E quindi ho pensato, se dovessi fare un tag, perchè non proprio quello inventato da un collega (se Marcel permette di essere considerato tale senza rotolarsi nella tomba come uno spiedo)?
Naturalmente, un tag è tale solo se condiviso, quindi COPIATENE E INCOLLATENE TUTTI, come disse un simpatico ragazzo con i capelli lunghi a una cena, circa 2000 anni fa, dalle parti di Gerusalemme.
1 - Il tratto principale del tuo carattere.
L'autoironia.
2 - La qualità che preferisci in un uomo.
La determinazione.
3 - La qualità che preferisci in una donna.
Il sapersela cavare in qualsiasi situazione.
4 - Il tuo principale difetto.
L'incostanza. E la retenzione idrica.
5 - Il tuo sogno di felicità.
Ne ho tanti, ma se realizzati non saprei dire se poi sarei davvero felice. Preferisco continuare a sognare.
6 - Il suo rimpianto.
Non ero lì quando la mia nonna se n'è andata. A quello non c'è modo di fare ammenda.
7 - L'ultima volta che hai pianto.
Guardando il film dell'orsetto Paddington. Gente, ci sono dei momenti davvero toccanti. Non è un film per bimbi, fidatevi!

8 - L'incontro che ti ha cambiato la vita?
Parlando a livello metafisico, quello con il pensiero artistico di Marcel Duchamp. Una volta che hai a che fare con il dadaismo non puoi più guardare il mondo allo stesso modo. Per intenderci, Duchamp è quello che ha fatto i baffi alla Gioconda.
9 - Sogno ricorrente?
C'erano i fratelli Gallagher. Di più non dico.
10 - Il giorno più felice della sua vita?
Quando ricevetti la prima mail di Newton Compton Editori per "Matrimonio di convenienza". Sono scontata? Pazienza.
11 - E il più infelice?
Ho rimosso. Tanti ne ho passati, tanti arriveranno, a nessuno darò mai la soddisfazione di avere il podio.
12 - La persona scomparsa che richiamerebbe in vita?
Fernando, uno zio morto quando ero troppo piccola per imparare a conoscerlo ma del quale, ancora oggi, mia madre mi racconta aneddoti spassosissimi. Uomo dalla personalità straripante.
13 - Quale sarebbe per te la disgrazia più grande?
Non riuscire più a comunicare con le persone. La comunicazione è tutto, gente.
14 - La materia scolastica preferita?
Inglese e geografia. All'università, invece, storia dell'arte.
15 - Città preferita?
Anche se mi è più affine la Spagna, il mio cuore batte per Londra.
16 - Il colore preferito?
Vado a periodi, come Picasso. Giallo, rosso, rosa... prediligo quelli accesi.
17 - Il fiore preferito?
Io ho il pollice nero, uccido anche i cactus. Preferisco i mazzi di basilico.
18 - Bevanda preferita?
Tutto quello che contiene mango o frutto della passione.
19 - Piatto preferito?
Preferisco il salato al dolce, ma più che un piatto io perdo la dignità per un tagliere di salumi e formaggi.
20 - Il tuo primo ricordo?
Io che strappo i gerani di mia nonna. Avevo un anno.
21 - Se avesse qualche milione di euro?
Entrerei da Louboutin e direi "Un paio di tutto. Trentotto e mezzo.".

22 - Libro preferito di sempre?
Il petalo cremisi e il bianco di Faber.
23 - Libro preferito degli ultimi anni?
Come una rosa d'inverno della Donnelly.
24 - Autori preferiti in prosa?
Ken Follet e Sophie Kinsella.
25 - Poeti preferiti?
Ammetto di sapere poco di poesia. Ammiro Leopardi perché era una rockstar ante litteram. Non si piegava al sistema e anche se gli editori gli chiedevano poesie allegre e felici lui insisteva a scrivere del disagio.
26 - Cantante preferito?
Ne ho diversi e per generi diversi. Se la giocano Alice Cooper, Florence + The Machine e i Doors.
27 - Pittore preferito?
Vedi sopra. Marcel Duchamp. Anche Rothko, però, non lo disdegno.
28 - Eroe o eroina immaginario?
Rossella O'Hara.

29 - Eroi della vita reale?
Non credo negli eroi.
30 - La cosa che odi di più?
La pesantezza, in tutto.
31 - Personaggio storico più disprezzato?
Tanti sono tutti morti, a che serve odiarli? Preferisco tenere le mie energie per altro.
32 - Il dono di natura che vorresti avere?
La vedenza.
33 - Come vorresti morire?
Non è qualcosa a cui penso di solito, ma se proprio devo dire, mangiando babbà, sfugliatelle e cannoli.
34 - Le colpe che t'ispirano indulgenza?
La vendetta.
35 - Il tuo motto?
La vita è troppo corta per prenderla troppo sul serio.

Sentitevi liberi di rubarlo! Facciamo felice Proust, facciamo un po' di salotto!

martedì 1 agosto 2017

IL BLOCCO: come uscirne.

Per quello del collo, fatevene una ragione, è l'età. Dovevate dare retta a mamma quando vi diceva di asciugarvi i capelli.
Per quello dello scrittore, invece, potete continuare a leggere.
Innanzitutto va fatta una dovuta premessa: chiamarlo blocco dello scrittore è una facile generalizzazione e generalizzare è una tendenza di chi ama il dramma. Io, non so se si è capito fino adesso, non amo il dramma. Stiamo leggeri, che di pesante c'è già la vita.
Ora, nella mia modesta e ristretta esperienza, mi sono trovata a fissare il cursore lampeggiante sullo schermo senza avere idea di cosa digitare.
Questo, chiamiamolo tiro improvviso del freno a mano, ha tre radici diverse che andremo a distinguere perché qui parliamo di fatti.
Blocco di tipo 1: BLOCCO CREATIVO.

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Questo è il più grave. è collegato alla totale, o parziale, mancanza d'idee che impedisce di sviluppare la storia.
La mia opinione è: o la storia che ho in mente non è abbastanza buona, o non l'ho ancora "digerita".
Se non è abbastanza buona, si può fare una cosa sola: chiudere il file e trascinarlo nel cestino. Inutile tenerlo lì sul desktop, ogni volta che accendi il pc troveresti quel file a ricordarti della tua mediocrità, perché farsi del male?
Una storia non digerita, invece, ha una buona base. Come lo so? Perché mi emoziona e mi carica come un fucile l'idea d'iniziare a scriverla, la sento mia, mi ci sento dentro. Però il non averla digerita produce come effetto quello di avere una trama con molti buchi, azioni ingiustificate, e mancano i collegamenti, quindi ha bisogno di essere elaborata ancora nella mia immaginazione prima di vedere la luce.
Che faccio in questi casi? Faccio altro. Word non lo apro neanche, zero appunti, nada schemi, nulla di nulla.
1 - Pulisco casa: le mie reminiscenze di feng shui testimoniano che la pulizia esteriore compie anche una pulizia interiore;
2 - Mi dedico a intense sedute di bellezza e benessere (col grande apprezzamento del mio ragazzo);
3 - Guido: radio accesa e vado dove mi porta la strada. Le idee iniziano ad arrivare;
4 - Dipingo: nel senso che mi dedico ad un altro hobby creativo che mi tiene impegnata la testa. Creare è importante per sentirsi soddisfatti di se stessi. Magari il giardinaggio ha lo stesso effetto per qualcun'altra o lo sport....non lo so, quello che vi pare;
5 - Cucino: l'anima va nutrita e anche il corpo. Ma non andate sul classico ricettario di famiglia, qui stiamo cercando di spezzare la routine! Sperimentate e usate nuovi ingredienti.
Ora che è passata la paura e siamo di nuovo creativi, vediamo una forma meno grave di blocco.
Blocco n.2: BLOCCO STILISTICO.

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Si differenzia dal primo perché in questo caso la storia in testa ce l'ho tutta e chiara, solo non mi soddisfa come ho messo giù il determinato passaggio.
Scrivo e riscrivo lo stesso capitolo più volte ma non scatta mai la scintilla. Cancello e riscrivo e ancora niente.
In questo caso bisogna affidarsi ai professionisti, cioè gli altri scrittori. Cerco qualche romanzo che ho amato (possibilmente non recente) e inizio a disaminare lo stile dell'autore, facendo una vera e propria analisi del testo, cercando di catturare gli elementi che fanno funzionare i suoi momenti catartici.
La stessa cosa funziona anche con i film e le serie TV. A volte basta solo il trampolino giusto per saltare dall'altra parte.
Blocco n.3: BLOCCO NARRATIVO.

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Qui siamo proprio dentro la storia e ci troviamo in un punto in cui l'azione stagna. Non succede nulla, l'atmosfera è piatta e i dialoghi stentano.
Per movimentare la situazione ci sono alcuni stratagemmi che possono essere inseriti per dare un plot twist alla storia:
-Morte: un personaggio che se ne va costringe l'autore a gestire diversamente quelli che restano. Chi meglio di George Martin per Trono di Spade  ha utilizzato questo trick? Nessuno. Lui fa fuori i suoi personaggi con la facilità con cui li crea.
-Sesso: una sbronza, una passione sopita, un ritorno di fiamma...quale che sia il motivo, se metti a letto due personaggi la storia ingrana in una direzione nuova. Il sesso cambia tutto nella vita vera, figuriamoci in un romanzo... Non serve nemmeno che ve lo dica.
-Il ritorno: ovvero "La carrambata". Un personaggio (inventato di sana pianta) ritorna nelle vite dei nostri protagonisti dopo una lunga assenza. E questo personaggio si porterà dietro il mistero della sua lontananza, il mistero del suo rientro inaspettato e l'impatto che ha la sua presenza per tutti gli altri... qualcuno lo amerà, qualcun altro lo odierà.
- La festa: che sia un matrimonio, che sia un evento aziendale, che sia un ritrovo di famiglia o una riunione di ex alunni, pigliare tutti i personaggi e metterli insieme (magari con un po' di champagne) è un innesco facile facile per tirare fuori un po' di azione. Tutti hanno segreti e, strano ma vero, alle feste vengono sempre fuori.

Blocco creativo, blocco stilistico, blocco narrativo, digestivo, intestinale, qualunque esso sia, se ne esce sempre.
Tranne Elvis Presley, lui è morto costipato.




mercoledì 26 luglio 2017

Scene erotiche: 10 tips per scriverle!


Le steamy scenes, le scene bollenti, proprio loro.
Ci sono autori che hanno il dono, che sfornano capolavori erotici come se non facessero altro nella vita, le parole gli escono con la stessa naturalezza con cui respirano, poi ci sono quelli...COME ME.
Scrivendo romanzi rosa, prima o poi mi ritrovo con il mio Lui e la mia Lei che vengono ai fatti e siccome mi sono ripromessa di approfondire la scena piccante, al momento topico mi sono trovata con le mani sospese sulla tastiera e niente da scrivere.


Ho (quasi) trent'anni, di acqua sotto i ponti ne è passata, ho un discreto bagaglio da cui attingere, ma passare dalle immagini alle parole non è subito spontaneo. Diciamocelo, la scena erotica deve funzionare, la lettrice deve sentirsi coinvolta, non avere la sensazione di essere davanti a un manuale di biologia, quindi la bravura dell'autore sta nel creare la magia.
E come si crea questa magia?
Ho scoperto che l'ansia da prestazione è comune a molti scrittori e per voi, ho raccolto alcuni suggerimenti e trucchi che ho scovato documentandomi in giro su come superare l'impasse.
Ve lo dico subito: minori (se ci siete) chiudete la pagina; maggiori di 18, declino ogni responsabilità su quello che farete dopo aver letto questo post.
1- GET DRUNK:  sì, il primo tip è ubriacarsi. Ma non a livelli da non distinguere più le lettere sulla tastiera (se no a che accidenti serve?), bensì quel livello di brillantezza che ti rilascia i freni inibitori, che ti toglie i filtri e non sentire il peso della coscienza che ti dice "questo non si fa".


Ho testato personalmente e posso dirvi che nel mio caso un prosecco della Valdobbiadene funziona meglio di un Franciacorta. Col Valbobbiadene sono più allegra e fluida nel trasporre le immagini in parole. Unica pecca: da affrontare solo a pomeriggio inoltrato. Bere prima delle 17.00 è da ubriaconi.
2-Soundtrack: la musica aiuta a farsi trasportare e la colonna sonora giusta contribuisce a creare il mood emotivo che sviluppa la situazione. Attenzione! La colonna sonora varia a seconda del sesso di cui state scrivendo: sesso romantico (vai con Brian Adams), sesso selvaggio; sesso rabbioso; sesso disperato; sesso sensuale (lo so che è  brutta, ma almeno nel mio blog me lo permetto); sesso estremo.
Ogni occasione ha il suo vestito e ogni sesso le sue canzoni. Iniziate a scorrere le playlist del vostro ipod e vedete in che frangente possono funzionare. Magari Hanno Ucciso L'Uomo Ragno la skippiamo...

3-Meglio soli: sì, quando scrivi una steamy scene non avere nessun elemento di disturbo intorno è meglio, si è più raccolti con se stessi e si può stare "dentro" la propria testa. Chiudi la porta e spegni il telefono. A volte è capitato che il mio ragazzo mi sorprendesse alle spalle a sbirciare il mio lavoro o mia madre al telefono. Ecco, fine della magia. Un pubblico che assiste alla scrittura della scena erotica è la morte della sensualità.


4-Documentarsi: quello che sto per dire può non piacere ma non si può sempre piacere a tutti, no? Cosa intendo con "documentarsi"? Se scrivo di influenza devo informarmi su che farmaci usare per guarirla, quindi se scrivo di sesso... YouPorn, PornHub, XHamster, RedTube e la lista potrebbe continuare infinita. Sì, a mali estremi, quando anche l'immaginazione è bloccata, una sbirciata ai professionisti del settore può essere d'aiuto. Mai essere snob è una regola aurea, non si sa mai da dove può venire fuori una buona idea.
5 - Non editare: la scena erotica va scritta tutta di getto, senza tornare indietro sui propri passi, cancellare e riscrivere, cambiare parole, girare le frasi....NO! Editare una scena erotica mentre si scrive è come chiedere scusa e "Ti piace?" mentre si fa sesso. Imperdonabile. Lasciare sedimentare la scena e fare l'editing dopo tempo.
6 - Dialoghi: vi è mai capitato di fare sesso nel silenzio e mutismo più totale? Dubito, anche solo qualche bisbiglio o sussurro ci sarà stato. Ecco, questo vale anche nei romanzi. Se i personaggi durante l'amplesso parlano (sì, ma non del tempo o della crisi economica) la scena risulta molto più realistica.

7 - Preliminari: a meno che quel passo del romanzo non richieda una sveltina, conviene spendere un po'  di tempo sui preliminari tra i due personaggi per far partecipare il lettore al build up della tensione sessuale.
8 - One shot: mai lasciare una scena di sesso a metà. Se la inizi devi farlo con l'intenzione di finirla. E' un po' come nella realtà, in fondo: a nessuno piace iniziare a darsi da fare alla grande per poi trovarsi a dire "Sì, bello, ma finiamo domani". COSA DIAVOLO STAI DICENDO? FINIAMO ORA?
9 - Conta le mani: a meno che non sia un fantascientifico con protagonisti alieni, abbiamo tutti due sole mani, quindi verificare che il protagonista non stia facendo questo: affondò la mano destra nei suo capelli setosi mentre con la sinistra le strinse il seno e con l'altra il sedere. Io qui conto tre mani, e se la matematica non è un'opinione, pure voi.
10 - Fai shopping: sì, sei autorizzata! Vai in un negozio di intimo e datti alla pazza gioia: reggiseni, corsetti, body, tanga, brasiliane, pizzo, seta, nastri... per scrivere scene hot ci vuole self confidence e non avrai mai più autostima di quando sei appena uscita da un negozio con un completino sexy nuovo che è una bomba.


Ecco, i dieci writing tips che ho raccolto per voi! Vi confesso che molti mi piacciono parecchio e se questo mi manderà all'inferno me ne farò una ragione.

lunedì 17 luglio 2017

25 Indiscrete domande letterarie

Ci sono cascata anche io, alla fine: il post tag.
Ho visto diversi video su YouTube a tema "25 indiscrete domande letterarie" e ho pensato di riproporlo.
Poiché non sono disinvolta davanti alla telecamera e non mi piace sentire la mia voce registrata, vi (mi) risparmio il video sul canale YT e rispondo qui.
1- Come scegli i libri da leggere? Ti fai influenzare dalle recensioni?
Non ho un metodo preciso: passo dall'acquisto compulsivo alla ricerca smodata e ossessiva. Passo molte serate a scandagliare il catalogo Amazon per stilare la mia wishlist che quanto a numero di titoli è... inarrivabile. La copertina mi influenza? Molto, un buon 40% incide. Se la copertina mi colpisce, sono più invogliata a prendere il libro e leggere la trama. Anche il titolo mi deve intrigare. L'ago della bilancia però è sempre la sinossi: difficilmente compro alla cieca.
Le recensioni m'influenzano il giusto, ma seguo sempre il mio gusto personale e se le due cose s'incontrano allora il libro è acquistato.
2- Dove compi i libri? On line o libreria?
Dipende. Entrambe. Se sono in libreria, anche solo per un giretto di salute, è difficile che esca senza acquisti. On-line è più facile trovare titoli meno "di moda" e che magari non circolano più in libreria da qualche anno... e io sono una che va parecchio a scavare negli annali. Questo mi porta ad ammettere che una bella metà della mia biblioteca è composta da testi che arrivano da mercatini dell'usato e alcuni anno più anni di me.
3 - Aspetti di finire un libro prima di comprarne un altro o hai una scorta?
Ho una scorta salvavita. I libri sono un investimento, vanno comprati ad oltranza.
4 - Di solito quando leggi?
Quando ho tempo, ma quasi sempre la sera prima di andare a dormire (grazie alla mia lucina strategica da talpa) e nel fine settimana.
5- Ti fai influenzare dal numero di pagine quando copri un libro?
Nì. Se la trama mi aggancia il libro è preso, ma più pagine ha meglio è. Mi conforta sapere che il romanzo mi terrà compagnia a lungo. I love mattonazzi da un kilo e due.
6- Genere preferito?
Rosa, thriller, storici, biografie ma in ordine sparso. Dipende dal momento.
7- Hai un autore preferito?
Ken Follet è un autore che stimo moltissimo anche se i suoi lavori non li ho letti tutti. E Sophie Kinsella.
8-Quando è iniziata la tua passione per la lettura?
Avevo 9 anni ed ero con mio padre in fila (lunghissimaaaaa) al supermercato. Per ingannare il tempo ho iniziato a guardarmi intorno e ci trovavamo proprio nella corsia con il corner libri. Vidi La nonna sul melo di Mira Lobe e scattò una connessione. Lo volevo. Papà fu felice di prendermelo e una volta tornati a casa mi chiusi in camera con il mio libro. Da allora sono andata avanti a pane e libri.
9- Presti i libri?
Se posso, preferisco di no. Non si sa mai come tornano indietro.
10- Leggi un libro alla volta o più di uno contemporaneamente?
Uno alla volta. Quando leggo "entro" dentro la storia, quindi prima di uscire voglio finire il mio viaggio.
11-I tuoi amici e familiari leggono?
Metà e metà. Metà sono lettori voraci e assatanati e l'altra metà legge al massimo i messaggi su Wazzup. E poi neanche più tanto, da quando esistono i messaggi vocali.
12- In quanto tempo finisci un libro?
Uno o due giorni. Una settimana se parliamo di romanzi sulle mille e rotte pagine.
13- Quando vedi in giro qualcuno che legge, sbirci il titolo del suo libro?
OVVIO! Che domanda è? Se non sbirci il titolo, godi solo a metà.
14- Se tutti i libri del mondo fossero distrutti, tu quale salveresti?
A parte che credo io stessa non potrei sopravvivere a una simile catastrofe, ma così a bruciapelo direi Il petalo cremisi e il bianco di Faber.
15- Perchè ti piace leggere?
Perchè amo viaggiare  e i libri mi permettono di farlo sia nel tempo che nello spazio e posso vivere mille vite.
16- Leggi anche libri presi in prestito?
Assolutamente. La biblioteca pubblica è stata uno dei miei post del cuore. Niente di brutto può succedere in una biblioteca.
17-Quale libro non sei mai riuscita a finire?
Critica della ragion criminale di Michael Gregorio. Ci ho provato mille volte ma la parte thriller non mi ha mai agganciata.
18-Hai mai comprato un libro per la copertina? Perchè?
No, solo per la copertina mai, la sinossi la leggo SEMPRE. Magari il colpo d'occhio mi cattura subito: una grafica accattivante, colori vivaci, composizione elegante, ma poi devo andare sotto la superficie.
19-C'è una casa editrice che ami particolarmente? Perchè?
Non direi. Magari di qualcuna ho più titoli di un'altra ma è un fattore del tutto casuale.
20- Porti libri dappertutto o li lascia a casa al sicuro?
Con l'avvento dell'ebook non mi pongo più il problema. Esco di casa con il mio Kobo e so di avere con me la mia scialuppa di salvataggio. Portare i libri in giro non mi ha mai preoccupato, ma più che altro era scomodo, specie  se parliamo de I pilastri della terra.
21-Qual'è il libro che ti hanno regalato e ti è piaciuto maggiormente?
Non mi sono mai stati regalati libri. Triste ma vero. O meglio, il primo e unico mi è stato regalato una settimana fa e ora ce l'ho in lista di lettura. E' un contemporary romance della Armentrout e devo ringraziare Azzurra.
22-Come scegli un libro da regalare?
Non regalo libri a caso, li regalo solo se la persona a cui è destinato è un lettore e in quel caso conosco i suoi gusti. Non regalerei mai un libro tanto per non presentarmi a mani vuote.
23-La tua libreria è ordinata secondo un criterio o tieni i libri sparsi?
Oggi i miei libri sono sparsi un po' ovunque ma quelli che sono nella libreria sono divisi per genere.
24-Quando leggi un libro che ha delle noti le leggi o le salti?
Di solito le leggo, a meno che non siano rimandi ad altri testi.
25- Leggi le prefazioni/postfazioni/introduzioni o le salti?
Leggo tutto inclusi i ringraziamenti.

Ecco qua! Sentitevi liberi di tubare il tag!

lunedì 10 luglio 2017

Storia di un tradimento

Giurare amore eterno non vuol dire essere immuni dalle tentazioni.
Sono intorno a noi e stimolano i nostri sensi, sta alla forza mentale farci resistere.
E l'appagamento? Se te lo concedi poi arriva il senso di colpa a bussare alla porta.
Io ho tradito.
Ho tradito il mio amore per la carta stampata, per il libro rilegato, per la copertina patinata, per l'odore dell'inchiostro.
L'ebook mi ha portato sulla strada della perdizione.


Io ho sempre gridato a gran voce quanto amassi il formato cartaceo.
Un casa senza libri non è una casa.
Le librerie esercitano su di me la stessa frenesia di Carrie Bradshaw in un negozio di Manolo Blahnik e in biblioteca potrei starci ore divisa dall'indecisione su quali sette eletti caricare sulla mia tessera prestito (finendo poi per requisire quella di mia madre e arrivare a quota quattordici).


Poi che è successo?
Ho tradito, ma a mia discolpa posso dire che non ne avevo intenzione.
L'e-reader è come quello sconosciuto al bar, attraente e che ammicca ogni volta che entri e ordini la colazione, ti scruta da sopra il suo caffè e tu pensi "Sono fidanzata!".


Viene fuori che una sera, a una cena tra amici, c'è anche lui, lo sconosciuto del bar, siede proprio nel posto accanto al tuo e a presentartelo è stato proprio il tuo fidanzato.
Così ci parli, è brillante, divertente, ha la battuta pronta e ti racconta cose di cui ignoravi l'esistenza e a tua volta gli parli di te, e a fine serata ti rendi conto che a parte lui non ha fatto conversazione con nessun altro.
Ora, la mattina al bar non puoi più ignorarlo, anzi. Prendi il tuo cappuccino e la tua brioche e vai al suo tavolo, dove lui ti ha già fatto posto e richiuso il giornale.
Il secondo giorno neanche ce l'ha la Gazzetta dell sport sul tavolo: aspettava te.
Vi scambiate i numeri, poi iniziare scrivervi senza motivo raccontandovi cose che vi sono successe.
Pensi a lui più di quanto ti sarebbe concesso, fino al giorno in cui sei ansiosa di arrivare al bar (ormai lui ordina anche per te) e controlli il cellulare per essere sicura di non esserti persa un suo messaggio.
Hai un'altra cena tra amici ma quella sera il tuo fidanzato è rimasto al lavoro e quindi sei SOLA.
E flirti spudoratamente, anche per colpa del vino che hai continuato a versarti e ti ha reso così disinibita.
Non ubriaca, però.
Basta uno sguardo ed entrambi capite che non vedete l'ora che tutti finiscano il dessert, arrivi il conto e ognuno a casa propria. Ma non voi due.
Arriverete a fatica alla porta del suo appartamento e una volta varcata la soglia sarai già senza vestiti.
Il resto è storia.
Io neanche mi ci avvicinavo agli e-readers che mi strizzavano l'occhio dagli espositori nei media store.
Poi, a Natale 2013, scarto il regalo del mio ragazzo e tra le mani mi trovo un Kobo.
Ci metto un po' a familiarizzare, non sono ancora pronta a staccarmi dai libri di carta, a non sentirne più lo spessore tra le mani.
Passo la prima settimana a scaricare anteprime, poco convinta, anche perché sul comodino ho una pila di altri libri da finire.
Poi mi decido a usare un bonus regalo e scarico il mio primo e-book.
Finisco di leggerlo e...Ehi! Non è stato un trauma.
Ma gli argini si sono rotti quando una casa editrice ha lanciato una superpromozione a 0,99 (ok, era Newton Compton, perchè fare finta di niente!) e ci ho dato dentro scaricando letture per due mesi.
Da lì il disastro: gli ebook sono diventati come le patatine fritte, una tira l'altra.
Non avevo dimenticato i libri di carta, ma l'immediatezza del download ha influito non poco sulla mia dipendenza.
In secundis, lo spazio in casa. La mia libromania stava portando me e il mio fidanzato a una scelta: o noi o i libri, non c'è più spazio per entrambi.
Infine la questione viaggi: in vacanza leggo un libro al giorno, problema non da poco quando le ferie durano più di una settimana. Dove cavolo li metto venti libri???
Kobo mi ha salvato: parto con una riserva di letture da ottanta romanzi sul dispositivo e un semplice bagaglio a mano di neanche 10 chili che ha fatto di me la passeggera preferita di Ryanair.
E i libri di carta? Sono una fedifraga che torna sempre a casa la sera, quindi li compro ancora, ma non con la voracità di prima.
Se un romanzo letto su Kobo mi è piaciuto me lo compro in cartaceo. Sono certa che qualsiasi lettore ha nella libreria qualche romanzo che con il senno di poi non avrebbe comprato e questo mi aiuta nell'operazione salvaspazio.
Prima di dormire mi piace però cullarmi con un bel libro in carta stampata tra le mani, anche se poco prima, in fila in posta, ammazzavo il tempo con il mio Kobo.
Sono così, ho fatto del privilegio della scelta una regola di vita e se posso non mi nego nulla.
Ebook o cartaceo? Entrambi, a ciascuno il suo momento e il suo luogo.
E voi? Come avete affrontato l'arrivo degli e-readers? Vi siete convertite del tutto? Siete rimaste fedeli alla carta o come me siete libertine senza ritegno e passate dall'uno all'altro concedendovi tutto?
Poi parleremo dello sconosciuto al bar...

lunedì 3 luglio 2017

Questione di punti di vista


Nella vita è sempre così. Quello che io vedo bianco, tu lo vedi nero. Cambi il punto di vista, cambi la percezione della realtà.
Prendiamo il Silenzio degli innocenti. Hannibal Lecter è un pazzo psicopatico che si MANGIA ORGANI INTERNI UMANI contornati da fave e bicchierata di Chianti, eppure nel film non si può che simpatizzare per lui che aiuta la giovane Clarisse.


Questione di punti di vista.
Ora, nei romanzi è più o meno lo stesso discorso: il punto di vista influenza l'intera storia.
In una classifica immaginaria, il POV più gettonato da chi scrive romanzi (io gioco in casa rosa, quindi parliamo di rosa) è quello in prima persona.
Il POV in 1° è immediato, solitamente con una narrazione al tempo presente a beneficio delle azioni veloci. Il lettore è nella testa della (o del) protagonista, vede, sente e prova ciò che questa vive.
Spesso con la scelta di questo POV lo scrittore spera di fare immedesimare il lettore nel personaggio per vivere la storia sulla sua pelle.
E' una tecnica che funziona e l'essere "dentro la storia" ti fa arrivare alla fine in scioltezza.
Il POV in prima ha due varianti, una delle quali da me usata in "Matrimonio di convenienza":
1 - POV LUI/LEI: i capitoli del romanzo si alternano con i POV del protagonista maschile e di quello femminile, che raccontano la storia nella loro versione con l'azione che riprende a partire da dove è finito il capitolo precedente (quindi senza ripetizione di eventi);
2 - finto POV in 1°: devo scomodare Il Grande Gatsby per farvi un esempio. La storia qui è sì narrata in 1° ma chi racconta non è il protagonista, ma un personaggio secondario che si pone come osservatore della storia che racconta. I protagonisti sono altri. E' un POV influenzato dalla propria opinione personale sugli eventi pur non essendo uno degli attori principali. Il romanzo funziona perchè non è lungo (lo assimilo a un racconto) e credo, parere del tutto personale, che se un romanzo più lungo (500 pagine) fosse narrato con questo POV potrebbe risultare un po' lento.
Passiamo al POV in 3° persona, utile quando la storia coinvolge la vita di più personaggi, ciascuna delle quali non s'intreccia necessariamente con le altre.
Questo narratore esterno alla storia ce la racconta, appunto, da fuori.
Può essere un osservatore estraneo che si limita a descrivere le azioni, in questo caso abbiamo una narrazione asciutta e con poca retrospettiva, al limite del copione.
Non mi piace tantissimo perché io sono un'impicciona e mi piace sapere TUTTO dei personaggi.


Questo narratore affida al lettore tutto il lavoro: devi cogliere dai gesti e dai dialoghi gli elementi per caratterizzare i personaggi e se non si legge con attenzione, il rischio è perdersi dettagli importanti finendo col trovare tutto un po' piatto. A me è capitato, ma dovrei smettere di leggere prima di dormire, perché la mia soglia di attenzione si abbassa parecchio. Mea culpa.
Poi c'è quello che TUTTI, a scuola, abbiamo conosciuto con Manzoni: il narratore onnisciente.


E' una terza persona ma, come piace a me, sa tutti degli affari di tutti, un simpatico pettegolo che mentre racconta la storia ti sfodera dei retroscena da applausi.
A titolo personale, posso dire che nei Promessi sposi, il capitolo sulla Monaca di Monza è uno dei migliori mai scritti con questo tipo di narratore.


Anche nel rosa troviamo il narratore onnisciente e rispetto al POV in 1° persona ha un grosso pregio e un grosso difetto:
-pregio: ti dà una panoramica a 360° dei personaggi aprendoti la porta sulla psicologia e sul passato di tutti. Nel POV in prima, invece, questo lo si ha solo per il protagonista mentre per gli altri bisogna affidarsi ai dialoghi.
- difetto: il tempo più usato per il POV in 3° è il passato e questo toglie immediatezza all'azione, rischiando di farla risultare un po' legnosa finché non ci si abitua.
Da lettrice devo dire che il POV in 1° mi piace per i romanzi contemporanei, perchè sentendoli parte del presente in cui vivo, mi piace pensare che la storia marci in parallelo con la mia vita. Il POV in terza, con i tempi al passato, lo preferisco per i romanzi ad ambientazione storica.
Ricordiamoci che il passato è il tempo delle favole: "C'era una volta...".
Nella scrittura sono più a mio agio con il POV in 1° anche se soffro il limite del non riuscire a mostrare tutto ciò che so dei personaggi secondari. La mia predilezione per questo POV è manifesta, avendoci scritto tre romanzi (due in prossima uscita).
Sto lavorando a un romanzo in terza e dopo un primo approccio scettico, una volta entrata nel ruolo di narratore, devo dire che mi piace gestire i protagonisti come un mastro burattinaio.
Chiudiamo ormai come consuetudine (come sono ecumenica oggi):
- LETTRICI, CHE ROMANZI PREFERITE? POV IN 1° O IN 3°?
- SCRITTRICI, CHE POV PREFERITE USARE PER LE VOSTRE STORIE?

lunedì 26 giugno 2017

WE WANT SEX!

Il film del 2010 di Nigel Cole prende il titolo dallo striscione che le manifestanti della "Ford-macchine da cucire" innalzavano per protestare contro la disparità di trattamento tra operai uomini e donne.
Lo striscione riportava "We want sex equality", ma l'angolo piegato nascondeva la parola "Equality", suscitando l'ilarità del mondo davanti a un gruppo di donne che dichiarava "Vogliamo sesso".
E io dico: PERCHE' NO? SOLO GLI UOMINI POSSONO AVERE VOGLIA DI SESSO?
La diseguaglianza tra uomini e donne è anche in questo.
Oggi mi sento la Giovanna D'Arco dei poveri e ho deciso di sporcarmi le mani esponendo una teoria che ho elaborato in questi anni.
Ho già scritto un post nel quale riflettevo sul peso del sesso nei romanzi rosa, ma in questo caso chiamo a raccolta lettrici, autrici e supporters dei romanzi erotici.


Le donne leggono romanzi erotici, sì e anche tanti, basti entrare in una qualsiasi libreria per trovare un vasto corner fornito di libri dalla copertina nera o rossa (per lo più) e dai titoli ammiccanti.
La legge del mercato parla chiaro: se c'è un'offerta è perché c'è la domanda.
I maggiori detrattori del genere sono, neanche a dirlo, gli uomini, che additano le lettrici di erotici come delle frustrate, annoiate, mortedic---o, facendole quasi sentire in colpa ogni volta che le squadrano vedendole prendere in mano Cinquanta sfumature di grigio e simili. Alla faccia della par condicio.
Sembra che alle donne non sia concesso di fantasticare. Sarà che ai tempi (moderni) del Malleus Maleficarum una donna che provava piacere dall'atto sessuale era inconfutabilmente una strega, quindi ROGO!

E' il 2017 ma è ancora così.
Ricordo un giorno che mi trovavo al centro commerciale, nel corner libri, dove i generi sono tutti un po' ammucchiati sullo stesso espositore. C'eravamo io, una signora sui cinquanta e un uomo di mezza età, in completo da ufficio. Lui scorreva i titoli storici e qualche giallo, io e la signora bazzicavamo tra le pile della narrativa impegnata. Appena se n'è andato, come se ci fossimo capite per telepatia, ci siamo fiondate sulla catasta degli erotici per curiosare le novità. Non la conoscevo ma nello sguardo che ci siamo scambiate c'era tutto: intesa, comprensione, libertà. Non ci saremmo giudicate.


Nessun uomo è mai stato messo alla gogna per aver comprato Playboy, il calendario della Canalis, guardato gli spot a luci rosse che vanno in onda sulle reti regionali dopo l'una di notte, o navigare su YouPorn, PornHub, HamsterX eccetera (mi sono documentata XD). Anzi! La società sollecita e incoraggia i maschi a dare sfoggio della loro virilità, a solleticare la propria fantasia, a esercitare l'autoerotismo quasi fosse un hobby comparabile al bricolage. Tutto normale.
Ma se lo fa una donna? Una moglie? Una madre? VERGOGNA!
Sì, sto per farlo... sto per dare la colpa alla SOCIETA'!!! (Che cliché, eh?)
La società non perdona quella sfacciata poco di buono che compra il calendario di Gabriel Garko, si volta per guardare il sedere di un bell'uomo che ha incrociato per strada, o noleggia un DVD del Rocco nazionale. Certo, sei libera di farlo, ma la morale non te lo concede né te lo perdona e in un attimo ti ritrovi l'etichetta di viziosa incollata addosso.
Non facciamo finta che sei stagioni e due film di Sex & The City abbiano cambiato le cose: lo stesso Chris Noth, meglio noto come Mr. Big, in un intervista disse che Carrie era una puttana perchè aveva avuto troppi ragazzi. Da che pulpito...
Quindi, in una società che concede tutto agli uomini, ma che vuole ancora credere nelle donne-madonne (che partoriscono da vergini), arrivano i romanzi erotici a rendere giustizia a questo doppio standard fin troppo sbilanciato a favore dei maschi.
Gli uomini hanno YouPorn, le donne hanno i romanzi erotici.
Sono libri che fanno presa sulla fantasia femminile con protagonisti generosi, dotati, altruisti e creativi, possono scatenare eccitazione, ma c'è qualcosa di male?
No, io non credo, anzi, se un romanzo erotico non fa sentire almeno un po' di formicolio alla lettrice, allora vuol dire che è scritto male.
Un romanzo erotico funziona quando non lo vuoi chiudere perché vuoi arrivare in fondo alla scena bollente; funziona quando, mentre lo leggi, continui a cambiare posizione e a muovere le gambe; funziona quando è il sedici dicembre ma senti caldo come se fosse luglio; funziona quando ti senti la bocca secca e ti è impossibile deglutire, funziona quando ti vengono gli occhi lucidi...
Poi, siamo sinceri, trattandosi di romanzi, di solito contengono una storia che coinvolge l'interesse della lettrice anche aldilà degli atti sessuali esplicitamente descritti (cosa che non si può dire dei video porno), con anche un coinvolgimento intellettivo e emotivo.
Insomma, tutto questo per dire che uomini e donne hanno gli stessi bisogni, sono solo diversi i modi di soddisfarli, ma i romanzi erotici segnano un punto decisivo nel bilancio generale.
Anche se io non scrivo romanzi erotici, li sostengo e sono pienamente a favore perché rappresentano un progresso nella lotta per la parità dei sessi che ancora si fatica a conquistare.
Così è deciso, l'udienza è tolta.

lunedì 19 giugno 2017

Sequel o non sequel, questo è il dilemma?

Bisogna proprio scomodare Amleto per una questione del genere perché la materia dei sequel-prequel-spin off -trilogie-saghe scotta come un'auto rubata.
Breve vademecum delle tipologie sopra citate.
Sequel, questa è facile: seguito di una storia narrata in un primo romanzo che risponde alla domanda "Cosa succede dopo?";
Prequel: vedi sopra, con la differenza che stavolta l'autore risponde a "Cosa è successo prima?";
Spin-off: sviluppo della storia di uno dei personaggi secondari di un romanzo, in un opera autonoma. Lo spin-off si presta anche a essere combinato alla tipologia prequel o sequel, ovvero la sua storia si sviluppa nel futuro rispetto al romanzo 1, o nel passato.
Re-boot: storia narrata nel romanzo 1, viene riscritta e raccontata dal punto di vista di un altro dei personaggi (tipo versione lui/lei).
Trilogia: storia sviluppata sulla base di tre romanzi che si completano chiudendo un cerchio sui personaggi. Ogni romanzo è caratterizzato da 2 elementi: evento intorno al quale ruota lo sviluppo della storia di quel libro e finale cliff-hanger. Ogni libro deve caratterizzarsi per un elemento indipendente dagli altri (altrimenti basterebbe un romanzo solo da 1500 pagine) e il finale aperto è fondamentale per portare il lettore a bramare il seguito. Chiaramente il cliff-hanging non lo troveremo nel volume finale, altrimenti passiamo alla saga.
Saga: quando la storia si sviluppa attraverso più romanzi in un numero superiore a 3. Mi rifiuto di adottare i termini quadrilogia, pentalogia, esalogia, ettalogia, ottologia, mamma mia e pussa via!
Più di 3 libri è saga. Per tenere in piedi un opera magna come una saga il solito il romanzo è composto dall'intreccio di storie di mooooolti personaggi e appassionarsi ad una saga richiede non poca abilità mnemonica.
Una esempio universale? Trono di spade.
Ora, per quanto riguarda le prime tre categorie, sta all'autore decidere se fermarsi al romanzo unico, se raccontare cosa succede dopo, fare chiarezza su ciò che succede prima o lavorare su un personaggio secondario il tutto su una base estemporanea.
Per quanto riguarda trilogia e saga, nella mia modesta esperienza, sono del parere che serva un progetto forte con una struttura pensata. Per intenderci: non mi alzo una mattina e dico "Ma sì, scrivo anche il terzo libro su questo tema". Deve esserci qualcosa di pesante dietro, un evento che lo richieda.
I sequel, prequel e spin-off invece posso essere gestiti con più libertà, sempre però che ci sia qualcosa da dire!
Esempio di trilogia di cui si poteva fare a meno?! Il diario di Bridget Jones, Che pasticcio Bridget Jones e Un amore di ragazzo.


Helen Fieldng il terzo ce lo poteva risparmiare, visto il bel lavoro fatto con i primi due.
Confesso che io non sono un'amante di sequel, saghe etc. questo perché da lettrice sono rimasta delusa più di una volta: tanto ho amato il romanzo principale, tanto ho odiato i seguiti.
Sono giunta ad una conclusione: il lettore ha diritto a fantasticare sul finale. E' vero che una volta finito un libro che ho amato ne vorrei di più, ma nella mia testa lavoro alla storia con la mia fantasia e se vogliamo, il seguito me lo sogno un po' e mi piace. Poi arriva il sequel che non ha NULLA a che fare con la mia fantasia e arriva la dilusione di diludendo con tanto di Joe Bastianich che tira i piatti contro il muro.

Tutte noi vorremmo sapere cosa è successo a Pemberly dopo che Lizzie è diventata la signora Darcy, con carrozze più belle di Jane e una rendita di 10'000 sterline l'anno, ma la Austen ha saggiamente lasciato a noi il finale. (Lasciandoci anche la gioia di sognarci "Come sarebbe essere la moglie di Darcy?")

Scriverò mai dei sequel, prequel, spin-off, trilogie o saghe? Mai dire mai, perché chi dice "MAI", prima o poi il naso ce lo puccia.
I progetti a cui ho lavorato e sto lavorando sono autoconclusivi, ma non mi sembra di avere elementi abbastanza forti per buttarmi in un sequel o un prequel.
Spin-off? Sono già più interessanti perché si affronta una storia nuova (parlerò degli spin-off in un post a parte. E mi riferisco a Cécile e Harring, care signore), ma è essenziale che i personaggi abbiamo qualcosa dei contenuti e buchino la pagina. Nessuno vuole leggere uno spin-off su un personaggio anonimo e noioso.
Trilogie: se mai mi verrà in mente qualcosa di così strutturato da necessitare uno sviluppo in tre romanzi, perchè no (ma, almeno ora, non lo sento nelle mie corde).
Saghe: non mi reputo abbastanza brava. Sono una distrattona io, m'incasinerei con i dettagli.
Lettrici, cosa dite: siete pro sequel o no?
Autrice: vi stimola scrivere sequel/prequel/spin-off delle vostre opere?
Vi lascio con un gioco: scrivetemi una trilogia (oppure romanzo principale e relativo sequel) che vi è piaciuta e una che vi ha lasciato deluse.
Attente! Joe Bastianich ci osserva.


lunedì 12 giugno 2017

Hai una pistola in tasca o sei felice di vedermi?


Ricongiungendomi all'ultima domanda dell'intervista per il blog di Eleonora Magnotta, Once Upon a Time a Book, oggi parliamo di SESSO!


Ma non di sesso a casaccio, di sesso nei libri, più nello specifico, nei romanzi rosa.
Eggià, dal 2012, dal boom di Cinquanta sfumature di grigio, le streamy scenes si sono fatte sempre più presenti e direi che tutte ce ne siamo accorte.
Ho già detto che io non sono una fan di E.L. James, ho letto la trilogia di Cinquanta sfumature ma non mi ha presa, non mi ha emozionata, non mi ha fatto venire il batticuore e non mi sono innamorata di Mr. Grey. Però sono informata sui fatti.
Il tema è: quanto conta il sesso nei romanzi?
Prima delle Fifty Shades, la risposta era 30%, ossia, non rilevante ai fini della narrazione.
Per chi voleva leggere un romanzo pregno di "l'umido cuore della sua femminilità" o "la verga virile" sapeva di trovarle negli Harmony.
E siccome non sono qua a mettermi su un piedistallo mi costituisco subito dicendo: anche io ho letto Harmony!
Perchè allora Cinquanta sfumature non se n'è rimasto buono buono tra gli Harmony? Perchè propriamente non appartiene al gruppo: gli Harmony, per mia esperienza, sono brevi, romantici a livelli caramellosi e autoconclusivi.
I libri di E.L. James invece sono bestioni di 600 pagine, sono 3 e calati in atmosfera piuttosto cupa.
E questi aspetti hanno aperto alla casalinga inglese le porte delle librerie.
L'impatto sulle lettrici è stato devastante, tanto che le case editrici sono dovute correre ai ripari per la mancanza di libri erotici cercando fratelli, sorelle, zii, cugini di terzo grado delle Cinquanta Sfumature in modo da incontrare la richiesta.
In cuor mio speravo fosse una moda ma di fatto è caduta una barriera.
Diciamoci la verità, siamo nel 2017, la sfera sessuale all'interno della vita di coppia ha la sua importanza ed è difficile immaginare una storia d'amore che sorvola sul tema.
In Matrimonio di convenienza non sono entrata nel dettaglio dei rapporti tra Jemma e Ashford anche se, a un certo punto, è evidente e ampiamente dichiarato che i due protagonisti vivono una relazione sessuale piena e appagante, ma non mi sembrava necessario soffermarmi sull'inserimento di A in B.


Matrimonio di convenienza, mi sono detta, non è un romanzo erotico, non voglio spostare l'attenzione dalla storia (che sta in piedi da sola) alla camera da letto, rischiando di perdere interesse nel resto.
Ma torniamo abbbbbomba alla questione di quanto conta il sesso: è stato sdoganato e ha il suo peso quindi si può inserirlo anche all'interno di un romanzo rosa calibrando le scene e sfumandole. Già perché, se si esagera, è un attimo saltare dal rosa all'erotico.
C'è chi ha la mano leggera, tipo la Kinsella: i suoi sono vaghi accenni, frasi maliziose e qualche scena del "dopo". Ma lei è lei e può fare ciò che vuole, anche perché si è affermata nel 2000, quindi A.C., Avanti Cinquantasfumature (no Avanti Cristo).
C'è la Woodiwiss, che scrive romanzi d'amore a sfondo storico non erotici, ma nei quali il sesso esplicito non manca mai.
Per quel che mi concerne non ho pregiudizi e leggo sia rosa soft (quindi senza sesso) godendomi la storia, sia erotici.
Sugli erotici ho un appunto: non mi piacciono quelli fatti per scrivere di sesso e basta. Mi è capitato di leggere storie che non avevano una vera e propria trama se non una serie di coincidenze piuttosto dubbie e precipitose per fare finire a letto i due protagonisti e darci dentro con il sesso animalesco. Quelli no, non mi piacciono.


Quelli in cui c'è la storia, in cui la scrittrice mi prende per mano e mi porta nella vita dei protagonisti, in cui c'è un build up della tensione sessuale allora sì, quelli li leggo volentieri. Uno di questi, che ho letto di recente, mi è piaciuto e che ho consigliato è Wedding Girl, di Raffaella Poggi aka Velonero. Ma il punto di forza, per cui le steamy scenes funzionano è che la narrazione avviene dal punto di vista del protagonista maschile e, come dice Dio (Ken Follet): le donne raccontano le emozioni, gli uomini raccontano i particolari...e di solito sono più divertenti. Maledettamente vero, Ken!
Idem con patate per Mr. Sbatticuore della Clayton: ha una storia da raccontarci, ma il sesso non ce lo fa mancare, anzi coinvolge la lettrice nel build up della protagonista facendoti godere la narrazione. Il sesso vero arriva alla fine (forse ha esagerato un po', come se volesse compensare la mancanza nel resto del libro).
Quanto a me, e i miei prossimi progetti, sto valutando di entrare più nel vivo della sfera sessuale dei protagonisti, ma NO, non saranno romanzi erotici, il sesso non deve scavalcare la storia nei romanzi rosa, ma nel 2017, credo che non possa mancare.
La scrittrice, oggi, è praticamente obbligata a confrontarsi con il sesso, e non per allinearsi al mercato, ma per una maggior credibilità della storia che ha scritto. Se la storia deve essere verosimile, allora il sesso, anche se in misura contenuta, va affrontato.
Voglio farvi ridere: ho cercato in rete i consigli di autori che raccontano le loro tecniche per riuscire a scrivere una scena di sesso.
Sì, perché ogni romanzo ha il suo registro e deve essere mantenuto anche quando si affronta la descrizione dell'amplesso e non sempre è facile, anzi.
A queste disparatissime tecniche dedicherò un post a parte, ma sappiate che declino fin da ora ogni responsabilità XD.
Riassumendo: il sesso nel 2017 non si può più trascurare, ho deciso di farmene una ragione.
Appello alle lettrici: quanto sesso vi aspettate in un romanzo rosa (ROSA, non EROTICO)?
Appello alle scrittrici: quanto conta il sesso secondo voi?

martedì 6 giugno 2017

I don't speak social



"Se non sei sui social, non esisti", duro ma vero.
Se anche il mio idraulico ha un profilo Instagram in cui posta foto dell'installazione di lavandini e riparazione di sifoni rotti, il prima/dopo di un bagno allagato dalla lavatrice con tanto di casalinga disperata, allora dobbiamo farcene una ragione.



E così sono venuta a patti con me stessa. Felicia, fatti social.
Io ho un profilo Facebook personale dal lontano 2006, gli albori della piattaforma di Zuckerberg, e mi ci sono sempre trovata bene, usandolo più che altro per condividere "cazzate". Sì, dai, quei post un po' strani, a volte ridicoli, a volte sarcastici, a volte satirici...
Le mie pagine preferite sono "Il signor Distruggere", "Adottare soluzioni punk per sopravvivere" e "Alpha Women", per capirci.
 


Non accetto l'amicizia di chicchessia, ma solo di chi conosco, e ho la bellezza di 356
amici...vergognoso, eh?
Poi, due anni fa, mi sono fatta Instagram, sempre personale, ma siccome nei selfie vengo malissimo (e per malissimo intendo proprio quell'incrocio tra la bambina dell'esorcista e una medium in preda all'estasi), in genere pubblico panorami, e dettagli di vita #socute. Però, evidentemente, uso gli hashtag sbagliati visto che le mie foto hanno una media di 3/4 like, mentre i miei "amici" raccolgono plebisciti per lo scatto di una tazza di cappuccino.
Ma poi, quando Felicia Kingsley pubblica "Matrimonio di convenienza", la presenza sui social non è più uno svago, diventa una necessità: la necessità di esistere.
Così ho aperto il blog (questo), la pagina FB autrice e da pochissimo, il profilo Instagram.
Lati positivi: il contatto con lettrici e blogger. Devo dire che mi diverte tantissimo parlare e rispondere a tutte coloro che hanno voglia di condividere con me le loro impressioni sul mio romanzo.
Quindi, ragazze, prendete questa dichiarazione come un'autorizzazione a "disturbarmi" perchè i vostri feedback mi aiutano a lavorare meglio.
Veniamo alle dolenti note, ossia il motivo per cui "I don't speak social".
Io ho aperto tutti i profili di cui sopra, ma sto ancora cercando di ambientarmi, di capire come usarli, come vadano strutturati e come raggiungere, appunto, le lettrici.
Difficoltà numero 1: per tenere vivo un social, ogni giorno devi creare contenuti interessanti e pertinenti all'argomento per cui è stato creato. Mica facile, avere tutti i giorni l'idea giusta per FB, per il blog, per Instagram. Quando l'ispirazione non arriva è frustrante, mi sembra di appartenere a un altro secolo, invece, a quanto pare, sono a tutti gli effetti una Millennial, e porca vacca, devo darmi una svegliata. Però, quando il lampo di genio m colpisce, me la godo un sacco a scrivere l'intervento per il blog, a fotografare pic per IG, o elaborare in photoshop il contenuto per FB.
Difficoltà numero 2: i numeri, appunto. Il social vive delle visite, dei like e dei follow, se questi non ci sono, i contenuti sono proiettili sparati a salve. Ecco, questo ancora sto faticando a metabolizzarlo, in particolare Instagram. Io sono una persona metodica, do like e follow a quelle pagine che mi interessano e a quei contenuti che per me significano qualcosa, quindi immaginerete quanto sia disorientante trovare 10 like alla foto di "Matrimonio di convenienza" con una citazione di Jemma e Ashford provenienti da parrucchiera siberiana; tecnomaniaco coreano; ristoratore asador argentino; creatrice di gioielli di conchiglie hawaiana; personal trainer palestrato canadese.
Non che questi like non mi facciano piacere, ma non posso non domandarmi come il contenuto del mio romanzo possa averli interessati.
Per non parlare di quelli che ti mettono il follow e poi te lo tolgono un secondo dopo se non contraccambi. No, non verrò in Michigan per compare i tuoi pavimenti a 1 dollaro. A trenta kilometri da casa mia c'è Sassuolo, e se glielo chiedo, per 2 euro mi piastrellano anche la macchina!!!
Difficoltà n.3: Twitter. Serve proprio? Ditemelo voi... se mi volete su Twitter, aprirò anche quello, ma prima dovete spiegarmi cosa scriverci. Nel caso ho un libro dell'anteguerra con le barzellette di Pierino al quale attingere.
Difficoltà n.4: i follow arrivano con il contagocce, ma è normale, specie per un profilo neonato. Questo mi porta a domandare come altri utenti (che non siano Kim Kardashian) abbiamo milioni di followers senza avere pubblicato contenuti (2-3 foto al massimo). Mah? Voi lo sapete?
Questa fa ridere: LinkedIn. Dovrebbe essere un portale per mettere in collegamento professionisti e aziende, ma il mio profilo è visitato unicamente da uomini che NON hanno a che fare per nulla al mondo con la mia professione. Sono giunta alla conclusione che sia una specie di Tinder per yuppies.
Queste, in linea di massima sono le ragioni per cui, nonostante il mio impegno, sento di essere ancora una neofita nell'uso dei social, ma non prendetela come una polemica, perché aldilà delle 4 difficoltà da me annotate, mi piace gestirli, mi piace quello che pubblico, adoro interagire con gli utenti che visitano le mie pagine e tenerli "attenzionati" è uno stimolo costante a fare meglio.
I social mi danno l'opportunità di venire in contatto con i destinatari dei miei libri (ok, per ora pubblicato solo uno, ma altri due stanno per vedere la luce e un terzo è writeinprogress, quindi permettetemi di parlare al plurale), rispondere a dubbi/domande, creare collab interessanti con le blogger e organizzare i giveaway.
Prendete il post di oggi come un messaggio in bottiglia, in cui vi chiedo apertamente cosa volete vedere sui miei social, se c'è qualcosa che cambiereste, se devo aprire Twitter, e se c'è qualche argomento in particolare di cui vi piacerebbe leggere sul blog.



E voi, ditemi, che social usate? Qual'è il vostro preferito? Cosa non vi piace dei social? Anche voi incontrate o avete incontrato le mie stesse difficoltà?



lunedì 29 maggio 2017

Andiamo a quel paese!

Nell'estate 2015 BabyK e Giusy Ferreri cantavano:

"...Volerei da te, da Milano
Fino a Hong Kong
Passando per Londra, da Roma e fino a Bangkok
Cercando te..."




E il successo della canzone (perchè i numeri danno ragione a Baby e Giusy) spiega da solo la risposta alla domanda "PERCHE' I ROMANZI ROSA SONO SEMPRE AMBIENTATI NELLE GRANDI METROPOLI INTERNAZIONALI?", oppure, "PERCHE' LE AUTRICI ITALIANE AMBIENTANO I LORO ROMANZI ALL'ESTERO E NON IN ITALIA?"

A mio parere la risposta è: perché le lettrici hanno voglia di sognare, quando leggono si rifugiano in un mondo dove i problemi della vita quotidiana, le rotture di scatole legate alla routine e al contesto di tutti i giorni non le seguano.
Mete lontane, che magari si sogna di visitare e attraverso il romanzo ne si assapora l'atmosfera: il romanticismo di Parigi; il fascino regale di Londra; il dinamismo di New York e la polvere di stelle di Los Angeles.
L'Italia è magnifica, ve lo dico  al ritorno della via Francigena, ma ancora troppo concreta per calare il romanzo in una atmosfera di sogno, di mistero.
Sì, anche noi abbiamo Milano, capitale internazionale della moda, ma troppo spesso ce l'abbiamo sotto gli occhi per fatti di cronaca spiacevoli, legata a polemiche o proteste, e queste aggravanti trascinano il palloncino a forma di cuore verso il basso.
Abbiamo Roma, la culla dell'impero più glorioso della storia, ma ahi noi, Roma è associata anche alla vita politica (negli ultimi anni non troppo felice) del nostro paese, e nel descriverla, nel dare dettagli del contesto per costruire il romanzo, sarebbe difficile non incappare nei malumori per la costruzione della metro C, piuttosto che del traffico del raccordo anulare.


Troppa familiarità uccide il sogno, e che compito ha l'autrice rosa se non quello di fare sognare?
Quindi, punto primo: andare lontano per evadere. 
Andiamo avanti: perché le metropoli?
Se non lo aveste notato, i romanzi rosa sono costruiti come un castello, alla base del quale troviamo una serie di eventi fortuiti o meno, studiati ad hoc per innescare la storia d'amore.
Più la città in cui la storia ha luogo è grande, più la sua umanità è variegata, più è probabile che uno degli inneschi della storia d'amore avvenga.
Incontro in metropolitana = serve città con metropolitana.
Incontro con stella del cinema/cantante= serve città con alta densità di celebrità.
Incontro con personaggio nobile e titolato = serve paese con monarchia (noi, dal 1946, siamo repubblica).
Rispetto a quanto sopra sommariamente indicato, è più facile e plausibile, ne converrete, che in una metropoli di otto milioni di abitanti, avvengano eventi che nella quotidianità di una cittadina di provincia  difficilmente si verificano.
Io vengo da una di queste realtà, nella ridente Emilia e nella mia vita, un nobile duca non l'ho mai incontrato, e neanche Brad Pitt al bar a fare colazione. Ho visto una volta Pippo Inzaghi a Milano Marittima, ma ero mescolata tra la folla del Papeete, il quindici d'agosto, saltando su uno sdraio al grido di "Su le mani come i gabbiani".


Punto secondo: più è grande la città, più la metropoli è un crocevia internazionale, più è probabile che gli eventi che muovono la storia si verifichino.
Con quanto ho detto, non intendo che sia impossibile ambientare un romanzo rosa in Italia, c'è chi c'è riuscito con successo, cito per dirne una su tutte, Anna Premoli, ma anche lei, all'interno delle sue pubblicazioni, ha all'attivo più romanzi ambientati all'estero che non nello stivale.
Concludendo, augurandomi di non essere suonata polemica o essermi fatta dei nemici: i romanzi rosa si prestano ad avere una dimensione internazionale e, per quanto mi riguarda, sono a mio agio a mandare i miei personaggi "a quel paese", che sia Londra, New York o Las Vegas, con ciò non escludo che prima o poi, possa decidere di usare Bologna come contesto.
Poi, però, non lamentatevi se il protagonista maschile esordisce son "Soc'mel!", si salutano con "Bèla, vèc!", e se il primo bacio scatta dopo che lui/lei si è mangiato un panino con la mortadella (mai provato? Esalazioni di tipo mistico, c'è chi ha visto la Madonna dopo).

giovedì 18 maggio 2017

Principi azzurri e pirati


La visualizzazione è tutto. Prima di scrivere una storia, qualsiasi storia, la si immagina nella sua completezza e questo vale anche per i protagonisti.
A nessuno basta una lista della spesa: occhi neri, capelli bruni lunghi, alto, magro... così su due piedi, a me non viene in mente niente.
Nella mia immaginazione, come immagino tante (se non tutte), do un volto al mio protagonista maschile, e che volto gli darò mai se non una delle mie celebrity crush?
Sono banale e scontata? Lo accetto.
Alla fine, nel rosa, il personaggio maschile pesa al 50% della storia, quindi se devo immaginarmelo fare, parlare, comportarsi, voglio che abbia una faccia che mi piaccia.
Sono arrivata al punto di dovermi appuntare il mio elenco di crush su un'agenda perché era diventata alquanto lunga, ma anche se ho abbondantemente superato la soglia dei 30 (anche dei 40...forse sono quasi a 50 crush, chi se lo ricorda?) tra questi ho dei preferiti, che nonostante le new entries continuano a tenersi il loro podio.
Oggi condivido con voi 10 delle mie celebrity crush che prestano il volto ai protagonisti maschili di cui scrivo. Chissà che alcune non corrispondano con le vostre...
Numerazione assolutamente casuale, in base all'ordine in cui mi vengono in mente. Ve l'ho detto... Ne ho tanti.
10 - Alex Pettyfer, scoperto anni fa quando debuttò con Stormbreaker nel ruolo di una giovane recluta dell'MI6, poi in Wild Child (pollici alti perchè lì, è davvero bello), poi denudato per la gioia del pubblico femminile in Magic Mike. Nel dreamcast di Matrimonio di convenienza sarebbe perfetto per Harring;

9 - Jamie Campbell Bower: principe o pirata? Decisamente pirata. Ha un curriculum molto vario che comprende cinema e musica, ma mi ha conquistata in Anonymous, l'ampiamente criticato film sulla vera identità di Shakespeare. Con i piercing (quello al naso, in realtà non mi fa impazzire), i tatuaggi, le dita appese alla sigaretta e i vestiti divelti come se fosse reduce da un incidente aereo lo classificano subito nei belli e cattivi. La sua versione più elegante e ripulita, ma comunque cattiva, è l'ispirazione di Carter Willoughby;


8 - Douglas Booth: principe, cosa lo dico a fare? Giù le maschere, confesso già da ora che lui è il volto di Ashford Parker. D'altronde il ragazzo ha un'eleganza innata (modello per Burberry), spirito romantico (è stato Romeo in Romeo e Giulietta) e innegabilmente british. In Posh ha tirato fuori il suo lato spocchioso, quindi per me ha vinto;


7 - Matt Bomer: ha quella scintilla negli occhi che riesce a far detonare le cuciture dei vestiti. Ti guarda e sei subito nuda. Serve a poco perché, ahi noi, fanciulle, è gay e sposatissimo. Però, siccome a me serve solo il suo volto (e occasionalmente il corpo) del suo orientamento sessuale mi preoccupo zero. Quando lo vidi in White Collar pensai: per me questo è L'UOMO. Fine dei giochi.


6 - Drew van Acker: altrimenti detto "Ken vivente". Guardatelo e ditemi se non lo mettereste dritto diretto tra i modelli di Abercrombie che ti salutano a torso nudo quando entri in negozio? Fisico disegnato, non voglio nemmeno pensare a quante ore di palestra faccia. Ha tutta l'aria del principe ma l'ho usato (sè! Magari...) per vestire i panni di un principe bastardo dentro. Di più non posso dire;


5 - Manel Navarro: è una new entry (scovato all'eurovision 2017), ha quasi dieci anni meno di me, ma i romanzi non chiedono la carta d'identità, giusto? A noi qui interessano fisionomia e tratti somatici. Ecco: lui ricorda l'estate, il divertimento, un mojito sulla spiaggia, il tramonto a Formentera (o dove vi pare)... ci trasmette le vibrazioni giuste, insomma! E poi, dài, spagnolo biondo con gli occhi azzurri: ne vogliamo parlare?


4 - Hayden Christensen: mi costituisco subito dicendo che Guerre stellari l'ho guardato solo per lui. Non credo di essere l'unica però, quindi non ho sensi di colpa nei confronti dei cultori della saga.Per lui mi sono guardata anche il demenziale Decameron Pie. Sono onestà, non c'è molto di salvabile nel film, ma Hayden fa la sua porchissima figura. Principe o pirata? Secondo me, sta benissimo nel ruolo di entrambi.

3 - James Franco: può essere non condivisibile, perchè l'attore è molto versatile e in alcuni film ha un look improponibile (Spring Breakers, per dirne uno), ma si è guadagnato il suo posto nelle mie crush quando lo vidi in Tristano e Isotta (lui era Tristano, chiaramente) e sfido qualsiasi ragazza a trovarselo davanti e dire "Ringrazio il notaio, rifiuto il pacco e vado avanti". Principe 100% ma con senso dell'umorismo. Sì, lui è un principe che ama molto e fa ridere tanto.


2 - Jesse Metcalfe: principe nero. Non posso dire ancora per quale romanzo, ma principe nero. Quest'uomo è due cose: sorriso e occhi. E addominali. Ok, tre cose. Jesse è la mia risposta a: con chi vorresti ritrovarti su un'isola deserta?


1 - Henry Cavill: è alla #1 veramente. Nessuno è riuscito a spodestarlo dalla vetta e sospetto che rimarrà in testa ancora a lungo. Non c'è niente di lui che cambierei. Si è confermato padrone assoluto della mia top ten dopo I Tudors...nella prima stagione, ragazze, devo dire che regala emozioni forti. Andate a cercarvi la scena di Charles Brandon e Margaret sulla barca...capirete di cosa parlo.


Sperò di aver dato una bella scaldata ai vostri motori, visto che è giovedì e da tradizione, il giovedì mamma fa gli gnocchi!
Cosa dite, ne avete qualcuno in più da suggerirmi? Sono una persona molto aperta, sotto questo profilo XD.
Come dico sempre, andrò all'infermo, ma se questa è la compagnia....