martedì 17 ottobre 2017

Era meglio... IL FILM


No, no, non ho sbagliato. Questo giro spezzo una lancia a favore della pellicola.
Ogni volta che viene tratto un romanzo da un libro di successo, vado al cinema carica di aspettativa ed esco delusa e amareggiata, con sempre la solita frase in bocca: "Il libro era meglio".
Questa potrebbe essere assunta come una verità universalmente riconosciuta, insieme a "Un uomo in possesso di una cospicua fortuna dev'essere alla ricerca di una moglie".
E INVECE NO.
Ebbene, ho la bellezza di tre esempi per i quali il film, a mio parere personale, è di parecchie spanne davanti al libro.

Per creare un po' di suspence partirò dalla posizione numero tre.
Emma, tratto da Emma di Jane Austen.


Quello con Gwynneth Paltrow, per intenderci. Correva l'anno 1996.
A pelle la sensazione è stata quella, il film ha dato dinamismo ad alcune parti statiche del romanzo, ha arrotondato il personaggio di Emma che sulla pagina a tratti era un po' piatto e ha vivacizzato Mr. Knightley che nel libro sembrava una caricatura un po' più smorta di Mr. Darcy (mancando l'acredine iniziale che c'era tra Lizzie e Darcy, gli scambi tra Emma e Knightley risultavano meno vivaci).
Se non avessero mai girato il film, Emma sarebbe comunque rimasto un capolavoro letterario, ma sotto questa luce, la pellicola è del tutto all'altezza dello scritto se non migliore.
A chi interessa una ventata di freschezza, Ragazze a Bevery Hills è la rivisitazione in chiave moderna di Emma e lo trovo altrettanto riuscito. Alicia Silverstone da 110 e lode.
Perfetto per avvicinare ragazze neo-adolescenti alla Austen.
E per crogiolarsi nella nostalgia anni Novanta.

Saliamo un gradino e alla numero due vediamo chi c'è.
Io prima di te, tratto da Io prima di te di Jojo Moyes.


Sarò onesta, è andata così: ho visto prima il film poi ho letto il libro. Fatemi causa.
Belli entrambi, ma nel film Lou mi è risultata meno patetica. A tratti, nel libro, la chiamavo #LouMaiNaGioia.
Nel film la sua goffaggine risulta più comica che fastidiosa (diciamo ingenua), mentre nel romanzo sembra quasi un richiamo ad Anastasia di Cinquanta Sfumature, quindi anche basta.
Anche il rapporto con Pat: nel libro ho percepito una Lou più succube, mentre nel film capisco che sta con lui solo perché crede di doversi accontentare e farsi bastare ciò che ha.
Non ho letto il seguito perché ho deciso in modo del tutto arbitrario che Io prima di te è auto-conclusivo.

Veniamo alla numero uno, signori e signore della giuria!
Il diavolo veste Prada, tratto da Il diavolo veste Prada di Lauren Weisberger.


Una Meryl Streep immensa, Stanley Tucci uomo chiave e grande prova di maturità recitativa di Anne Hathaway.
Per non parlare dello sceneggiatore: bacerei la terra su cui cammina.
Ritmo serrato, come piace a me.
Il libro, passa in secondo, per non dire terzo piano, rispetto al film.
Ha come unico pregio quello di aprire gli occhi sugli isterismi del mondo della moda, ma finita lì.
Dalla prima all'ultima pagina è tutta un'accozzaglia di nomi di stilisti e designer che dopo un po' ti stanchi di leggere.
Le dinamiche tra i personaggi non sono molto chiare e da parte mia non sono riuscita a empatizzare con la protagonista.
Ammetto di aver faticato non poco a leggerlo, trovandolo lento all'inverosimile, mentre il film non ti accorgi nemmeno di averlo visto da quanto scorre. Ti tira dentro al punto che una volta spenta la TV, se senti squillare il telefono, pensi "Oddio, Miranda".

Magari queste mie impressioni non sono condivisibili al 100%, ma credo che almeno una volta nella vita, tutti abbiamo visto un film migliore del libro. Voi che dite?

lunedì 9 ottobre 2017

Questione d'immagine

"Non si giudica un libro dalla copertina".
Questa affermazione è tanto nobile quanto falsa.
Io per prima non nego che il libreria il mio occhio si fa catturare dalle grafiche più sgargianti, ma non sono poi neanche il tipo che acquista un libro solo sulla base dell'estetica.
Un romanzo potrà anche avermi sedotto con una copertina accattivante, ma se leggendo la sinossi lo sento lontano dai miei gusti, torna sullo scaffale dove l'ho trovato.
Se dovessi mettermi a disquisire sull'universo copertine di ogni genere librario potrei tranquillamente stendere un trattato che il testo di Giulio Carlo Argan sull'arte contemporanea è un manualetto, a confronto.
Scherzo, che il maestro Giulio Carlo non se la prenda con me.
Comunque, parliamo delle copertine dei romanzi rosa.
In anni di lettura e acquisti (e più recentemente, pubblicazione) ho individuato due categorie di copertine: quelle fotografiche e quelle grafiche.
Il primo gruppo contempla scene di coppia, affettuose e romantiche, con Lui e Lei stretti in un abbraccio o in procinto di baciarsi o, in alternativa, solo la Lei che guarda l'obiettivo con sguardo ispirato/trasognato e un paesaggio più o meno suggestivo alle spalle.
Il secondo gruppo, ricompone in grafica vettoriale o disegni stilizzati quelli che possono essere gli elementi chiave del romanzo.
Posso dire che il mio gusto personale è schierato a favore del gruppo n.2, ovvero, la copertina in grafica.
Sono arrivata a questa decisione dopo aver notato come alcuni romanzi stranieri, con copertina originale in grafica, arrivassero in Italia con copertina fotografica e l'impatto risultava del tutto stravolto.
Esempio: i romanzi di Julia Quinn, edizione inglese contro edizione italiana.




Credo salti all'occhio di tutti quanto il cambio di copertina cambi l'impatto sull'occhio della lettrice. La copertina originale mi comunica allegria, una storia divertente, frizzante, romantica ed elegante; la copertina fotografica della versione italiana mi trasmette meno qualità positive, riducendo il tutto a un gioco di seduzione stereotipato e prevedibile.
Questa impressione cambia anche lo stato d'animo con cui si affronta la lettura e credo che la copertina in grafica premi di più il contenuto che ci apprestiamo a leggere.
Poi, passando dal genere rosa all'erotico, le copertine fotografiche si riducono a un uomo seminudo ritratto in bianco e nero con addominali scolpiti che l'Apollo di Fidia può accompagnare solo.
Discutibile, dài... anche nell'erotico, oltre al nudo c'è di più!!! Facciamolo sto sforzo!
Credo di parlare a nome di tutte dicendo che vorrei che tutti i romanzi della mia libreria avessero copertine degne del loro contenuto.
E voi per che squadra tifate? Copertina fotografica o copertina grafica?



giovedì 28 settembre 2017

Le cose che piacciono a me tag


Chi ha visto Tutti insieme appassionatamente, dal titolo ricorderà la canzone che cantava freulein Maria ai sette ragazzi Von Trapp per far passare loro la paura del temporale.
Cosa? Non avete visto Tutti insieme appassionatamente?! Non vi vergognate? Compiti per casa: recuperare subito!!!
Questo tag è la stessa cosa, ma non cantato (sono stonata e non ne faccio mistero) e in 26 punti elencherò, una per lettera dell'alfabeto, le cose che piacciono a me.
E come ogni buon tag che si rispetti, copiatene, incollatene e condividetene!

A - Amazon: sì, mi sono votata all'e-commerce. Come Faust ho venduto l'anima per l'abbonamento Prime, spedizione gratuita in quarantotto ore. Non posso più farne a meno, anche solo per ammazzare la noia in fila in banca, sfodero la app e mi metto a sbirciare le offerte del giorno anche se poi non compro niente.
B - Book fotografici: sì, quei mattoni che si vedono nelle riviste di arredamento, poggiati con nonchalance su tavolini da caffè per dare all'ambiente un allure cultural chic. Amo soprattutto quelli di moda e viaggi e mi perdo a sfogliarne le pagine patinate. L'unica pecca: sono da spolverare un giorno sì e uno no.
C - Cannella: la metterei ovunque (assieme all'uvetta). Ha un sapore confortante. Sì, se fossi una spezia sarei la cannella.
D - Dorayaki: le focaccine giapponesi cugine dei pancake (ma senza burro). Se non le avete mai assaggiate datemi retta, non fatelo. Dopo il primo morso scatta la dipendenza.
E - Etnico: 4 volte su 5 che esco a cena, la scelta cade  su un ristorante etnico. Che sia messicano, giapponese, cinese, persiano, greco, indiano, se mi proponete cibo etnico la mia risposta sarà sempre sì.
F - Formaggi: in una vita precedente devo essere stata un topo perché ho una predilezione per ogni tipo di prodotto caseario. Potrei svuotare l'intero bancone del reparto formaggi di un supermercato, senza esclusioni: freschi, stagionati, duri, molli, delicati o puzzolenti... lasciate che i formaggi vengano a me.
G - Grafica vettoriale: per le copertine (che siano libri, riviste o depliant) trovo più elegante una illustrazione in grafica che non fotografica.
H - Hobbystica: non c'è negozio in cui io mi senta a mio agio quanto in uno di hobbystica, fai-da-te e bricolage. Uomo, vuoi fare colpo? Portami da OBI, BricoIO o LeRoy Merlin e sarò perdutamente tua. No ai fiori, sì alle brugole!
I - Ikea: diciamocelo, esiste una giornata più bella di quella in cui ti trovi il nuovo catalogo nella buca della posta?
J - Jane Austen: chiunque scriva o legga romanzi rosa, ha con lei un debito d'onore enorme.
K - Knight Frank: l'agenzia di consulenza immobiliare di lusso che tratta gli immobili più esclusivi del mondo. Avete mezz'ora buca da riempire? Perché non sognare un po' guardandosi le foto di mega attici con vista su Central Park, palais in affaccio sulla Senna, castelli nella campagna inglese o megaville a Mustique in vendita alle modiche cifre di 50 milioni di euro e fingere per un attimo di essere interessate all'acquisto? Vi lascio il link perché tanta bellezza va condivisa: Knight Frank
L - Liquirizia a rotelle: se non srotoli la rotella, godi solo a metà.
M - Maps: se non esistesse questa app di Google, sarei finita su Chi l'ha visto già anni fa. Mi salva sempre, e spesso e volentieri svolge un ruolo chiave nella ricerca per la stesura dei miei romanzi.
N - Netflix: e lo streaming in generale. Amo le serie TV e mi piace vedere quello che voglio, quando lo voglio e dove lo voglio. In più, per una che non riesce ad aspettare l'uscita di una serie straniera in italiano, è una mano santa.
O - Odore della benzina: non depone a mio favore, ma quando vado a fare rifornimento non posso non cercare con il naso l'odore denso e oleoso della benzina. Ma non credo di essere la sola...
P - Peluches: mi fanno una tenerezza esagerata ed entrare in un negozi di giocattoli è quantomai pericoloso. Vederli sugli scaffali che mi guardano con quegli occhioni acquosi mi fa stringere il cuore e sento l'impulso di comprarli tutti per dargli una casa. Tanto per rendervi conto dell'entità del problema, ho due orsetti Paddington identici, ma uno ha l'impermeabile rosso e quell'altro blu. Li dovevo avere tutti e due.
Q - Queen Elizabeth II: la sovrana d'Inghilterra è la regina per antonomasia, per me un'icona di tradizione e solidità e, a modo suo, anche pop. Poi diciamocelo, senza monarchia, i Sex Pistols non sarebbero mai diventati famosi.
R - Rumore del fuoco che scoppietta: ipnosi immediata.
S - Sex & the City: su Fox le puntate vengono trasmesse a rotazione e io non smetto mai di guardarmele e riguardarmele. La serie TV più riuscita di sempre.
T - Tacchi: ho un'autentica venerazione per lo stiletto e potendo non userei altro. Sono un boost per l'autostima.
U - Uno: a trent'anni ancora gioco partite ai confini della perdita della dignità, mettendo a rischio solide amicizie con piogge di +4.
V - Vestaglie: un vezzo dannunziano se volete, ma le "vesti da camera" in satin, seta, pizzo, cachemire, crepe de chine esercitano su di me un fascino irresistibile. Me la butto addosso, stringo il fiocco ed è subito Hollywood anni '30. Sarà davvero finita quando mi comprerò una chaise longue.
W - Woody Allen: l'ironia nevrotica e paranoica dei suoi film con me colpisce sempre nel segno. Genio puro. Se vi dovessi consigliare 3 suoi film per iniziarvi al suo cinema, direi Basta che funzioni, Match Point e Scoop. Prendete un week-end di pioggia, pop-corn fatti in casa, una bottiglia di bianco frizzante (meglio Chardonnay) e godeteveli. Sì, pop-corn e Chardonnay, avete letto bene. Danno il meglio di sé se sui pop-corn sciogliete del burro e grattate sale rosa.
X - X-Factor: ogni anno mi dico "Questa edizione non la guardo" e poi finisco sempre per piazzarmi sul divano, in prima serata, dolby surround a paletta e tazza di tè che neanche fossi il quinto giudice.
Y - Yankee Candle: ho combattuto per anni l'acquisto delle malefiche candeline, poi le ho trovate in sconto e mi sono detta "Perchè non provarne una" e da lì iniziò il delirio. In casa non devono più mancare... e non ho ancora trovato un aroma che non mi piaccia.
Z - Zucca: buona, economica e versatile. La vuoi dolce? Ci fai una torta. La vuoi salata? Ci fai una zuppa. Puoi farci un primo (ripieno per tortelli), un secondo, un contorno o un dessert. Se hai della zucca in casa, non morirai di fame.

Ogni tanto fa bene elencarsi ciò che si ama e per dare una sferzata di positività alla vostra vita, vi suggerisco di fare lo stesso.

mercoledì 20 settembre 2017

La mia vita dopo Instagram


Io non sono mai stata una precisina, gne gne gne, anzì.
Se dovessi descrivermi direi che sono più una buttona, una appoggiona, una di quelle che se ha una cosa in mano la mette lì e ce la lascia per mesi (tipo i vestiti che si accumulano sulla sedia una volta che li ho smessi).
L'ho sempre fatto con tutto, con l'eclatante risultato di non ricordarmi dove mettevo le cose.
Poi è arrivato Instagram.

Come spiegai in un vecchio post, nel 2017, se non sei sui social non esisti e quindi mi sono convinta ad aprire un profilo per entrare in contatto con altre scrittrici, blogger, lettrici e condividere un aspetto più privato di Felicia.
Ora, non serve un guru dei social media per capire che le foto su Instagram si dividono in belle e brutte, ma cosa fa di una foto la bellezza o la bruttezza?
Risposta: l'abbinamento dei colori (ciao spettro cromatico), la luce, i contrasti, la messa a fuoco (troppo spesso sottovalutata), il contenuto (per dire, i calzini sporchi sul pavimento magari anche no); la composizione (oggetti allineati geometricamente o buttati casual).
 


Instagram mi ha aiutato a smussare la mia fibra di appoggiona.
Trovandomi nella condizione di scattare foto estemporanee per casa, non avendo uno studio dotato di luci e apparati fotografici ad hoc, sono stata costretta a mettere in ordine.
E con ordine non intendo semplicemente "le cose al loro posto", ma proprio comporre lo spazio intorno a me.
Voi direte: Grazie, sei un architetto!
Ma il difetto degli architetti è fare a casa degli altri ciò che non si fa a casa propria (nel bene e nel male), nel mio caso comporre l'ordine.
Per fare un esempio più semplice, vi parlo del cibo.
Non sono una cuoca, mi limito a poche semplici ricette collaudate, ma la mia pecca è sempre stato l'impiattamento: non ho mai dato troppo peso a come mettevo il cibo nel piatto finché non si è presentata l'eventualità di fotografarlo prima di mangiarlo.


Sono stata costretta a studiare, seppur non a livelli da ristorante stellato, come impattare le pietanze da me cucinate.
Non fotografo TUTTO, ma questa deformazione si è allargata a macchia d'olio: rifare il letto non è più solo coprirlo, ma tirare bene le lenzuola, sprimacciare i cuscini e allinearli per forma e colore; riordinare la scrivania non è ficcare tutto nei cassetti, ma posizionare ogni oggetto dove mi serve vederlo subito, riunendo le suppellettili per gruppi (il ripiano dei blocchi appunti, il ripiano dei porta penne, il ripiano delle candele); pulire la cucina non è solo igienizzarla, ma darle un aspetto allo stesso tempo funzionale e accogliente.
In giro voglio vedere meno cianfrusaglie possibile perché raccolgono polvere e a occhio generano un effetto di disordine anche se disordine non è.
Una composizione ordinata trasmette al cervello messaggi positivi comparabili a una sensazione di appagamento e aiuta a ragionare meglio.


Con questo non voglio essere fraintesa come quella che è rimasta traviata dai social, ma più che altro riconosco che Instagram è riuscito là dove anni di urla di mia madre non sono mai arrivati: a farmi tenere le cose a posto.
Quindi, se anche casa vostra è un casino, se per quanto pulite non vi sembra mai a posto, seguite questo bizzarro consiglio: scattate foto delle stanze, guardatele attraverso la lente Instagram e capite cosa va tolto/aggiunto/spostato/sostituito. Può sembrare assurdo, ma potrebbe essere d'aiuto.
No al feng shui your house, ma sì al Instagram your house (and life).
Anche voi siete state contagiate?

lunedì 11 settembre 2017

Cara giovane me


Il termine "giovane" è relativo, lo riconosco, ma siccome i 30 anni stanno arrivando inarrestabili, ho pensato che se avessi la possibilità di tornare indietro nel tempo e incontrare la giovane me (poniamo a quindici/sedici anni), mi piacerebbe dirle alcune cose, darle qualche consiglio e svelarle qualche dettaglio del futuro per consolarla.
Queste sono le venti cose, serie e meno serie che avrei dovuto sapere:
1- I voti a scuola non sono voti nella vita. Quel sei e mezzo che ti ritrovi sempre e comunque non ti definisce, non vuol dire che sei una persona mediocre o poco più che sufficiente;


2 - All'università spaccherai il culo, avrai grandi soddisfazioni e il tuo libretto degli esami potrai incorniciarlo. Ti laureerai in anticipo e a 24 anni sarai anche già abilitata all'esercizio della professione, ma... GODITELA! Questo periodo non tornerà mai più quindi puoi permetterti di perdere un po' di tempo e guardarti intorno. RALLENTA E RESPIRA;


3 - Tutti i ragazzi che ti piacciono e che non sanno nemmeno che esisti tra qualche anno te li troverai alla porta in fila. NON ROSICARE!


4 - Alcuni dei ragazzi di cui sopra, credimi, non valgono la pena, meglio che restino fantasie. SII SELETTIVA E FALLI SOFFRIRE;
5 - Smettila di lasciare le cose a metà, impara a finire quello che fai, soprattutto i romanzi. No, ora non sai di cosa sto parlando, ma tra poco sì;
6 - Datti la crema idratante mattina e sera e struccati prima di andare a dormire. ABBI CURA DELLA MIA PELLE!


7 - Quella festa a cui non sai se andare, quella cena a cui non sai se partecipare, quel concerto del quale non sai se prendere i biglietti...la risposta è "sì a tutto". OGNI LASCIATA E' PERSA;
8 - Non metterti a dieta, TROVATI UNO SPORT E FALLO BENE;
9 - Non farti i capelli castano scuro, non ti ci troverai bene e ti ci vorranno 2 anni a tornare al tuo colore;
10 - Quel ferro arricciacapelli sono soldi buttati, i tuoi capelli non si arricceranno mai!
11 - Imparerai ad apprezzare Leopardi. Sì, lo so, adesso lo odi, ma arriverai a capirlo;
12 - Le ragazze più carine della scuola, quelle che tutti vogliono, quelle di cui tutti parlano, tra dieci anni saranno dei casi sociali;


13 - Impara a scriverti le cose, hai il brutto vizio di scordartele;
14 - Quella minigonna di Dolce & Gabbana con la scritta oro sul sedere, costata un patrimonio, non la metterai mai;
15 - La tipa che ti bullizzava a scuola ,oggi, a 30 anni, ancora si sente qualcuno dando ordini a ragazzini delle medie su come montare tende e accendere un fuoco;
16 - Ora non sei una persona ansiosa, ma sappi che lo diventerai e non ci potrai fare proprio nulla, devi solo aspettare che passi;
17 - Non prendere MAI  decisioni capitali mentre hai il ciclo;


18 - Studiare tedesco per 8 anni e poi dimenticartelo è uno spreco;
19 - Non dare troppo peso all'opinione degli altri, non si può piacere a tutti;
20 - Anche se non farai nulla di ciò che ti ho detto sappi che sopravviverai benissimo.


E voi, cosa vi direste se potreste incontrarvi indietro nel tempo?

lunedì 4 settembre 2017

Buon anno nuovo


Non è un segreto che settembre porti con sé un'aria di ripartenza, come se l'anno in corso si azzerasse per darti la possibilità di fare un reset.
Anche solo il rientro dalle ferie (per chi c'è stato) ti butta addosso una cascata di cose da fare improrogabili.
Da parte mia, sento come anno nuovo molto di più settembre che non il primo gennaio, sarà perché l'inverno non mi si confà molto, il freddo mi iberna il cervello e la fine delle feste natalizie mi mette malinconia.
Settembre è decisamente meglio per premere "stop" e ricominciare. Certo, anche la fine delle vacanze ha il suo sapore amaro ma, a differenza di gennaio, le giornate hanno ancora un clima gentile e possono ancora offrire qualche spunto per una fuga fuori porta o una giornata d'estate rubata al calendario.
Settembre è il mese delle fiere gastronomiche e c'è sempre l'opportunità di scoprire qualcosa di nuovo.
Io, come penso molti altri, mi sono data alcuni obiettivi, il dubbio rimane sempre se ne verrò a capo, ma almeno bisogna provarci: è l'unico modo per scoprirlo.
Le mie September resolution sono:
- riordinare la casa: intendo in modo invasivo, sventrando ogni cassetto e ogni sportello del suo contenuto, tenendo solo ciò che serve. L'inerzia del tempo che passa mi porta ad accumulare paccottiglia che rende gradualmente invivibile lo spazio vitale. Sarò spietata e non farò prigionieri;


- riordinare me stessa: alla fine dei vari viaggi (chi mi segue su Instagram sa che ho fatto un on the road piuttosto intenso tra Alsazia, Lussemburgo e Germania) sono tornata che sembro una caso da prima/dopo la cura quindi si rende necessario un restauro profondo per rendermi di nuovo socialmente accettabile;


- nuovo romanzo: ho un'idea e devo concentrarmi per farle prendere forma. L'obiettivo è iniziare a scrivere la bozza dalla metà di settembre e sarà meglio che il mio omino del cervello si rimbocchi le maniche, pena, testate al muro;


- vita sociale: mi è tornata la voglia di uscire, vedere gente, parlare (anche) di cose frivole e futili e pensionare per un po' la pantofolaia che è in me, almeno fino a quando il clima lo permetterà (supponiamo fine novembre). Ho avuto periodi altalenanti, da animale social e eremita, e se la vita è un pendolo che oscilla (diceva Schopenauer, credo), adesso è il turno dell'animale social, non fosse altro che devo metabolizzare l'arrivo dei trenta tra più o meno un mese...tic tac tic tac;
- vita sportiva: non ho mai nascosto di aspirare ad essere un fermacarte, lo sport mi fa soffrire sia a livello fisico che mentale. Lo so che sbaglio, ma non ho abbastanza forza di volontà per impormelo. L'acquisto di una piattaforma per fascia vibromassaggiante mi ha convinto che sono davvero la regina della ginnastica passiva. Sempre nello spirito della motivazione, però, ho deciso di riprendere in mano la racchetta da tennis, perché non ero male in campo e il fine di colpire la palla per mandarla di là dalla rete è sempre stato uno (se non l'unico) stimolo a farmi correre. Per intenderci, non mi vedrete mai correre verso il nulla su un tapis roulant.


Sono una persona ambiziosa e ho fissato l'asticella piuttosto in alto per i miei standard (quantomeno con lo sport), però chi si ferma è perduto, quindi ANDARE, ANDARE, ANDARE!!!!

E voi come siete entrate in questo settembre? Scariche o motivate?

venerdì 25 agosto 2017

If I were a boy...ME NE FREGHEREI!


Sulla via del ritorno, oggi, la radio trasmetteva i maggiori successi degli anni passati e, complice il blues da rientro, mi sono messa ad analizzare il contenuto della canzone If I Were A Boy di Beyonce trovandomi TOTALMENTE, COMPLETAMENTE, ASSOLUTAMENTE in disaccordo con lei.


Una cosa che ho sempre pensato è: la vita degli uomini è molto più facile, tornassi a nascere vorrei essere uomo.
I maschietti (che dubito leggano questo mio blog) s'inalbereranno al grido "Non è affatto vero!", ma io li contraddico, se non altro, per alcune questioni tecnico-tattiche che giocano a nostro sfavore in modo inequivocabile:
- CICLO (e potrei fermarmi qui);
- Ceretta urbi et orbi;
- Tacchi assassini massacrapiedi (belli, li amo, ma i tagli e le vesciche mi fanno soffrire per giorni, dopo sole due ore di "QuantoSonoFigaColTacco12");
- Figli: agli uomini tutta la parte divertente e a noi donne 9 mesi di vomito, caviglie gonfie, flatulenze, con gran finale di travaglio tra dolori biblici.
Non aggiungo altro, essere uomini è più facile, senza contare che se vai in giro da solo, la notte, non devi vivere nel terrore che qualcuno voglia violentarti; ti è consentito il rutto libero; i genitori non vivono nell'ansia di avere tue notizie ogni volta che ti allontani più di 10 metri da casa; nessuno ti darà mai della zitella se sei single a 40 anni, ma la sfanghi con il simpatico titolo di "scapolone"; puoi collezionare una serie di conquiste da una notte senza che ti vengano attaccate etichette ignominiose... per non parlare dell'onere sentimentale: il peso emotivo della relazione siamo sempre noi donne a portarlo e se gli uomini fanno i leggeri, i faciloni, quelli "è solo divertimento tra noi", sono sempre scusati.
Vi piace vincere facile?! Ci credo!
Sì, mi piacerebbe proprio essere maschio per un po'. 
POI ARRIVA BEYONCE A DIRE CHE SE LEI FOSSE UN MASCHIO, FAREBBE TUTTO DIVERSO! Che lei saprebbe cosa vuol dire amare una donna, ascoltarla, capirla, non darla per scontata e non volerla ferire.
Capito? Prima ci fa il pippone sul fatto che si alzerebbe all'ultimo secondo buttandosi addosso la prima cosa che capita o passerebbe le serate a bere birra con gli amici, ma poi, in una relazione si metterebbe a fare la donna, con tutto il carico emotivo che ne consegue: quindi lacrime, cuore spezzato e tutta la trafila.
Ascolta, Beyoncè, io ti voglio dire una cosa: io questo lo faccio già da tutta la vita e inevitabilmente lascia segni. Essere donna vuol dire non smettere di pensare mai, vuol dire vivere la vita a cuore aperto e lasciare che tutti c'infilino bisturi a tagliuzzartelo, quindi, per una volta, UNA sola dannata volta, facciamo di no?
Una donna che ha avuto 10 uomini, probabilmente è stata male per 6 di questi e per quattro no; un uomo che ha avuto 10 donne, è stato male solo per una, forse due,  di queste, per la questione del carico emotivo di cui sopra.
Con questo non voglio dire che gli uomini non soffrono o non s'innamorano, ma solo che a loro è concesso essere più elastici, gli sono perdonate più cose che alle donne e in più tengono il volante.
Fateci caso, le relazioni spesso e volentieri sono tarate sul fuso orario degli uomini: si esce insieme se è lui a farsi avanti e t'invita; si va a vivere insieme quando lui lo propone; ci si sposa quando è lui a fare la dichiarazione; il figlio arriva quando lui è pronto a diventare padre... lui, lui, lui. 
Ecco perché penso sia più facile essere uomo, perché anche se siamo nel 2017 e ci piace pensare di aver svoltato, di far parte di una cultura progressista, il mondo ruota ancora intorno all'uomo, da qui la mia curiosità di essere dell'altro sesso giusto per sapere come ci si sente (ad avere il potere).


Mi piace essere donna e comunque non farei a cambio, dico solo che se rinascessi, mi piacerebbe essere maschio per levarmi una curiosità. 
E no, non farei come Beyoncè. 
Sì, ok, le birre e il telefono spento, ma penso che con le donne sarei un Casanova con  la faccia di bronzo (specie con quelle che nella vita passata erano uomini).
Adesso scusate, devo andare a darmi lo smalto che questo che ho su si è sbeccato.

venerdì 11 agosto 2017

Tag: il questionario di Proust


Una volta, a cavallo tra '800 e '900 per essere social bisognava frequentare i "salotti".
Un ritrovo eterogeneo di personaggi più o meno scelti, che animavano la serata discutendo di un tema con gli ospiti.
C'erano salotti intellettuali e salotti scandalosi. Io, dovendo scegliere, avrei frequentato i secondi.
Comunque, alla maniera dei social, i salotti avevano le loro mode, le loro condivisioni e uno di quelli che oggi chiameremmo "Tag virali", al tempo fu il questionario di Proust.


Funzionava così: una serie di domande secche e sempre uguali alle quali gli intervenuti, in base alle proprie esperienze e convinzioni personali dava risposte. Il fine del gioco era confrontare le risposte e tracciare i profili delle personalità partecipanti.
E quindi ho pensato, se dovessi fare un tag, perchè non proprio quello inventato da un collega (se Marcel permette di essere considerato tale senza rotolarsi nella tomba come uno spiedo)?
Naturalmente, un tag è tale solo se condiviso, quindi COPIATENE E INCOLLATENE TUTTI, come disse un simpatico ragazzo con i capelli lunghi a una cena, circa 2000 anni fa, dalle parti di Gerusalemme.
1 - Il tratto principale del tuo carattere.
L'autoironia.
2 - La qualità che preferisci in un uomo.
La determinazione.
3 - La qualità che preferisci in una donna.
Il sapersela cavare in qualsiasi situazione.
4 - Il tuo principale difetto.
L'incostanza. E la retenzione idrica.
5 - Il tuo sogno di felicità.
Ne ho tanti, ma se realizzati non saprei dire se poi sarei davvero felice. Preferisco continuare a sognare.
6 - Il suo rimpianto.
Non ero lì quando la mia nonna se n'è andata. A quello non c'è modo di fare ammenda.
7 - L'ultima volta che hai pianto.
Guardando il film dell'orsetto Paddington. Gente, ci sono dei momenti davvero toccanti. Non è un film per bimbi, fidatevi!

8 - L'incontro che ti ha cambiato la vita?
Parlando a livello metafisico, quello con il pensiero artistico di Marcel Duchamp. Una volta che hai a che fare con il dadaismo non puoi più guardare il mondo allo stesso modo. Per intenderci, Duchamp è quello che ha fatto i baffi alla Gioconda.
9 - Sogno ricorrente?
C'erano i fratelli Gallagher. Di più non dico.
10 - Il giorno più felice della sua vita?
Quando ricevetti la prima mail di Newton Compton Editori per "Matrimonio di convenienza". Sono scontata? Pazienza.
11 - E il più infelice?
Ho rimosso. Tanti ne ho passati, tanti arriveranno, a nessuno darò mai la soddisfazione di avere il podio.
12 - La persona scomparsa che richiamerebbe in vita?
Fernando, uno zio morto quando ero troppo piccola per imparare a conoscerlo ma del quale, ancora oggi, mia madre mi racconta aneddoti spassosissimi. Uomo dalla personalità straripante.
13 - Quale sarebbe per te la disgrazia più grande?
Non riuscire più a comunicare con le persone. La comunicazione è tutto, gente.
14 - La materia scolastica preferita?
Inglese e geografia. All'università, invece, storia dell'arte.
15 - Città preferita?
Anche se mi è più affine la Spagna, il mio cuore batte per Londra.
16 - Il colore preferito?
Vado a periodi, come Picasso. Giallo, rosso, rosa... prediligo quelli accesi.
17 - Il fiore preferito?
Io ho il pollice nero, uccido anche i cactus. Preferisco i mazzi di basilico.
18 - Bevanda preferita?
Tutto quello che contiene mango o frutto della passione.
19 - Piatto preferito?
Preferisco il salato al dolce, ma più che un piatto io perdo la dignità per un tagliere di salumi e formaggi.
20 - Il tuo primo ricordo?
Io che strappo i gerani di mia nonna. Avevo un anno.
21 - Se avesse qualche milione di euro?
Entrerei da Louboutin e direi "Un paio di tutto. Trentotto e mezzo.".

22 - Libro preferito di sempre?
Il petalo cremisi e il bianco di Faber.
23 - Libro preferito degli ultimi anni?
Come una rosa d'inverno della Donnelly.
24 - Autori preferiti in prosa?
Ken Follet e Sophie Kinsella.
25 - Poeti preferiti?
Ammetto di sapere poco di poesia. Ammiro Leopardi perché era una rockstar ante litteram. Non si piegava al sistema e anche se gli editori gli chiedevano poesie allegre e felici lui insisteva a scrivere del disagio.
26 - Cantante preferito?
Ne ho diversi e per generi diversi. Se la giocano Alice Cooper, Florence + The Machine e i Doors.
27 - Pittore preferito?
Vedi sopra. Marcel Duchamp. Anche Rothko, però, non lo disdegno.
28 - Eroe o eroina immaginario?
Rossella O'Hara.

29 - Eroi della vita reale?
Non credo negli eroi.
30 - La cosa che odi di più?
La pesantezza, in tutto.
31 - Personaggio storico più disprezzato?
Tanti sono tutti morti, a che serve odiarli? Preferisco tenere le mie energie per altro.
32 - Il dono di natura che vorresti avere?
La vedenza.
33 - Come vorresti morire?
Non è qualcosa a cui penso di solito, ma se proprio devo dire, mangiando babbà, sfugliatelle e cannoli.
34 - Le colpe che t'ispirano indulgenza?
La vendetta.
35 - Il tuo motto?
La vita è troppo corta per prenderla troppo sul serio.

Sentitevi liberi di rubarlo! Facciamo felice Proust, facciamo un po' di salotto!

martedì 1 agosto 2017

IL BLOCCO: come uscirne.

Per quello del collo, fatevene una ragione, è l'età. Dovevate dare retta a mamma quando vi diceva di asciugarvi i capelli.
Per quello dello scrittore, invece, potete continuare a leggere.
Innanzitutto va fatta una dovuta premessa: chiamarlo blocco dello scrittore è una facile generalizzazione e generalizzare è una tendenza di chi ama il dramma. Io, non so se si è capito fino adesso, non amo il dramma. Stiamo leggeri, che di pesante c'è già la vita.
Ora, nella mia modesta e ristretta esperienza, mi sono trovata a fissare il cursore lampeggiante sullo schermo senza avere idea di cosa digitare.
Questo, chiamiamolo tiro improvviso del freno a mano, ha tre radici diverse che andremo a distinguere perché qui parliamo di fatti.
Blocco di tipo 1: BLOCCO CREATIVO.

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Questo è il più grave. è collegato alla totale, o parziale, mancanza d'idee che impedisce di sviluppare la storia.
La mia opinione è: o la storia che ho in mente non è abbastanza buona, o non l'ho ancora "digerita".
Se non è abbastanza buona, si può fare una cosa sola: chiudere il file e trascinarlo nel cestino. Inutile tenerlo lì sul desktop, ogni volta che accendi il pc troveresti quel file a ricordarti della tua mediocrità, perché farsi del male?
Una storia non digerita, invece, ha una buona base. Come lo so? Perché mi emoziona e mi carica come un fucile l'idea d'iniziare a scriverla, la sento mia, mi ci sento dentro. Però il non averla digerita produce come effetto quello di avere una trama con molti buchi, azioni ingiustificate, e mancano i collegamenti, quindi ha bisogno di essere elaborata ancora nella mia immaginazione prima di vedere la luce.
Che faccio in questi casi? Faccio altro. Word non lo apro neanche, zero appunti, nada schemi, nulla di nulla.
1 - Pulisco casa: le mie reminiscenze di feng shui testimoniano che la pulizia esteriore compie anche una pulizia interiore;
2 - Mi dedico a intense sedute di bellezza e benessere (col grande apprezzamento del mio ragazzo);
3 - Guido: radio accesa e vado dove mi porta la strada. Le idee iniziano ad arrivare;
4 - Dipingo: nel senso che mi dedico ad un altro hobby creativo che mi tiene impegnata la testa. Creare è importante per sentirsi soddisfatti di se stessi. Magari il giardinaggio ha lo stesso effetto per qualcun'altra o lo sport....non lo so, quello che vi pare;
5 - Cucino: l'anima va nutrita e anche il corpo. Ma non andate sul classico ricettario di famiglia, qui stiamo cercando di spezzare la routine! Sperimentate e usate nuovi ingredienti.
Ora che è passata la paura e siamo di nuovo creativi, vediamo una forma meno grave di blocco.
Blocco n.2: BLOCCO STILISTICO.

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Si differenzia dal primo perché in questo caso la storia in testa ce l'ho tutta e chiara, solo non mi soddisfa come ho messo giù il determinato passaggio.
Scrivo e riscrivo lo stesso capitolo più volte ma non scatta mai la scintilla. Cancello e riscrivo e ancora niente.
In questo caso bisogna affidarsi ai professionisti, cioè gli altri scrittori. Cerco qualche romanzo che ho amato (possibilmente non recente) e inizio a disaminare lo stile dell'autore, facendo una vera e propria analisi del testo, cercando di catturare gli elementi che fanno funzionare i suoi momenti catartici.
La stessa cosa funziona anche con i film e le serie TV. A volte basta solo il trampolino giusto per saltare dall'altra parte.
Blocco n.3: BLOCCO NARRATIVO.

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Qui siamo proprio dentro la storia e ci troviamo in un punto in cui l'azione stagna. Non succede nulla, l'atmosfera è piatta e i dialoghi stentano.
Per movimentare la situazione ci sono alcuni stratagemmi che possono essere inseriti per dare un plot twist alla storia:
-Morte: un personaggio che se ne va costringe l'autore a gestire diversamente quelli che restano. Chi meglio di George Martin per Trono di Spade  ha utilizzato questo trick? Nessuno. Lui fa fuori i suoi personaggi con la facilità con cui li crea.
-Sesso: una sbronza, una passione sopita, un ritorno di fiamma...quale che sia il motivo, se metti a letto due personaggi la storia ingrana in una direzione nuova. Il sesso cambia tutto nella vita vera, figuriamoci in un romanzo... Non serve nemmeno che ve lo dica.
-Il ritorno: ovvero "La carrambata". Un personaggio (inventato di sana pianta) ritorna nelle vite dei nostri protagonisti dopo una lunga assenza. E questo personaggio si porterà dietro il mistero della sua lontananza, il mistero del suo rientro inaspettato e l'impatto che ha la sua presenza per tutti gli altri... qualcuno lo amerà, qualcun altro lo odierà.
- La festa: che sia un matrimonio, che sia un evento aziendale, che sia un ritrovo di famiglia o una riunione di ex alunni, pigliare tutti i personaggi e metterli insieme (magari con un po' di champagne) è un innesco facile facile per tirare fuori un po' di azione. Tutti hanno segreti e, strano ma vero, alle feste vengono sempre fuori.

Blocco creativo, blocco stilistico, blocco narrativo, digestivo, intestinale, qualunque esso sia, se ne esce sempre.
Tranne Elvis Presley, lui è morto costipato.




mercoledì 26 luglio 2017

Scene erotiche: 10 tips per scriverle!


Le steamy scenes, le scene bollenti, proprio loro.
Ci sono autori che hanno il dono, che sfornano capolavori erotici come se non facessero altro nella vita, le parole gli escono con la stessa naturalezza con cui respirano, poi ci sono quelli...COME ME.
Scrivendo romanzi rosa, prima o poi mi ritrovo con il mio Lui e la mia Lei che vengono ai fatti e siccome mi sono ripromessa di approfondire la scena piccante, al momento topico mi sono trovata con le mani sospese sulla tastiera e niente da scrivere.


Ho (quasi) trent'anni, di acqua sotto i ponti ne è passata, ho un discreto bagaglio da cui attingere, ma passare dalle immagini alle parole non è subito spontaneo. Diciamocelo, la scena erotica deve funzionare, la lettrice deve sentirsi coinvolta, non avere la sensazione di essere davanti a un manuale di biologia, quindi la bravura dell'autore sta nel creare la magia.
E come si crea questa magia?
Ho scoperto che l'ansia da prestazione è comune a molti scrittori e per voi, ho raccolto alcuni suggerimenti e trucchi che ho scovato documentandomi in giro su come superare l'impasse.
Ve lo dico subito: minori (se ci siete) chiudete la pagina; maggiori di 18, declino ogni responsabilità su quello che farete dopo aver letto questo post.
1- GET DRUNK:  sì, il primo tip è ubriacarsi. Ma non a livelli da non distinguere più le lettere sulla tastiera (se no a che accidenti serve?), bensì quel livello di brillantezza che ti rilascia i freni inibitori, che ti toglie i filtri e non sentire il peso della coscienza che ti dice "questo non si fa".


Ho testato personalmente e posso dirvi che nel mio caso un prosecco della Valdobbiadene funziona meglio di un Franciacorta. Col Valbobbiadene sono più allegra e fluida nel trasporre le immagini in parole. Unica pecca: da affrontare solo a pomeriggio inoltrato. Bere prima delle 17.00 è da ubriaconi.
2-Soundtrack: la musica aiuta a farsi trasportare e la colonna sonora giusta contribuisce a creare il mood emotivo che sviluppa la situazione. Attenzione! La colonna sonora varia a seconda del sesso di cui state scrivendo: sesso romantico (vai con Brian Adams), sesso selvaggio; sesso rabbioso; sesso disperato; sesso sensuale (lo so che è  brutta, ma almeno nel mio blog me lo permetto); sesso estremo.
Ogni occasione ha il suo vestito e ogni sesso le sue canzoni. Iniziate a scorrere le playlist del vostro ipod e vedete in che frangente possono funzionare. Magari Hanno Ucciso L'Uomo Ragno la skippiamo...

3-Meglio soli: sì, quando scrivi una steamy scene non avere nessun elemento di disturbo intorno è meglio, si è più raccolti con se stessi e si può stare "dentro" la propria testa. Chiudi la porta e spegni il telefono. A volte è capitato che il mio ragazzo mi sorprendesse alle spalle a sbirciare il mio lavoro o mia madre al telefono. Ecco, fine della magia. Un pubblico che assiste alla scrittura della scena erotica è la morte della sensualità.


4-Documentarsi: quello che sto per dire può non piacere ma non si può sempre piacere a tutti, no? Cosa intendo con "documentarsi"? Se scrivo di influenza devo informarmi su che farmaci usare per guarirla, quindi se scrivo di sesso... YouPorn, PornHub, XHamster, RedTube e la lista potrebbe continuare infinita. Sì, a mali estremi, quando anche l'immaginazione è bloccata, una sbirciata ai professionisti del settore può essere d'aiuto. Mai essere snob è una regola aurea, non si sa mai da dove può venire fuori una buona idea.
5 - Non editare: la scena erotica va scritta tutta di getto, senza tornare indietro sui propri passi, cancellare e riscrivere, cambiare parole, girare le frasi....NO! Editare una scena erotica mentre si scrive è come chiedere scusa e "Ti piace?" mentre si fa sesso. Imperdonabile. Lasciare sedimentare la scena e fare l'editing dopo tempo.
6 - Dialoghi: vi è mai capitato di fare sesso nel silenzio e mutismo più totale? Dubito, anche solo qualche bisbiglio o sussurro ci sarà stato. Ecco, questo vale anche nei romanzi. Se i personaggi durante l'amplesso parlano (sì, ma non del tempo o della crisi economica) la scena risulta molto più realistica.

7 - Preliminari: a meno che quel passo del romanzo non richieda una sveltina, conviene spendere un po'  di tempo sui preliminari tra i due personaggi per far partecipare il lettore al build up della tensione sessuale.
8 - One shot: mai lasciare una scena di sesso a metà. Se la inizi devi farlo con l'intenzione di finirla. E' un po' come nella realtà, in fondo: a nessuno piace iniziare a darsi da fare alla grande per poi trovarsi a dire "Sì, bello, ma finiamo domani". COSA DIAVOLO STAI DICENDO? FINIAMO ORA?
9 - Conta le mani: a meno che non sia un fantascientifico con protagonisti alieni, abbiamo tutti due sole mani, quindi verificare che il protagonista non stia facendo questo: affondò la mano destra nei suo capelli setosi mentre con la sinistra le strinse il seno e con l'altra il sedere. Io qui conto tre mani, e se la matematica non è un'opinione, pure voi.
10 - Fai shopping: sì, sei autorizzata! Vai in un negozio di intimo e datti alla pazza gioia: reggiseni, corsetti, body, tanga, brasiliane, pizzo, seta, nastri... per scrivere scene hot ci vuole self confidence e non avrai mai più autostima di quando sei appena uscita da un negozio con un completino sexy nuovo che è una bomba.


Ecco, i dieci writing tips che ho raccolto per voi! Vi confesso che molti mi piacciono parecchio e se questo mi manderà all'inferno me ne farò una ragione.

lunedì 17 luglio 2017

25 Indiscrete domande letterarie

Ci sono cascata anche io, alla fine: il post tag.
Ho visto diversi video su YouTube a tema "25 indiscrete domande letterarie" e ho pensato di riproporlo.
Poiché non sono disinvolta davanti alla telecamera e non mi piace sentire la mia voce registrata, vi (mi) risparmio il video sul canale YT e rispondo qui.
1- Come scegli i libri da leggere? Ti fai influenzare dalle recensioni?
Non ho un metodo preciso: passo dall'acquisto compulsivo alla ricerca smodata e ossessiva. Passo molte serate a scandagliare il catalogo Amazon per stilare la mia wishlist che quanto a numero di titoli è... inarrivabile. La copertina mi influenza? Molto, un buon 40% incide. Se la copertina mi colpisce, sono più invogliata a prendere il libro e leggere la trama. Anche il titolo mi deve intrigare. L'ago della bilancia però è sempre la sinossi: difficilmente compro alla cieca.
Le recensioni m'influenzano il giusto, ma seguo sempre il mio gusto personale e se le due cose s'incontrano allora il libro è acquistato.
2- Dove compi i libri? On line o libreria?
Dipende. Entrambe. Se sono in libreria, anche solo per un giretto di salute, è difficile che esca senza acquisti. On-line è più facile trovare titoli meno "di moda" e che magari non circolano più in libreria da qualche anno... e io sono una che va parecchio a scavare negli annali. Questo mi porta ad ammettere che una bella metà della mia biblioteca è composta da testi che arrivano da mercatini dell'usato e alcuni anno più anni di me.
3 - Aspetti di finire un libro prima di comprarne un altro o hai una scorta?
Ho una scorta salvavita. I libri sono un investimento, vanno comprati ad oltranza.
4 - Di solito quando leggi?
Quando ho tempo, ma quasi sempre la sera prima di andare a dormire (grazie alla mia lucina strategica da talpa) e nel fine settimana.
5- Ti fai influenzare dal numero di pagine quando copri un libro?
Nì. Se la trama mi aggancia il libro è preso, ma più pagine ha meglio è. Mi conforta sapere che il romanzo mi terrà compagnia a lungo. I love mattonazzi da un kilo e due.
6- Genere preferito?
Rosa, thriller, storici, biografie ma in ordine sparso. Dipende dal momento.
7- Hai un autore preferito?
Ken Follet è un autore che stimo moltissimo anche se i suoi lavori non li ho letti tutti. E Sophie Kinsella.
8-Quando è iniziata la tua passione per la lettura?
Avevo 9 anni ed ero con mio padre in fila (lunghissimaaaaa) al supermercato. Per ingannare il tempo ho iniziato a guardarmi intorno e ci trovavamo proprio nella corsia con il corner libri. Vidi La nonna sul melo di Mira Lobe e scattò una connessione. Lo volevo. Papà fu felice di prendermelo e una volta tornati a casa mi chiusi in camera con il mio libro. Da allora sono andata avanti a pane e libri.
9- Presti i libri?
Se posso, preferisco di no. Non si sa mai come tornano indietro.
10- Leggi un libro alla volta o più di uno contemporaneamente?
Uno alla volta. Quando leggo "entro" dentro la storia, quindi prima di uscire voglio finire il mio viaggio.
11-I tuoi amici e familiari leggono?
Metà e metà. Metà sono lettori voraci e assatanati e l'altra metà legge al massimo i messaggi su Wazzup. E poi neanche più tanto, da quando esistono i messaggi vocali.
12- In quanto tempo finisci un libro?
Uno o due giorni. Una settimana se parliamo di romanzi sulle mille e rotte pagine.
13- Quando vedi in giro qualcuno che legge, sbirci il titolo del suo libro?
OVVIO! Che domanda è? Se non sbirci il titolo, godi solo a metà.
14- Se tutti i libri del mondo fossero distrutti, tu quale salveresti?
A parte che credo io stessa non potrei sopravvivere a una simile catastrofe, ma così a bruciapelo direi Il petalo cremisi e il bianco di Faber.
15- Perchè ti piace leggere?
Perchè amo viaggiare  e i libri mi permettono di farlo sia nel tempo che nello spazio e posso vivere mille vite.
16- Leggi anche libri presi in prestito?
Assolutamente. La biblioteca pubblica è stata uno dei miei post del cuore. Niente di brutto può succedere in una biblioteca.
17-Quale libro non sei mai riuscita a finire?
Critica della ragion criminale di Michael Gregorio. Ci ho provato mille volte ma la parte thriller non mi ha mai agganciata.
18-Hai mai comprato un libro per la copertina? Perchè?
No, solo per la copertina mai, la sinossi la leggo SEMPRE. Magari il colpo d'occhio mi cattura subito: una grafica accattivante, colori vivaci, composizione elegante, ma poi devo andare sotto la superficie.
19-C'è una casa editrice che ami particolarmente? Perchè?
Non direi. Magari di qualcuna ho più titoli di un'altra ma è un fattore del tutto casuale.
20- Porti libri dappertutto o li lascia a casa al sicuro?
Con l'avvento dell'ebook non mi pongo più il problema. Esco di casa con il mio Kobo e so di avere con me la mia scialuppa di salvataggio. Portare i libri in giro non mi ha mai preoccupato, ma più che altro era scomodo, specie  se parliamo de I pilastri della terra.
21-Qual'è il libro che ti hanno regalato e ti è piaciuto maggiormente?
Non mi sono mai stati regalati libri. Triste ma vero. O meglio, il primo e unico mi è stato regalato una settimana fa e ora ce l'ho in lista di lettura. E' un contemporary romance della Armentrout e devo ringraziare Azzurra.
22-Come scegli un libro da regalare?
Non regalo libri a caso, li regalo solo se la persona a cui è destinato è un lettore e in quel caso conosco i suoi gusti. Non regalerei mai un libro tanto per non presentarmi a mani vuote.
23-La tua libreria è ordinata secondo un criterio o tieni i libri sparsi?
Oggi i miei libri sono sparsi un po' ovunque ma quelli che sono nella libreria sono divisi per genere.
24-Quando leggi un libro che ha delle noti le leggi o le salti?
Di solito le leggo, a meno che non siano rimandi ad altri testi.
25- Leggi le prefazioni/postfazioni/introduzioni o le salti?
Leggo tutto inclusi i ringraziamenti.

Ecco qua! Sentitevi liberi di tubare il tag!

lunedì 10 luglio 2017

Storia di un tradimento

Giurare amore eterno non vuol dire essere immuni dalle tentazioni.
Sono intorno a noi e stimolano i nostri sensi, sta alla forza mentale farci resistere.
E l'appagamento? Se te lo concedi poi arriva il senso di colpa a bussare alla porta.
Io ho tradito.
Ho tradito il mio amore per la carta stampata, per il libro rilegato, per la copertina patinata, per l'odore dell'inchiostro.
L'ebook mi ha portato sulla strada della perdizione.


Io ho sempre gridato a gran voce quanto amassi il formato cartaceo.
Un casa senza libri non è una casa.
Le librerie esercitano su di me la stessa frenesia di Carrie Bradshaw in un negozio di Manolo Blahnik e in biblioteca potrei starci ore divisa dall'indecisione su quali sette eletti caricare sulla mia tessera prestito (finendo poi per requisire quella di mia madre e arrivare a quota quattordici).


Poi che è successo?
Ho tradito, ma a mia discolpa posso dire che non ne avevo intenzione.
L'e-reader è come quello sconosciuto al bar, attraente e che ammicca ogni volta che entri e ordini la colazione, ti scruta da sopra il suo caffè e tu pensi "Sono fidanzata!".


Viene fuori che una sera, a una cena tra amici, c'è anche lui, lo sconosciuto del bar, siede proprio nel posto accanto al tuo e a presentartelo è stato proprio il tuo fidanzato.
Così ci parli, è brillante, divertente, ha la battuta pronta e ti racconta cose di cui ignoravi l'esistenza e a tua volta gli parli di te, e a fine serata ti rendi conto che a parte lui non ha fatto conversazione con nessun altro.
Ora, la mattina al bar non puoi più ignorarlo, anzi. Prendi il tuo cappuccino e la tua brioche e vai al suo tavolo, dove lui ti ha già fatto posto e richiuso il giornale.
Il secondo giorno neanche ce l'ha la Gazzetta dell sport sul tavolo: aspettava te.
Vi scambiate i numeri, poi iniziare scrivervi senza motivo raccontandovi cose che vi sono successe.
Pensi a lui più di quanto ti sarebbe concesso, fino al giorno in cui sei ansiosa di arrivare al bar (ormai lui ordina anche per te) e controlli il cellulare per essere sicura di non esserti persa un suo messaggio.
Hai un'altra cena tra amici ma quella sera il tuo fidanzato è rimasto al lavoro e quindi sei SOLA.
E flirti spudoratamente, anche per colpa del vino che hai continuato a versarti e ti ha reso così disinibita.
Non ubriaca, però.
Basta uno sguardo ed entrambi capite che non vedete l'ora che tutti finiscano il dessert, arrivi il conto e ognuno a casa propria. Ma non voi due.
Arriverete a fatica alla porta del suo appartamento e una volta varcata la soglia sarai già senza vestiti.
Il resto è storia.
Io neanche mi ci avvicinavo agli e-readers che mi strizzavano l'occhio dagli espositori nei media store.
Poi, a Natale 2013, scarto il regalo del mio ragazzo e tra le mani mi trovo un Kobo.
Ci metto un po' a familiarizzare, non sono ancora pronta a staccarmi dai libri di carta, a non sentirne più lo spessore tra le mani.
Passo la prima settimana a scaricare anteprime, poco convinta, anche perché sul comodino ho una pila di altri libri da finire.
Poi mi decido a usare un bonus regalo e scarico il mio primo e-book.
Finisco di leggerlo e...Ehi! Non è stato un trauma.
Ma gli argini si sono rotti quando una casa editrice ha lanciato una superpromozione a 0,99 (ok, era Newton Compton, perchè fare finta di niente!) e ci ho dato dentro scaricando letture per due mesi.
Da lì il disastro: gli ebook sono diventati come le patatine fritte, una tira l'altra.
Non avevo dimenticato i libri di carta, ma l'immediatezza del download ha influito non poco sulla mia dipendenza.
In secundis, lo spazio in casa. La mia libromania stava portando me e il mio fidanzato a una scelta: o noi o i libri, non c'è più spazio per entrambi.
Infine la questione viaggi: in vacanza leggo un libro al giorno, problema non da poco quando le ferie durano più di una settimana. Dove cavolo li metto venti libri???
Kobo mi ha salvato: parto con una riserva di letture da ottanta romanzi sul dispositivo e un semplice bagaglio a mano di neanche 10 chili che ha fatto di me la passeggera preferita di Ryanair.
E i libri di carta? Sono una fedifraga che torna sempre a casa la sera, quindi li compro ancora, ma non con la voracità di prima.
Se un romanzo letto su Kobo mi è piaciuto me lo compro in cartaceo. Sono certa che qualsiasi lettore ha nella libreria qualche romanzo che con il senno di poi non avrebbe comprato e questo mi aiuta nell'operazione salvaspazio.
Prima di dormire mi piace però cullarmi con un bel libro in carta stampata tra le mani, anche se poco prima, in fila in posta, ammazzavo il tempo con il mio Kobo.
Sono così, ho fatto del privilegio della scelta una regola di vita e se posso non mi nego nulla.
Ebook o cartaceo? Entrambi, a ciascuno il suo momento e il suo luogo.
E voi? Come avete affrontato l'arrivo degli e-readers? Vi siete convertite del tutto? Siete rimaste fedeli alla carta o come me siete libertine senza ritegno e passate dall'uno all'altro concedendovi tutto?
Poi parleremo dello sconosciuto al bar...

lunedì 3 luglio 2017

Questione di punti di vista


Nella vita è sempre così. Quello che io vedo bianco, tu lo vedi nero. Cambi il punto di vista, cambi la percezione della realtà.
Prendiamo il Silenzio degli innocenti. Hannibal Lecter è un pazzo psicopatico che si MANGIA ORGANI INTERNI UMANI contornati da fave e bicchierata di Chianti, eppure nel film non si può che simpatizzare per lui che aiuta la giovane Clarisse.


Questione di punti di vista.
Ora, nei romanzi è più o meno lo stesso discorso: il punto di vista influenza l'intera storia.
In una classifica immaginaria, il POV più gettonato da chi scrive romanzi (io gioco in casa rosa, quindi parliamo di rosa) è quello in prima persona.
Il POV in 1° è immediato, solitamente con una narrazione al tempo presente a beneficio delle azioni veloci. Il lettore è nella testa della (o del) protagonista, vede, sente e prova ciò che questa vive.
Spesso con la scelta di questo POV lo scrittore spera di fare immedesimare il lettore nel personaggio per vivere la storia sulla sua pelle.
E' una tecnica che funziona e l'essere "dentro la storia" ti fa arrivare alla fine in scioltezza.
Il POV in prima ha due varianti, una delle quali da me usata in "Matrimonio di convenienza":
1 - POV LUI/LEI: i capitoli del romanzo si alternano con i POV del protagonista maschile e di quello femminile, che raccontano la storia nella loro versione con l'azione che riprende a partire da dove è finito il capitolo precedente (quindi senza ripetizione di eventi);
2 - finto POV in 1°: devo scomodare Il Grande Gatsby per farvi un esempio. La storia qui è sì narrata in 1° ma chi racconta non è il protagonista, ma un personaggio secondario che si pone come osservatore della storia che racconta. I protagonisti sono altri. E' un POV influenzato dalla propria opinione personale sugli eventi pur non essendo uno degli attori principali. Il romanzo funziona perchè non è lungo (lo assimilo a un racconto) e credo, parere del tutto personale, che se un romanzo più lungo (500 pagine) fosse narrato con questo POV potrebbe risultare un po' lento.
Passiamo al POV in 3° persona, utile quando la storia coinvolge la vita di più personaggi, ciascuna delle quali non s'intreccia necessariamente con le altre.
Questo narratore esterno alla storia ce la racconta, appunto, da fuori.
Può essere un osservatore estraneo che si limita a descrivere le azioni, in questo caso abbiamo una narrazione asciutta e con poca retrospettiva, al limite del copione.
Non mi piace tantissimo perché io sono un'impicciona e mi piace sapere TUTTO dei personaggi.


Questo narratore affida al lettore tutto il lavoro: devi cogliere dai gesti e dai dialoghi gli elementi per caratterizzare i personaggi e se non si legge con attenzione, il rischio è perdersi dettagli importanti finendo col trovare tutto un po' piatto. A me è capitato, ma dovrei smettere di leggere prima di dormire, perché la mia soglia di attenzione si abbassa parecchio. Mea culpa.
Poi c'è quello che TUTTI, a scuola, abbiamo conosciuto con Manzoni: il narratore onnisciente.


E' una terza persona ma, come piace a me, sa tutti degli affari di tutti, un simpatico pettegolo che mentre racconta la storia ti sfodera dei retroscena da applausi.
A titolo personale, posso dire che nei Promessi sposi, il capitolo sulla Monaca di Monza è uno dei migliori mai scritti con questo tipo di narratore.


Anche nel rosa troviamo il narratore onnisciente e rispetto al POV in 1° persona ha un grosso pregio e un grosso difetto:
-pregio: ti dà una panoramica a 360° dei personaggi aprendoti la porta sulla psicologia e sul passato di tutti. Nel POV in prima, invece, questo lo si ha solo per il protagonista mentre per gli altri bisogna affidarsi ai dialoghi.
- difetto: il tempo più usato per il POV in 3° è il passato e questo toglie immediatezza all'azione, rischiando di farla risultare un po' legnosa finché non ci si abitua.
Da lettrice devo dire che il POV in 1° mi piace per i romanzi contemporanei, perchè sentendoli parte del presente in cui vivo, mi piace pensare che la storia marci in parallelo con la mia vita. Il POV in terza, con i tempi al passato, lo preferisco per i romanzi ad ambientazione storica.
Ricordiamoci che il passato è il tempo delle favole: "C'era una volta...".
Nella scrittura sono più a mio agio con il POV in 1° anche se soffro il limite del non riuscire a mostrare tutto ciò che so dei personaggi secondari. La mia predilezione per questo POV è manifesta, avendoci scritto tre romanzi (due in prossima uscita).
Sto lavorando a un romanzo in terza e dopo un primo approccio scettico, una volta entrata nel ruolo di narratore, devo dire che mi piace gestire i protagonisti come un mastro burattinaio.
Chiudiamo ormai come consuetudine (come sono ecumenica oggi):
- LETTRICI, CHE ROMANZI PREFERITE? POV IN 1° O IN 3°?
- SCRITTRICI, CHE POV PREFERITE USARE PER LE VOSTRE STORIE?

lunedì 26 giugno 2017

WE WANT SEX!

Il film del 2010 di Nigel Cole prende il titolo dallo striscione che le manifestanti della "Ford-macchine da cucire" innalzavano per protestare contro la disparità di trattamento tra operai uomini e donne.
Lo striscione riportava "We want sex equality", ma l'angolo piegato nascondeva la parola "Equality", suscitando l'ilarità del mondo davanti a un gruppo di donne che dichiarava "Vogliamo sesso".
E io dico: PERCHE' NO? SOLO GLI UOMINI POSSONO AVERE VOGLIA DI SESSO?
La diseguaglianza tra uomini e donne è anche in questo.
Oggi mi sento la Giovanna D'Arco dei poveri e ho deciso di sporcarmi le mani esponendo una teoria che ho elaborato in questi anni.
Ho già scritto un post nel quale riflettevo sul peso del sesso nei romanzi rosa, ma in questo caso chiamo a raccolta lettrici, autrici e supporters dei romanzi erotici.


Le donne leggono romanzi erotici, sì e anche tanti, basti entrare in una qualsiasi libreria per trovare un vasto corner fornito di libri dalla copertina nera o rossa (per lo più) e dai titoli ammiccanti.
La legge del mercato parla chiaro: se c'è un'offerta è perché c'è la domanda.
I maggiori detrattori del genere sono, neanche a dirlo, gli uomini, che additano le lettrici di erotici come delle frustrate, annoiate, mortedic---o, facendole quasi sentire in colpa ogni volta che le squadrano vedendole prendere in mano Cinquanta sfumature di grigio e simili. Alla faccia della par condicio.
Sembra che alle donne non sia concesso di fantasticare. Sarà che ai tempi (moderni) del Malleus Maleficarum una donna che provava piacere dall'atto sessuale era inconfutabilmente una strega, quindi ROGO!

E' il 2017 ma è ancora così.
Ricordo un giorno che mi trovavo al centro commerciale, nel corner libri, dove i generi sono tutti un po' ammucchiati sullo stesso espositore. C'eravamo io, una signora sui cinquanta e un uomo di mezza età, in completo da ufficio. Lui scorreva i titoli storici e qualche giallo, io e la signora bazzicavamo tra le pile della narrativa impegnata. Appena se n'è andato, come se ci fossimo capite per telepatia, ci siamo fiondate sulla catasta degli erotici per curiosare le novità. Non la conoscevo ma nello sguardo che ci siamo scambiate c'era tutto: intesa, comprensione, libertà. Non ci saremmo giudicate.


Nessun uomo è mai stato messo alla gogna per aver comprato Playboy, il calendario della Canalis, guardato gli spot a luci rosse che vanno in onda sulle reti regionali dopo l'una di notte, o navigare su YouPorn, PornHub, HamsterX eccetera (mi sono documentata XD). Anzi! La società sollecita e incoraggia i maschi a dare sfoggio della loro virilità, a solleticare la propria fantasia, a esercitare l'autoerotismo quasi fosse un hobby comparabile al bricolage. Tutto normale.
Ma se lo fa una donna? Una moglie? Una madre? VERGOGNA!
Sì, sto per farlo... sto per dare la colpa alla SOCIETA'!!! (Che cliché, eh?)
La società non perdona quella sfacciata poco di buono che compra il calendario di Gabriel Garko, si volta per guardare il sedere di un bell'uomo che ha incrociato per strada, o noleggia un DVD del Rocco nazionale. Certo, sei libera di farlo, ma la morale non te lo concede né te lo perdona e in un attimo ti ritrovi l'etichetta di viziosa incollata addosso.
Non facciamo finta che sei stagioni e due film di Sex & The City abbiano cambiato le cose: lo stesso Chris Noth, meglio noto come Mr. Big, in un intervista disse che Carrie era una puttana perchè aveva avuto troppi ragazzi. Da che pulpito...
Quindi, in una società che concede tutto agli uomini, ma che vuole ancora credere nelle donne-madonne (che partoriscono da vergini), arrivano i romanzi erotici a rendere giustizia a questo doppio standard fin troppo sbilanciato a favore dei maschi.
Gli uomini hanno YouPorn, le donne hanno i romanzi erotici.
Sono libri che fanno presa sulla fantasia femminile con protagonisti generosi, dotati, altruisti e creativi, possono scatenare eccitazione, ma c'è qualcosa di male?
No, io non credo, anzi, se un romanzo erotico non fa sentire almeno un po' di formicolio alla lettrice, allora vuol dire che è scritto male.
Un romanzo erotico funziona quando non lo vuoi chiudere perché vuoi arrivare in fondo alla scena bollente; funziona quando, mentre lo leggi, continui a cambiare posizione e a muovere le gambe; funziona quando è il sedici dicembre ma senti caldo come se fosse luglio; funziona quando ti senti la bocca secca e ti è impossibile deglutire, funziona quando ti vengono gli occhi lucidi...
Poi, siamo sinceri, trattandosi di romanzi, di solito contengono una storia che coinvolge l'interesse della lettrice anche aldilà degli atti sessuali esplicitamente descritti (cosa che non si può dire dei video porno), con anche un coinvolgimento intellettivo e emotivo.
Insomma, tutto questo per dire che uomini e donne hanno gli stessi bisogni, sono solo diversi i modi di soddisfarli, ma i romanzi erotici segnano un punto decisivo nel bilancio generale.
Anche se io non scrivo romanzi erotici, li sostengo e sono pienamente a favore perché rappresentano un progresso nella lotta per la parità dei sessi che ancora si fatica a conquistare.
Così è deciso, l'udienza è tolta.