sabato 17 dicembre 2016

Non chiamatelo trash

Il 2016 non poteva chiudersi senza regalarmi un'ultima perla: ho scoperto #Riccanza.
MTV, dopo gli anni d'oro '90/'00 in cui si occupava effettivamente di musica per un pubblico abbastanza eterogeneo, adesso punta ad un target molto più teen e si vede: sedicenni incinte, giovani sposi, malati di social, e generi affini.
In un momento di noia associata a zapping selvaggio sono capitata sulla rete e ho scoperto la meraviglia: #Riccanza.
Il titolo già promette conati con getto a spuzzo tipo "Esorcista", ed è il nuovo docu-reality di MTV.
Seguire da vicino la vita quotidiana dei figli di papà, i rich kids italiani, con commento confessionale dei diretti interessati che ti spiegano cosa stai vedendo. Sì, insomma, grazie, con i miei occhi non ci arrivo a vedere che stai guidando una Ferrari.
Di primo acchito la sensazione è questa:


A chi non verrebbe un tic nervoso nel vedere giovani privilegiati ventenni bruciare migliaia di euro al giorno in shopping, champagne, ostriche, orologi, e scimmiottare la Contessa Serbelloni Mazzanti Viendalmare, e salutare i poveri dall'elicottero? O giocare ai giovani imprenditori del niente?
Smuove il sistema nervoso sentirli dire "Frequento solo gente di un certo livello", quando per certo livello non intendono critici d'arte o fisici nucleari, ma persone che come loro sono indecisi se ormeggiare lo yacht a Punta Ala o Portofino, quindi classificare le persone non in base al valore personale e culturale, ma prettamente per la leva economica.
Poi però ho riflettuto: questo programma ha la stessa valenza di un documentario girato in Mozambico per mostrare al resto del mondo le condizioni di povertà, fame, malattia in cui versano i bambini più poveri in assoluto.
Intendo è che servono a mostrarci una realtà lontana e sconosciuta.
Perchè la povertà fa intellettuale impegnato e la ricchezza fa superficiale trash?
Se tanto mi dà tanto, anche quella dei giovani protagonisti di #Riccanza è una realtà a me sconosciuta esattamente come il Mozambico, della quale posso avere una vaga idea ma senza una percezione reale dei problemi. Che si tratti di procurare vaccini o nutrire il cane con sushi, sempre problematiche relative ai rispettivi mondi restano.
Quindi, da paladina del nulla, oggi mi sento di spezzare una lancia nei confronti di #Riccanza, per classificarlo di fatto come documentario d'indagine sociologica.
Se guardato con superficialità #Riccanza può indurre a invidia, a voler avere onori senza oneri, a scansare le fatiche, ma se preso come un documentary sociologico allora può regalare molti spunti per apprezzare sé stessi e la propria vita.
Io sto con #Riccanza, augurando a tutti i protagonisti di trovare prima o poi qualcosa che li interessi davvero e che accenda in loro quel fuoco che non gli ho visto negli occhi. Putroppo.
Intanto, #CIAOPOVERY!


Qui un estratto del capolavoro #Riccanza che meraviglia