venerdì 1 luglio 2016

La dura legge del blog

Ma come fanno gli altri? Sul serio, io non ci cavo i piedi da questa cosa del blogging. L'idea di dover produrre ogni giorno pensieri da condividere con altri mi devasta.
Forse perchè se dicessi ad alta voce anche solo metà delle cose che penso, sarei già ai domiciliari da un pezzo. Se dicessi tutto tutto, invece, è un altro paio di maniche: sarei direttamente al 41bis.
Chi te lo fa fare di tenere un blog, direte?
La risposta organica è: nessuno. La realtà, invece, è detta nel titolo.
Questo millennio vuole così: se esisti  devi condividere, e se come me, scrivi, devi raggiungere un pubblico, tenerlo vivo e sul pezzo e qualsiasi vademecum su Google ve lo confermerà "Se scrivi DEVI tenere un blog". E' più un obbligo morale, a questo punto.
E quindi da brava bambina che sono, faccio i compiti a casa e tengo il blog. Ma come ho già detto più volte non sono brava e per citare Kurt Cobain "I'm worse at what I do best". Faccio schifo in ciò che faccio meglio, ossia (bando alla modestia) scrivere. Sì, le parole dovrebbero uscirmi come un fiume in piena, digitare sulla tastiera fino a fare esplodere il pc, ma io sono scostante, non ho spinta, e l'appuntamento con il blog quotidiano non ce l'ho nel sangue.
Diciamo che piuttosto, sporadicamente, mi ricordo "Ah, ma è vero che ho anche un blog" e mi riprometto di scrivere qualcosa. Questo di solito succede mentre sono in macchina a fare benzina, o la spesa, o in posta, o in bagno, quindi la mia risoluzione va a farsi benedire nel tempo record di 3 secondi. La strada per l'inferno è lastricata di buone intenzioni e io, mi sa, che ci sto andando dritta con convinzione.
Brucerò.
Ma ci penserò quando sarà il momento.