lunedì 29 giugno 2015

Onestà intellettuale

Intitolare un post "Onestà intellettuale" può suonare come un irritante mix di presunzione e snobbismo.
Chi sono io per definirmi onesta? Chi sono io per definirmi intellettuale?
Nessuno, ma non si tratta di una descrizione personale ma una presa di posizione.
Scrivere cos'è se non un prodotto del proprio intelletto (più o meno dotato che sia)?
Quindi è quanto ciò che intendo con il termine "intellettuale": il lavoro del mio cervello, in breve, i miei scritti.
E l'onestà? Non ha niente a che fare con fedine penali e avvisi di garanzia. L'onestà che intendo io è il mettere giù le cose come stanno, l'ammissione di uno stato dei fatti, l'umiltà di chiedere aiuto, il coraggio di tirarsi in dietro quando non si è all'altezza. L'onestà che intendo io è un gesto volto ai destinatari del mio lavoro intellettuale.
E ora veniamo al punto: nei miei (utopici) piani, con un piccolo sforzo, sarei riuscita a pubblicare un nuovo romanzo per questa primavera e poi un'altro per quella successiva.
Non è accaduto. Le storie sono ancora in parte nella mia testa e in parte sul mio pc, e cosa ancor più imbarazzante, ne ho iniziate e sospese ben tre. Ci sono grandi aspettative per il futuro, ma niente di concreto al presente.
Perchè? Perchè le mie storie non sono finite, nella mia testa non ci sono tutti i dettagli, la musica è bella ma il ritornello non rimane in testa.
Voglio scrivere storie originali, non la solita trama trita; voglio caratterizzare i personaggi fino a farli mancare al lettore una volta che ha chiuso il libro; voglio scrivere dialoghi con mordente e ritmo che inchioda alla pagina. La mia onestà intellettuale e fermarmi a prendere il tempo che mi serve per raggiungere l'obbiettivo è non scodellare un romanzo dietro l'altro per riempire il tempo, per superare in numero altri autori più prolifici.
Io per prima, da lettrice, ho subito il trattamento contrario, di disonestà intellettuale da parte di autori i cui libri ho letto recentemente e una volta chiusi mi sono domandata "Ma è una presa in giro?".
Sì, perchè avevo tra le mani una storia identica ad una già pubblicata dal medesimo autore, personaggi inconsistenti come se la caratterizzazione non fosse importante, dialoghi illeggibili palesemente privi di studio. E mi sono sentita truffata.
Quando leggo dedico il mio tempo al lavoro di qualcun altro e la moda di molti autori, sempre più incalzante, di pubblicare un nuovo lavoro a distanza di sei mesi mi atterrisce.
Che fine ha fatto la qualità del lavoro?
Che fine ha fatto il rispetto per i lettori.
Da lettrice chiedo l'onestà intellettuale degli scrittori nel darmi una storia nuova, non reciclare il vecchio repertorio.
Da scrittrice mi obbligo a prendermi più tempo perchè so come si sente un lettore tradito.