mercoledì 20 settembre 2017

La mia vita dopo Instagram


Io non sono mai stata una precisina, gne gne gne, anzì.
Se dovessi descrivermi direi che sono più una buttona, una appoggiona, una di quelle che se ha una cosa in mano la mette lì e ce la lascia per mesi (tipo i vestiti che si accumulano sulla sedia una volta che li ho smessi).
L'ho sempre fatto con tutto, con l'eclatante risultato di non ricordarmi dove mettevo le cose.
Poi è arrivato Instagram.

Come spiegai in un vecchio post, nel 2017, se non sei sui social non esisti e quindi mi sono convinta ad aprire un profilo per entrare in contatto con altre scrittrici, blogger, lettrici e condividere un aspetto più privato di Felicia.
Ora, non serve un guru dei social media per capire che le foto su Instagram si dividono in belle e brutte, ma cosa fa di una foto la bellezza o la bruttezza?
Risposta: l'abbinamento dei colori (ciao spettro cromatico), la luce, i contrasti, la messa a fuoco (troppo spesso sottovalutata), il contenuto (per dire, i calzini sporchi sul pavimento magari anche no); la composizione (oggetti allineati geometricamente o buttati casual).
 


Instagram mi ha aiutato a smussare la mia fibra di appoggiona.
Trovandomi nella condizione di scattare foto estemporanee per casa, non avendo uno studio dotato di luci e apparati fotografici ad hoc, sono stata costretta a mettere in ordine.
E con ordine non intendo semplicemente "le cose al loro posto", ma proprio comporre lo spazio intorno a me.
Voi direte: Grazie, sei un architetto!
Ma il difetto degli architetti è fare a casa degli altri ciò che non si fa a casa propria (nel bene e nel male), nel mio caso comporre l'ordine.
Per fare un esempio più semplice, vi parlo del cibo.
Non sono una cuoca, mi limito a poche semplici ricette collaudate, ma la mia pecca è sempre stato l'impiattamento: non ho mai dato troppo peso a come mettevo il cibo nel piatto finché non si è presentata l'eventualità di fotografarlo prima di mangiarlo.


Sono stata costretta a studiare, seppur non a livelli da ristorante stellato, come impattare le pietanze da me cucinate.
Non fotografo TUTTO, ma questa deformazione si è allargata a macchia d'olio: rifare il letto non è più solo coprirlo, ma tirare bene le lenzuola, sprimacciare i cuscini e allinearli per forma e colore; riordinare la scrivania non è ficcare tutto nei cassetti, ma posizionare ogni oggetto dove mi serve vederlo subito, riunendo le suppellettili per gruppi (il ripiano dei blocchi appunti, il ripiano dei porta penne, il ripiano delle candele); pulire la cucina non è solo igienizzarla, ma darle un aspetto allo stesso tempo funzionale e accogliente.
In giro voglio vedere meno cianfrusaglie possibile perché raccolgono polvere e a occhio generano un effetto di disordine anche se disordine non è.
Una composizione ordinata trasmette al cervello messaggi positivi comparabili a una sensazione di appagamento e aiuta a ragionare meglio.


Con questo non voglio essere fraintesa come quella che è rimasta traviata dai social, ma più che altro riconosco che Instagram è riuscito là dove anni di urla di mia madre non sono mai arrivati: a farmi tenere le cose a posto.
Quindi, se anche casa vostra è un casino, se per quanto pulite non vi sembra mai a posto, seguite questo bizzarro consiglio: scattate foto delle stanze, guardatele attraverso la lente Instagram e capite cosa va tolto/aggiunto/spostato/sostituito. Può sembrare assurdo, ma potrebbe essere d'aiuto.
No al feng shui your house, ma sì al Instagram your house (and life).
Anche voi siete state contagiate?

lunedì 11 settembre 2017

Cara giovane me


Il termine "giovane" è relativo, lo riconosco, ma siccome i 30 anni stanno arrivando inarrestabili, ho pensato che se avessi la possibilità di tornare indietro nel tempo e incontrare la giovane me (poniamo a quindici/sedici anni), mi piacerebbe dirle alcune cose, darle qualche consiglio e svelarle qualche dettaglio del futuro per consolarla.
Queste sono le venti cose, serie e meno serie che avrei dovuto sapere:
1- I voti a scuola non sono voti nella vita. Quel sei e mezzo che ti ritrovi sempre e comunque non ti definisce, non vuol dire che sei una persona mediocre o poco più che sufficiente;


2 - All'università spaccherai il culo, avrai grandi soddisfazioni e il tuo libretto degli esami potrai incorniciarlo. Ti laureerai in anticipo e a 24 anni sarai anche già abilitata all'esercizio della professione, ma... GODITELA! Questo periodo non tornerà mai più quindi puoi permetterti di perdere un po' di tempo e guardarti intorno. RALLENTA E RESPIRA;


3 - Tutti i ragazzi che ti piacciono e che non sanno nemmeno che esisti tra qualche anno te li troverai alla porta in fila. NON ROSICARE!


4 - Alcuni dei ragazzi di cui sopra, credimi, non valgono la pena, meglio che restino fantasie. SII SELETTIVA E FALLI SOFFRIRE;
5 - Smettila di lasciare le cose a metà, impara a finire quello che fai, soprattutto i romanzi. No, ora non sai di cosa sto parlando, ma tra poco sì;
6 - Datti la crema idratante mattina e sera e struccati prima di andare a dormire. ABBI CURA DELLA MIA PELLE!


7 - Quella festa a cui non sai se andare, quella cena a cui non sai se partecipare, quel concerto del quale non sai se prendere i biglietti...la risposta è "sì a tutto". OGNI LASCIATA E' PERSA;
8 - Non metterti a dieta, TROVATI UNO SPORT E FALLO BENE;
9 - Non farti i capelli castano scuro, non ti ci troverai bene e ti ci vorranno 2 anni a tornare al tuo colore;
10 - Quel ferro arricciacapelli sono soldi buttati, i tuoi capelli non si arricceranno mai!
11 - Imparerai ad apprezzare Leopardi. Sì, lo so, adesso lo odi, ma arriverai a capirlo;
12 - Le ragazze più carine della scuola, quelle che tutti vogliono, quelle di cui tutti parlano, tra dieci anni saranno dei casi sociali;


13 - Impara a scriverti le cose, hai il brutto vizio di scordartele;
14 - Quella minigonna di Dolce & Gabbana con la scritta oro sul sedere, costata un patrimonio, non la metterai mai;
15 - La tipa che ti bullizzava a scuola ,oggi, a 30 anni, ancora si sente qualcuno dando ordini a ragazzini delle medie su come montare tende e accendere un fuoco;
16 - Ora non sei una persona ansiosa, ma sappi che lo diventerai e non ci potrai fare proprio nulla, devi solo aspettare che passi;
17 - Non prendere MAI  decisioni capitali mentre hai il ciclo;


18 - Studiare tedesco per 8 anni e poi dimenticartelo è uno spreco;
19 - Non dare troppo peso all'opinione degli altri, non si può piacere a tutti;
20 - Anche se non farai nulla di ciò che ti ho detto sappi che sopravviverai benissimo.


E voi, cosa vi direste se potreste incontrarvi indietro nel tempo?

lunedì 4 settembre 2017

Buon anno nuovo


Non è un segreto che settembre porti con sé un'aria di ripartenza, come se l'anno in corso si azzerasse per darti la possibilità di fare un reset.
Anche solo il rientro dalle ferie (per chi c'è stato) ti butta addosso una cascata di cose da fare improrogabili.
Da parte mia, sento come anno nuovo molto di più settembre che non il primo gennaio, sarà perché l'inverno non mi si confà molto, il freddo mi iberna il cervello e la fine delle feste natalizie mi mette malinconia.
Settembre è decisamente meglio per premere "stop" e ricominciare. Certo, anche la fine delle vacanze ha il suo sapore amaro ma, a differenza di gennaio, le giornate hanno ancora un clima gentile e possono ancora offrire qualche spunto per una fuga fuori porta o una giornata d'estate rubata al calendario.
Settembre è il mese delle fiere gastronomiche e c'è sempre l'opportunità di scoprire qualcosa di nuovo.
Io, come penso molti altri, mi sono data alcuni obiettivi, il dubbio rimane sempre se ne verrò a capo, ma almeno bisogna provarci: è l'unico modo per scoprirlo.
Le mie September resolution sono:
- riordinare la casa: intendo in modo invasivo, sventrando ogni cassetto e ogni sportello del suo contenuto, tenendo solo ciò che serve. L'inerzia del tempo che passa mi porta ad accumulare paccottiglia che rende gradualmente invivibile lo spazio vitale. Sarò spietata e non farò prigionieri;


- riordinare me stessa: alla fine dei vari viaggi (chi mi segue su Instagram sa che ho fatto un on the road piuttosto intenso tra Alsazia, Lussemburgo e Germania) sono tornata che sembro una caso da prima/dopo la cura quindi si rende necessario un restauro profondo per rendermi di nuovo socialmente accettabile;


- nuovo romanzo: ho un'idea e devo concentrarmi per farle prendere forma. L'obiettivo è iniziare a scrivere la bozza dalla metà di settembre e sarà meglio che il mio omino del cervello si rimbocchi le maniche, pena, testate al muro;


- vita sociale: mi è tornata la voglia di uscire, vedere gente, parlare (anche) di cose frivole e futili e pensionare per un po' la pantofolaia che è in me, almeno fino a quando il clima lo permetterà (supponiamo fine novembre). Ho avuto periodi altalenanti, da animale social e eremita, e se la vita è un pendolo che oscilla (diceva Schopenauer, credo), adesso è il turno dell'animale social, non fosse altro che devo metabolizzare l'arrivo dei trenta tra più o meno un mese...tic tac tic tac;
- vita sportiva: non ho mai nascosto di aspirare ad essere un fermacarte, lo sport mi fa soffrire sia a livello fisico che mentale. Lo so che sbaglio, ma non ho abbastanza forza di volontà per impormelo. L'acquisto di una piattaforma per fascia vibromassaggiante mi ha convinto che sono davvero la regina della ginnastica passiva. Sempre nello spirito della motivazione, però, ho deciso di riprendere in mano la racchetta da tennis, perché non ero male in campo e il fine di colpire la palla per mandarla di là dalla rete è sempre stato uno (se non l'unico) stimolo a farmi correre. Per intenderci, non mi vedrete mai correre verso il nulla su un tapis roulant.


Sono una persona ambiziosa e ho fissato l'asticella piuttosto in alto per i miei standard (quantomeno con lo sport), però chi si ferma è perduto, quindi ANDARE, ANDARE, ANDARE!!!!

E voi come siete entrate in questo settembre? Scariche o motivate?

venerdì 25 agosto 2017

If I were a boy...ME NE FREGHEREI!


Sulla via del ritorno, oggi, la radio trasmetteva i maggiori successi degli anni passati e, complice il blues da rientro, mi sono messa ad analizzare il contenuto della canzone If I Were A Boy di Beyonce trovandomi TOTALMENTE, COMPLETAMENTE, ASSOLUTAMENTE in disaccordo con lei.


Una cosa che ho sempre pensato è: la vita degli uomini è molto più facile, tornassi a nascere vorrei essere uomo.
I maschietti (che dubito leggano questo mio blog) s'inalbereranno al grido "Non è affatto vero!", ma io li contraddico, se non altro, per alcune questioni tecnico-tattiche che giocano a nostro sfavore in modo inequivocabile:
- CICLO (e potrei fermarmi qui);
- Ceretta urbi et orbi;
- Tacchi assassini massacrapiedi (belli, li amo, ma i tagli e le vesciche mi fanno soffrire per giorni, dopo sole due ore di "QuantoSonoFigaColTacco12");
- Figli: agli uomini tutta la parte divertente e a noi donne 9 mesi di vomito, caviglie gonfie, flatulenze, con gran finale di travaglio tra dolori biblici.
Non aggiungo altro, essere uomini è più facile, senza contare che se vai in giro da solo, la notte, non devi vivere nel terrore che qualcuno voglia violentarti; ti è consentito il rutto libero; i genitori non vivono nell'ansia di avere tue notizie ogni volta che ti allontani più di 10 metri da casa; nessuno ti darà mai della zitella se sei single a 40 anni, ma la sfanghi con il simpatico titolo di "scapolone"; puoi collezionare una serie di conquiste da una notte senza che ti vengano attaccate etichette ignominiose... per non parlare dell'onere sentimentale: il peso emotivo della relazione siamo sempre noi donne a portarlo e se gli uomini fanno i leggeri, i faciloni, quelli "è solo divertimento tra noi", sono sempre scusati.
Vi piace vincere facile?! Ci credo!
Sì, mi piacerebbe proprio essere maschio per un po'. 
POI ARRIVA BEYONCE A DIRE CHE SE LEI FOSSE UN MASCHIO, FAREBBE TUTTO DIVERSO! Che lei saprebbe cosa vuol dire amare una donna, ascoltarla, capirla, non darla per scontata e non volerla ferire.
Capito? Prima ci fa il pippone sul fatto che si alzerebbe all'ultimo secondo buttandosi addosso la prima cosa che capita o passerebbe le serate a bere birra con gli amici, ma poi, in una relazione si metterebbe a fare la donna, con tutto il carico emotivo che ne consegue: quindi lacrime, cuore spezzato e tutta la trafila.
Ascolta, Beyoncè, io ti voglio dire una cosa: io questo lo faccio già da tutta la vita e inevitabilmente lascia segni. Essere donna vuol dire non smettere di pensare mai, vuol dire vivere la vita a cuore aperto e lasciare che tutti c'infilino bisturi a tagliuzzartelo, quindi, per una volta, UNA sola dannata volta, facciamo di no?
Una donna che ha avuto 10 uomini, probabilmente è stata male per 6 di questi e per quattro no; un uomo che ha avuto 10 donne, è stato male solo per una, forse due,  di queste, per la questione del carico emotivo di cui sopra.
Con questo non voglio dire che gli uomini non soffrono o non s'innamorano, ma solo che a loro è concesso essere più elastici, gli sono perdonate più cose che alle donne e in più tengono il volante.
Fateci caso, le relazioni spesso e volentieri sono tarate sul fuso orario degli uomini: si esce insieme se è lui a farsi avanti e t'invita; si va a vivere insieme quando lui lo propone; ci si sposa quando è lui a fare la dichiarazione; il figlio arriva quando lui è pronto a diventare padre... lui, lui, lui. 
Ecco perché penso sia più facile essere uomo, perché anche se siamo nel 2017 e ci piace pensare di aver svoltato, di far parte di una cultura progressista, il mondo ruota ancora intorno all'uomo, da qui la mia curiosità di essere dell'altro sesso giusto per sapere come ci si sente (ad avere il potere).


Mi piace essere donna e comunque non farei a cambio, dico solo che se rinascessi, mi piacerebbe essere maschio per levarmi una curiosità. 
E no, non farei come Beyoncè. 
Sì, ok, le birre e il telefono spento, ma penso che con le donne sarei un Casanova con  la faccia di bronzo (specie con quelle che nella vita passata erano uomini).
Adesso scusate, devo andare a darmi lo smalto che questo che ho su si è sbeccato.

venerdì 11 agosto 2017

Tag: il questionario di Proust


Una volta, a cavallo tra '800 e '900 per essere social bisognava frequentare i "salotti".
Un ritrovo eterogeneo di personaggi più o meno scelti, che animavano la serata discutendo di un tema con gli ospiti.
C'erano salotti intellettuali e salotti scandalosi. Io, dovendo scegliere, avrei frequentato i secondi.
Comunque, alla maniera dei social, i salotti avevano le loro mode, le loro condivisioni e uno di quelli che oggi chiameremmo "Tag virali", al tempo fu il questionario di Proust.


Funzionava così: una serie di domande secche e sempre uguali alle quali gli intervenuti, in base alle proprie esperienze e convinzioni personali dava risposte. Il fine del gioco era confrontare le risposte e tracciare i profili delle personalità partecipanti.
E quindi ho pensato, se dovessi fare un tag, perchè non proprio quello inventato da un collega (se Marcel permette di essere considerato tale senza rotolarsi nella tomba come uno spiedo)?
Naturalmente, un tag è tale solo se condiviso, quindi COPIATENE E INCOLLATENE TUTTI, come disse un simpatico ragazzo con i capelli lunghi a una cena, circa 2000 anni fa, dalle parti di Gerusalemme.
1 - Il tratto principale del tuo carattere.
L'autoironia.
2 - La qualità che preferisci in un uomo.
La determinazione.
3 - La qualità che preferisci in una donna.
Il sapersela cavare in qualsiasi situazione.
4 - Il tuo principale difetto.
L'incostanza. E la retenzione idrica.
5 - Il tuo sogno di felicità.
Ne ho tanti, ma se realizzati non saprei dire se poi sarei davvero felice. Preferisco continuare a sognare.
6 - Il suo rimpianto.
Non ero lì quando la mia nonna se n'è andata. A quello non c'è modo di fare ammenda.
7 - L'ultima volta che hai pianto.
Guardando il film dell'orsetto Paddington. Gente, ci sono dei momenti davvero toccanti. Non è un film per bimbi, fidatevi!

8 - L'incontro che ti ha cambiato la vita?
Parlando a livello metafisico, quello con il pensiero artistico di Marcel Duchamp. Una volta che hai a che fare con il dadaismo non puoi più guardare il mondo allo stesso modo. Per intenderci, Duchamp è quello che ha fatto i baffi alla Gioconda.
9 - Sogno ricorrente?
C'erano i fratelli Gallagher. Di più non dico.
10 - Il giorno più felice della sua vita?
Quando ricevetti la prima mail di Newton Compton Editori per "Matrimonio di convenienza". Sono scontata? Pazienza.
11 - E il più infelice?
Ho rimosso. Tanti ne ho passati, tanti arriveranno, a nessuno darò mai la soddisfazione di avere il podio.
12 - La persona scomparsa che richiamerebbe in vita?
Fernando, uno zio morto quando ero troppo piccola per imparare a conoscerlo ma del quale, ancora oggi, mia madre mi racconta aneddoti spassosissimi. Uomo dalla personalità straripante.
13 - Quale sarebbe per te la disgrazia più grande?
Non riuscire più a comunicare con le persone. La comunicazione è tutto, gente.
14 - La materia scolastica preferita?
Inglese e geografia. All'università, invece, storia dell'arte.
15 - Città preferita?
Anche se mi è più affine la Spagna, il mio cuore batte per Londra.
16 - Il colore preferito?
Vado a periodi, come Picasso. Giallo, rosso, rosa... prediligo quelli accesi.
17 - Il fiore preferito?
Io ho il pollice nero, uccido anche i cactus. Preferisco i mazzi di basilico.
18 - Bevanda preferita?
Tutto quello che contiene mango o frutto della passione.
19 - Piatto preferito?
Preferisco il salato al dolce, ma più che un piatto io perdo la dignità per un tagliere di salumi e formaggi.
20 - Il tuo primo ricordo?
Io che strappo i gerani di mia nonna. Avevo un anno.
21 - Se avesse qualche milione di euro?
Entrerei da Louboutin e direi "Un paio di tutto. Trentotto e mezzo.".

22 - Libro preferito di sempre?
Il petalo cremisi e il bianco di Faber.
23 - Libro preferito degli ultimi anni?
Come una rosa d'inverno della Donnelly.
24 - Autori preferiti in prosa?
Ken Follet e Sophie Kinsella.
25 - Poeti preferiti?
Ammetto di sapere poco di poesia. Ammiro Leopardi perché era una rockstar ante litteram. Non si piegava al sistema e anche se gli editori gli chiedevano poesie allegre e felici lui insisteva a scrivere del disagio.
26 - Cantante preferito?
Ne ho diversi e per generi diversi. Se la giocano Alice Cooper, Florence + The Machine e i Doors.
27 - Pittore preferito?
Vedi sopra. Marcel Duchamp. Anche Rothko, però, non lo disdegno.
28 - Eroe o eroina immaginario?
Rossella O'Hara.

29 - Eroi della vita reale?
Non credo negli eroi.
30 - La cosa che odi di più?
La pesantezza, in tutto.
31 - Personaggio storico più disprezzato?
Tanti sono tutti morti, a che serve odiarli? Preferisco tenere le mie energie per altro.
32 - Il dono di natura che vorresti avere?
La vedenza.
33 - Come vorresti morire?
Non è qualcosa a cui penso di solito, ma se proprio devo dire, mangiando babbà, sfugliatelle e cannoli.
34 - Le colpe che t'ispirano indulgenza?
La vendetta.
35 - Il tuo motto?
La vita è troppo corta per prenderla troppo sul serio.

Sentitevi liberi di rubarlo! Facciamo felice Proust, facciamo un po' di salotto!

martedì 1 agosto 2017

IL BLOCCO: come uscirne.

Per quello del collo, fatevene una ragione, è l'età. Dovevate dare retta a mamma quando vi diceva di asciugarvi i capelli.
Per quello dello scrittore, invece, potete continuare a leggere.
Innanzitutto va fatta una dovuta premessa: chiamarlo blocco dello scrittore è una facile generalizzazione e generalizzare è una tendenza di chi ama il dramma. Io, non so se si è capito fino adesso, non amo il dramma. Stiamo leggeri, che di pesante c'è già la vita.
Ora, nella mia modesta e ristretta esperienza, mi sono trovata a fissare il cursore lampeggiante sullo schermo senza avere idea di cosa digitare.
Questo, chiamiamolo tiro improvviso del freno a mano, ha tre radici diverse che andremo a distinguere perché qui parliamo di fatti.
Blocco di tipo 1: BLOCCO CREATIVO.

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Questo è il più grave. è collegato alla totale, o parziale, mancanza d'idee che impedisce di sviluppare la storia.
La mia opinione è: o la storia che ho in mente non è abbastanza buona, o non l'ho ancora "digerita".
Se non è abbastanza buona, si può fare una cosa sola: chiudere il file e trascinarlo nel cestino. Inutile tenerlo lì sul desktop, ogni volta che accendi il pc troveresti quel file a ricordarti della tua mediocrità, perché farsi del male?
Una storia non digerita, invece, ha una buona base. Come lo so? Perché mi emoziona e mi carica come un fucile l'idea d'iniziare a scriverla, la sento mia, mi ci sento dentro. Però il non averla digerita produce come effetto quello di avere una trama con molti buchi, azioni ingiustificate, e mancano i collegamenti, quindi ha bisogno di essere elaborata ancora nella mia immaginazione prima di vedere la luce.
Che faccio in questi casi? Faccio altro. Word non lo apro neanche, zero appunti, nada schemi, nulla di nulla.
1 - Pulisco casa: le mie reminiscenze di feng shui testimoniano che la pulizia esteriore compie anche una pulizia interiore;
2 - Mi dedico a intense sedute di bellezza e benessere (col grande apprezzamento del mio ragazzo);
3 - Guido: radio accesa e vado dove mi porta la strada. Le idee iniziano ad arrivare;
4 - Dipingo: nel senso che mi dedico ad un altro hobby creativo che mi tiene impegnata la testa. Creare è importante per sentirsi soddisfatti di se stessi. Magari il giardinaggio ha lo stesso effetto per qualcun'altra o lo sport....non lo so, quello che vi pare;
5 - Cucino: l'anima va nutrita e anche il corpo. Ma non andate sul classico ricettario di famiglia, qui stiamo cercando di spezzare la routine! Sperimentate e usate nuovi ingredienti.
Ora che è passata la paura e siamo di nuovo creativi, vediamo una forma meno grave di blocco.
Blocco n.2: BLOCCO STILISTICO.

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Si differenzia dal primo perché in questo caso la storia in testa ce l'ho tutta e chiara, solo non mi soddisfa come ho messo giù il determinato passaggio.
Scrivo e riscrivo lo stesso capitolo più volte ma non scatta mai la scintilla. Cancello e riscrivo e ancora niente.
In questo caso bisogna affidarsi ai professionisti, cioè gli altri scrittori. Cerco qualche romanzo che ho amato (possibilmente non recente) e inizio a disaminare lo stile dell'autore, facendo una vera e propria analisi del testo, cercando di catturare gli elementi che fanno funzionare i suoi momenti catartici.
La stessa cosa funziona anche con i film e le serie TV. A volte basta solo il trampolino giusto per saltare dall'altra parte.
Blocco n.3: BLOCCO NARRATIVO.

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Qui siamo proprio dentro la storia e ci troviamo in un punto in cui l'azione stagna. Non succede nulla, l'atmosfera è piatta e i dialoghi stentano.
Per movimentare la situazione ci sono alcuni stratagemmi che possono essere inseriti per dare un plot twist alla storia:
-Morte: un personaggio che se ne va costringe l'autore a gestire diversamente quelli che restano. Chi meglio di George Martin per Trono di Spade  ha utilizzato questo trick? Nessuno. Lui fa fuori i suoi personaggi con la facilità con cui li crea.
-Sesso: una sbronza, una passione sopita, un ritorno di fiamma...quale che sia il motivo, se metti a letto due personaggi la storia ingrana in una direzione nuova. Il sesso cambia tutto nella vita vera, figuriamoci in un romanzo... Non serve nemmeno che ve lo dica.
-Il ritorno: ovvero "La carrambata". Un personaggio (inventato di sana pianta) ritorna nelle vite dei nostri protagonisti dopo una lunga assenza. E questo personaggio si porterà dietro il mistero della sua lontananza, il mistero del suo rientro inaspettato e l'impatto che ha la sua presenza per tutti gli altri... qualcuno lo amerà, qualcun altro lo odierà.
- La festa: che sia un matrimonio, che sia un evento aziendale, che sia un ritrovo di famiglia o una riunione di ex alunni, pigliare tutti i personaggi e metterli insieme (magari con un po' di champagne) è un innesco facile facile per tirare fuori un po' di azione. Tutti hanno segreti e, strano ma vero, alle feste vengono sempre fuori.

Blocco creativo, blocco stilistico, blocco narrativo, digestivo, intestinale, qualunque esso sia, se ne esce sempre.
Tranne Elvis Presley, lui è morto costipato.




mercoledì 26 luglio 2017

Scene erotiche: 10 tips per scriverle!


Le steamy scenes, le scene bollenti, proprio loro.
Ci sono autori che hanno il dono, che sfornano capolavori erotici come se non facessero altro nella vita, le parole gli escono con la stessa naturalezza con cui respirano, poi ci sono quelli...COME ME.
Scrivendo romanzi rosa, prima o poi mi ritrovo con il mio Lui e la mia Lei che vengono ai fatti e siccome mi sono ripromessa di approfondire la scena piccante, al momento topico mi sono trovata con le mani sospese sulla tastiera e niente da scrivere.


Ho (quasi) trent'anni, di acqua sotto i ponti ne è passata, ho un discreto bagaglio da cui attingere, ma passare dalle immagini alle parole non è subito spontaneo. Diciamocelo, la scena erotica deve funzionare, la lettrice deve sentirsi coinvolta, non avere la sensazione di essere davanti a un manuale di biologia, quindi la bravura dell'autore sta nel creare la magia.
E come si crea questa magia?
Ho scoperto che l'ansia da prestazione è comune a molti scrittori e per voi, ho raccolto alcuni suggerimenti e trucchi che ho scovato documentandomi in giro su come superare l'impasse.
Ve lo dico subito: minori (se ci siete) chiudete la pagina; maggiori di 18, declino ogni responsabilità su quello che farete dopo aver letto questo post.
1- GET DRUNK:  sì, il primo tip è ubriacarsi. Ma non a livelli da non distinguere più le lettere sulla tastiera (se no a che accidenti serve?), bensì quel livello di brillantezza che ti rilascia i freni inibitori, che ti toglie i filtri e non sentire il peso della coscienza che ti dice "questo non si fa".


Ho testato personalmente e posso dirvi che nel mio caso un prosecco della Valdobbiadene funziona meglio di un Franciacorta. Col Valbobbiadene sono più allegra e fluida nel trasporre le immagini in parole. Unica pecca: da affrontare solo a pomeriggio inoltrato. Bere prima delle 17.00 è da ubriaconi.
2-Soundtrack: la musica aiuta a farsi trasportare e la colonna sonora giusta contribuisce a creare il mood emotivo che sviluppa la situazione. Attenzione! La colonna sonora varia a seconda del sesso di cui state scrivendo: sesso romantico (vai con Brian Adams), sesso selvaggio; sesso rabbioso; sesso disperato; sesso sensuale (lo so che è  brutta, ma almeno nel mio blog me lo permetto); sesso estremo.
Ogni occasione ha il suo vestito e ogni sesso le sue canzoni. Iniziate a scorrere le playlist del vostro ipod e vedete in che frangente possono funzionare. Magari Hanno Ucciso L'Uomo Ragno la skippiamo...

3-Meglio soli: sì, quando scrivi una steamy scene non avere nessun elemento di disturbo intorno è meglio, si è più raccolti con se stessi e si può stare "dentro" la propria testa. Chiudi la porta e spegni il telefono. A volte è capitato che il mio ragazzo mi sorprendesse alle spalle a sbirciare il mio lavoro o mia madre al telefono. Ecco, fine della magia. Un pubblico che assiste alla scrittura della scena erotica è la morte della sensualità.


4-Documentarsi: quello che sto per dire può non piacere ma non si può sempre piacere a tutti, no? Cosa intendo con "documentarsi"? Se scrivo di influenza devo informarmi su che farmaci usare per guarirla, quindi se scrivo di sesso... YouPorn, PornHub, XHamster, RedTube e la lista potrebbe continuare infinita. Sì, a mali estremi, quando anche l'immaginazione è bloccata, una sbirciata ai professionisti del settore può essere d'aiuto. Mai essere snob è una regola aurea, non si sa mai da dove può venire fuori una buona idea.
5 - Non editare: la scena erotica va scritta tutta di getto, senza tornare indietro sui propri passi, cancellare e riscrivere, cambiare parole, girare le frasi....NO! Editare una scena erotica mentre si scrive è come chiedere scusa e "Ti piace?" mentre si fa sesso. Imperdonabile. Lasciare sedimentare la scena e fare l'editing dopo tempo.
6 - Dialoghi: vi è mai capitato di fare sesso nel silenzio e mutismo più totale? Dubito, anche solo qualche bisbiglio o sussurro ci sarà stato. Ecco, questo vale anche nei romanzi. Se i personaggi durante l'amplesso parlano (sì, ma non del tempo o della crisi economica) la scena risulta molto più realistica.

7 - Preliminari: a meno che quel passo del romanzo non richieda una sveltina, conviene spendere un po'  di tempo sui preliminari tra i due personaggi per far partecipare il lettore al build up della tensione sessuale.
8 - One shot: mai lasciare una scena di sesso a metà. Se la inizi devi farlo con l'intenzione di finirla. E' un po' come nella realtà, in fondo: a nessuno piace iniziare a darsi da fare alla grande per poi trovarsi a dire "Sì, bello, ma finiamo domani". COSA DIAVOLO STAI DICENDO? FINIAMO ORA?
9 - Conta le mani: a meno che non sia un fantascientifico con protagonisti alieni, abbiamo tutti due sole mani, quindi verificare che il protagonista non stia facendo questo: affondò la mano destra nei suo capelli setosi mentre con la sinistra le strinse il seno e con l'altra il sedere. Io qui conto tre mani, e se la matematica non è un'opinione, pure voi.
10 - Fai shopping: sì, sei autorizzata! Vai in un negozio di intimo e datti alla pazza gioia: reggiseni, corsetti, body, tanga, brasiliane, pizzo, seta, nastri... per scrivere scene hot ci vuole self confidence e non avrai mai più autostima di quando sei appena uscita da un negozio con un completino sexy nuovo che è una bomba.


Ecco, i dieci writing tips che ho raccolto per voi! Vi confesso che molti mi piacciono parecchio e se questo mi manderà all'inferno me ne farò una ragione.