martedì 17 ottobre 2017

Era meglio... IL FILM


No, no, non ho sbagliato. Questo giro spezzo una lancia a favore della pellicola.
Ogni volta che viene tratto un romanzo da un libro di successo, vado al cinema carica di aspettativa ed esco delusa e amareggiata, con sempre la solita frase in bocca: "Il libro era meglio".
Questa potrebbe essere assunta come una verità universalmente riconosciuta, insieme a "Un uomo in possesso di una cospicua fortuna dev'essere alla ricerca di una moglie".
E INVECE NO.
Ebbene, ho la bellezza di tre esempi per i quali il film, a mio parere personale, è di parecchie spanne davanti al libro.

Per creare un po' di suspence partirò dalla posizione numero tre.
Emma, tratto da Emma di Jane Austen.


Quello con Gwynneth Paltrow, per intenderci. Correva l'anno 1996.
A pelle la sensazione è stata quella, il film ha dato dinamismo ad alcune parti statiche del romanzo, ha arrotondato il personaggio di Emma che sulla pagina a tratti era un po' piatto e ha vivacizzato Mr. Knightley che nel libro sembrava una caricatura un po' più smorta di Mr. Darcy (mancando l'acredine iniziale che c'era tra Lizzie e Darcy, gli scambi tra Emma e Knightley risultavano meno vivaci).
Se non avessero mai girato il film, Emma sarebbe comunque rimasto un capolavoro letterario, ma sotto questa luce, la pellicola è del tutto all'altezza dello scritto se non migliore.
A chi interessa una ventata di freschezza, Ragazze a Bevery Hills è la rivisitazione in chiave moderna di Emma e lo trovo altrettanto riuscito. Alicia Silverstone da 110 e lode.
Perfetto per avvicinare ragazze neo-adolescenti alla Austen.
E per crogiolarsi nella nostalgia anni Novanta.

Saliamo un gradino e alla numero due vediamo chi c'è.
Io prima di te, tratto da Io prima di te di Jojo Moyes.


Sarò onesta, è andata così: ho visto prima il film poi ho letto il libro. Fatemi causa.
Belli entrambi, ma nel film Lou mi è risultata meno patetica. A tratti, nel libro, la chiamavo #LouMaiNaGioia.
Nel film la sua goffaggine risulta più comica che fastidiosa (diciamo ingenua), mentre nel romanzo sembra quasi un richiamo ad Anastasia di Cinquanta Sfumature, quindi anche basta.
Anche il rapporto con Pat: nel libro ho percepito una Lou più succube, mentre nel film capisco che sta con lui solo perché crede di doversi accontentare e farsi bastare ciò che ha.
Non ho letto il seguito perché ho deciso in modo del tutto arbitrario che Io prima di te è auto-conclusivo.

Veniamo alla numero uno, signori e signore della giuria!
Il diavolo veste Prada, tratto da Il diavolo veste Prada di Lauren Weisberger.


Una Meryl Streep immensa, Stanley Tucci uomo chiave e grande prova di maturità recitativa di Anne Hathaway.
Per non parlare dello sceneggiatore: bacerei la terra su cui cammina.
Ritmo serrato, come piace a me.
Il libro, passa in secondo, per non dire terzo piano, rispetto al film.
Ha come unico pregio quello di aprire gli occhi sugli isterismi del mondo della moda, ma finita lì.
Dalla prima all'ultima pagina è tutta un'accozzaglia di nomi di stilisti e designer che dopo un po' ti stanchi di leggere.
Le dinamiche tra i personaggi non sono molto chiare e da parte mia non sono riuscita a empatizzare con la protagonista.
Ammetto di aver faticato non poco a leggerlo, trovandolo lento all'inverosimile, mentre il film non ti accorgi nemmeno di averlo visto da quanto scorre. Ti tira dentro al punto che una volta spenta la TV, se senti squillare il telefono, pensi "Oddio, Miranda".

Magari queste mie impressioni non sono condivisibili al 100%, ma credo che almeno una volta nella vita, tutti abbiamo visto un film migliore del libro. Voi che dite?

lunedì 9 ottobre 2017

Questione d'immagine

"Non si giudica un libro dalla copertina".
Questa affermazione è tanto nobile quanto falsa.
Io per prima non nego che il libreria il mio occhio si fa catturare dalle grafiche più sgargianti, ma non sono poi neanche il tipo che acquista un libro solo sulla base dell'estetica.
Un romanzo potrà anche avermi sedotto con una copertina accattivante, ma se leggendo la sinossi lo sento lontano dai miei gusti, torna sullo scaffale dove l'ho trovato.
Se dovessi mettermi a disquisire sull'universo copertine di ogni genere librario potrei tranquillamente stendere un trattato che il testo di Giulio Carlo Argan sull'arte contemporanea è un manualetto, a confronto.
Scherzo, che il maestro Giulio Carlo non se la prenda con me.
Comunque, parliamo delle copertine dei romanzi rosa.
In anni di lettura e acquisti (e più recentemente, pubblicazione) ho individuato due categorie di copertine: quelle fotografiche e quelle grafiche.
Il primo gruppo contempla scene di coppia, affettuose e romantiche, con Lui e Lei stretti in un abbraccio o in procinto di baciarsi o, in alternativa, solo la Lei che guarda l'obiettivo con sguardo ispirato/trasognato e un paesaggio più o meno suggestivo alle spalle.
Il secondo gruppo, ricompone in grafica vettoriale o disegni stilizzati quelli che possono essere gli elementi chiave del romanzo.
Posso dire che il mio gusto personale è schierato a favore del gruppo n.2, ovvero, la copertina in grafica.
Sono arrivata a questa decisione dopo aver notato come alcuni romanzi stranieri, con copertina originale in grafica, arrivassero in Italia con copertina fotografica e l'impatto risultava del tutto stravolto.
Esempio: i romanzi di Julia Quinn, edizione inglese contro edizione italiana.




Credo salti all'occhio di tutti quanto il cambio di copertina cambi l'impatto sull'occhio della lettrice. La copertina originale mi comunica allegria, una storia divertente, frizzante, romantica ed elegante; la copertina fotografica della versione italiana mi trasmette meno qualità positive, riducendo il tutto a un gioco di seduzione stereotipato e prevedibile.
Questa impressione cambia anche lo stato d'animo con cui si affronta la lettura e credo che la copertina in grafica premi di più il contenuto che ci apprestiamo a leggere.
Poi, passando dal genere rosa all'erotico, le copertine fotografiche si riducono a un uomo seminudo ritratto in bianco e nero con addominali scolpiti che l'Apollo di Fidia può accompagnare solo.
Discutibile, dài... anche nell'erotico, oltre al nudo c'è di più!!! Facciamolo sto sforzo!
Credo di parlare a nome di tutte dicendo che vorrei che tutti i romanzi della mia libreria avessero copertine degne del loro contenuto.
E voi per che squadra tifate? Copertina fotografica o copertina grafica?



giovedì 28 settembre 2017

Le cose che piacciono a me tag


Chi ha visto Tutti insieme appassionatamente, dal titolo ricorderà la canzone che cantava freulein Maria ai sette ragazzi Von Trapp per far passare loro la paura del temporale.
Cosa? Non avete visto Tutti insieme appassionatamente?! Non vi vergognate? Compiti per casa: recuperare subito!!!
Questo tag è la stessa cosa, ma non cantato (sono stonata e non ne faccio mistero) e in 26 punti elencherò, una per lettera dell'alfabeto, le cose che piacciono a me.
E come ogni buon tag che si rispetti, copiatene, incollatene e condividetene!

A - Amazon: sì, mi sono votata all'e-commerce. Come Faust ho venduto l'anima per l'abbonamento Prime, spedizione gratuita in quarantotto ore. Non posso più farne a meno, anche solo per ammazzare la noia in fila in banca, sfodero la app e mi metto a sbirciare le offerte del giorno anche se poi non compro niente.
B - Book fotografici: sì, quei mattoni che si vedono nelle riviste di arredamento, poggiati con nonchalance su tavolini da caffè per dare all'ambiente un allure cultural chic. Amo soprattutto quelli di moda e viaggi e mi perdo a sfogliarne le pagine patinate. L'unica pecca: sono da spolverare un giorno sì e uno no.
C - Cannella: la metterei ovunque (assieme all'uvetta). Ha un sapore confortante. Sì, se fossi una spezia sarei la cannella.
D - Dorayaki: le focaccine giapponesi cugine dei pancake (ma senza burro). Se non le avete mai assaggiate datemi retta, non fatelo. Dopo il primo morso scatta la dipendenza.
E - Etnico: 4 volte su 5 che esco a cena, la scelta cade  su un ristorante etnico. Che sia messicano, giapponese, cinese, persiano, greco, indiano, se mi proponete cibo etnico la mia risposta sarà sempre sì.
F - Formaggi: in una vita precedente devo essere stata un topo perché ho una predilezione per ogni tipo di prodotto caseario. Potrei svuotare l'intero bancone del reparto formaggi di un supermercato, senza esclusioni: freschi, stagionati, duri, molli, delicati o puzzolenti... lasciate che i formaggi vengano a me.
G - Grafica vettoriale: per le copertine (che siano libri, riviste o depliant) trovo più elegante una illustrazione in grafica che non fotografica.
H - Hobbystica: non c'è negozio in cui io mi senta a mio agio quanto in uno di hobbystica, fai-da-te e bricolage. Uomo, vuoi fare colpo? Portami da OBI, BricoIO o LeRoy Merlin e sarò perdutamente tua. No ai fiori, sì alle brugole!
I - Ikea: diciamocelo, esiste una giornata più bella di quella in cui ti trovi il nuovo catalogo nella buca della posta?
J - Jane Austen: chiunque scriva o legga romanzi rosa, ha con lei un debito d'onore enorme.
K - Knight Frank: l'agenzia di consulenza immobiliare di lusso che tratta gli immobili più esclusivi del mondo. Avete mezz'ora buca da riempire? Perché non sognare un po' guardandosi le foto di mega attici con vista su Central Park, palais in affaccio sulla Senna, castelli nella campagna inglese o megaville a Mustique in vendita alle modiche cifre di 50 milioni di euro e fingere per un attimo di essere interessate all'acquisto? Vi lascio il link perché tanta bellezza va condivisa: Knight Frank
L - Liquirizia a rotelle: se non srotoli la rotella, godi solo a metà.
M - Maps: se non esistesse questa app di Google, sarei finita su Chi l'ha visto già anni fa. Mi salva sempre, e spesso e volentieri svolge un ruolo chiave nella ricerca per la stesura dei miei romanzi.
N - Netflix: e lo streaming in generale. Amo le serie TV e mi piace vedere quello che voglio, quando lo voglio e dove lo voglio. In più, per una che non riesce ad aspettare l'uscita di una serie straniera in italiano, è una mano santa.
O - Odore della benzina: non depone a mio favore, ma quando vado a fare rifornimento non posso non cercare con il naso l'odore denso e oleoso della benzina. Ma non credo di essere la sola...
P - Peluches: mi fanno una tenerezza esagerata ed entrare in un negozi di giocattoli è quantomai pericoloso. Vederli sugli scaffali che mi guardano con quegli occhioni acquosi mi fa stringere il cuore e sento l'impulso di comprarli tutti per dargli una casa. Tanto per rendervi conto dell'entità del problema, ho due orsetti Paddington identici, ma uno ha l'impermeabile rosso e quell'altro blu. Li dovevo avere tutti e due.
Q - Queen Elizabeth II: la sovrana d'Inghilterra è la regina per antonomasia, per me un'icona di tradizione e solidità e, a modo suo, anche pop. Poi diciamocelo, senza monarchia, i Sex Pistols non sarebbero mai diventati famosi.
R - Rumore del fuoco che scoppietta: ipnosi immediata.
S - Sex & the City: su Fox le puntate vengono trasmesse a rotazione e io non smetto mai di guardarmele e riguardarmele. La serie TV più riuscita di sempre.
T - Tacchi: ho un'autentica venerazione per lo stiletto e potendo non userei altro. Sono un boost per l'autostima.
U - Uno: a trent'anni ancora gioco partite ai confini della perdita della dignità, mettendo a rischio solide amicizie con piogge di +4.
V - Vestaglie: un vezzo dannunziano se volete, ma le "vesti da camera" in satin, seta, pizzo, cachemire, crepe de chine esercitano su di me un fascino irresistibile. Me la butto addosso, stringo il fiocco ed è subito Hollywood anni '30. Sarà davvero finita quando mi comprerò una chaise longue.
W - Woody Allen: l'ironia nevrotica e paranoica dei suoi film con me colpisce sempre nel segno. Genio puro. Se vi dovessi consigliare 3 suoi film per iniziarvi al suo cinema, direi Basta che funzioni, Match Point e Scoop. Prendete un week-end di pioggia, pop-corn fatti in casa, una bottiglia di bianco frizzante (meglio Chardonnay) e godeteveli. Sì, pop-corn e Chardonnay, avete letto bene. Danno il meglio di sé se sui pop-corn sciogliete del burro e grattate sale rosa.
X - X-Factor: ogni anno mi dico "Questa edizione non la guardo" e poi finisco sempre per piazzarmi sul divano, in prima serata, dolby surround a paletta e tazza di tè che neanche fossi il quinto giudice.
Y - Yankee Candle: ho combattuto per anni l'acquisto delle malefiche candeline, poi le ho trovate in sconto e mi sono detta "Perchè non provarne una" e da lì iniziò il delirio. In casa non devono più mancare... e non ho ancora trovato un aroma che non mi piaccia.
Z - Zucca: buona, economica e versatile. La vuoi dolce? Ci fai una torta. La vuoi salata? Ci fai una zuppa. Puoi farci un primo (ripieno per tortelli), un secondo, un contorno o un dessert. Se hai della zucca in casa, non morirai di fame.

Ogni tanto fa bene elencarsi ciò che si ama e per dare una sferzata di positività alla vostra vita, vi suggerisco di fare lo stesso.

mercoledì 20 settembre 2017

La mia vita dopo Instagram


Io non sono mai stata una precisina, gne gne gne, anzì.
Se dovessi descrivermi direi che sono più una buttona, una appoggiona, una di quelle che se ha una cosa in mano la mette lì e ce la lascia per mesi (tipo i vestiti che si accumulano sulla sedia una volta che li ho smessi).
L'ho sempre fatto con tutto, con l'eclatante risultato di non ricordarmi dove mettevo le cose.
Poi è arrivato Instagram.

Come spiegai in un vecchio post, nel 2017, se non sei sui social non esisti e quindi mi sono convinta ad aprire un profilo per entrare in contatto con altre scrittrici, blogger, lettrici e condividere un aspetto più privato di Felicia.
Ora, non serve un guru dei social media per capire che le foto su Instagram si dividono in belle e brutte, ma cosa fa di una foto la bellezza o la bruttezza?
Risposta: l'abbinamento dei colori (ciao spettro cromatico), la luce, i contrasti, la messa a fuoco (troppo spesso sottovalutata), il contenuto (per dire, i calzini sporchi sul pavimento magari anche no); la composizione (oggetti allineati geometricamente o buttati casual).
 


Instagram mi ha aiutato a smussare la mia fibra di appoggiona.
Trovandomi nella condizione di scattare foto estemporanee per casa, non avendo uno studio dotato di luci e apparati fotografici ad hoc, sono stata costretta a mettere in ordine.
E con ordine non intendo semplicemente "le cose al loro posto", ma proprio comporre lo spazio intorno a me.
Voi direte: Grazie, sei un architetto!
Ma il difetto degli architetti è fare a casa degli altri ciò che non si fa a casa propria (nel bene e nel male), nel mio caso comporre l'ordine.
Per fare un esempio più semplice, vi parlo del cibo.
Non sono una cuoca, mi limito a poche semplici ricette collaudate, ma la mia pecca è sempre stato l'impiattamento: non ho mai dato troppo peso a come mettevo il cibo nel piatto finché non si è presentata l'eventualità di fotografarlo prima di mangiarlo.


Sono stata costretta a studiare, seppur non a livelli da ristorante stellato, come impattare le pietanze da me cucinate.
Non fotografo TUTTO, ma questa deformazione si è allargata a macchia d'olio: rifare il letto non è più solo coprirlo, ma tirare bene le lenzuola, sprimacciare i cuscini e allinearli per forma e colore; riordinare la scrivania non è ficcare tutto nei cassetti, ma posizionare ogni oggetto dove mi serve vederlo subito, riunendo le suppellettili per gruppi (il ripiano dei blocchi appunti, il ripiano dei porta penne, il ripiano delle candele); pulire la cucina non è solo igienizzarla, ma darle un aspetto allo stesso tempo funzionale e accogliente.
In giro voglio vedere meno cianfrusaglie possibile perché raccolgono polvere e a occhio generano un effetto di disordine anche se disordine non è.
Una composizione ordinata trasmette al cervello messaggi positivi comparabili a una sensazione di appagamento e aiuta a ragionare meglio.


Con questo non voglio essere fraintesa come quella che è rimasta traviata dai social, ma più che altro riconosco che Instagram è riuscito là dove anni di urla di mia madre non sono mai arrivati: a farmi tenere le cose a posto.
Quindi, se anche casa vostra è un casino, se per quanto pulite non vi sembra mai a posto, seguite questo bizzarro consiglio: scattate foto delle stanze, guardatele attraverso la lente Instagram e capite cosa va tolto/aggiunto/spostato/sostituito. Può sembrare assurdo, ma potrebbe essere d'aiuto.
No al feng shui your house, ma sì al Instagram your house (and life).
Anche voi siete state contagiate?

lunedì 11 settembre 2017

Cara giovane me


Il termine "giovane" è relativo, lo riconosco, ma siccome i 30 anni stanno arrivando inarrestabili, ho pensato che se avessi la possibilità di tornare indietro nel tempo e incontrare la giovane me (poniamo a quindici/sedici anni), mi piacerebbe dirle alcune cose, darle qualche consiglio e svelarle qualche dettaglio del futuro per consolarla.
Queste sono le venti cose, serie e meno serie che avrei dovuto sapere:
1- I voti a scuola non sono voti nella vita. Quel sei e mezzo che ti ritrovi sempre e comunque non ti definisce, non vuol dire che sei una persona mediocre o poco più che sufficiente;


2 - All'università spaccherai il culo, avrai grandi soddisfazioni e il tuo libretto degli esami potrai incorniciarlo. Ti laureerai in anticipo e a 24 anni sarai anche già abilitata all'esercizio della professione, ma... GODITELA! Questo periodo non tornerà mai più quindi puoi permetterti di perdere un po' di tempo e guardarti intorno. RALLENTA E RESPIRA;


3 - Tutti i ragazzi che ti piacciono e che non sanno nemmeno che esisti tra qualche anno te li troverai alla porta in fila. NON ROSICARE!


4 - Alcuni dei ragazzi di cui sopra, credimi, non valgono la pena, meglio che restino fantasie. SII SELETTIVA E FALLI SOFFRIRE;
5 - Smettila di lasciare le cose a metà, impara a finire quello che fai, soprattutto i romanzi. No, ora non sai di cosa sto parlando, ma tra poco sì;
6 - Datti la crema idratante mattina e sera e struccati prima di andare a dormire. ABBI CURA DELLA MIA PELLE!


7 - Quella festa a cui non sai se andare, quella cena a cui non sai se partecipare, quel concerto del quale non sai se prendere i biglietti...la risposta è "sì a tutto". OGNI LASCIATA E' PERSA;
8 - Non metterti a dieta, TROVATI UNO SPORT E FALLO BENE;
9 - Non farti i capelli castano scuro, non ti ci troverai bene e ti ci vorranno 2 anni a tornare al tuo colore;
10 - Quel ferro arricciacapelli sono soldi buttati, i tuoi capelli non si arricceranno mai!
11 - Imparerai ad apprezzare Leopardi. Sì, lo so, adesso lo odi, ma arriverai a capirlo;
12 - Le ragazze più carine della scuola, quelle che tutti vogliono, quelle di cui tutti parlano, tra dieci anni saranno dei casi sociali;


13 - Impara a scriverti le cose, hai il brutto vizio di scordartele;
14 - Quella minigonna di Dolce & Gabbana con la scritta oro sul sedere, costata un patrimonio, non la metterai mai;
15 - La tipa che ti bullizzava a scuola ,oggi, a 30 anni, ancora si sente qualcuno dando ordini a ragazzini delle medie su come montare tende e accendere un fuoco;
16 - Ora non sei una persona ansiosa, ma sappi che lo diventerai e non ci potrai fare proprio nulla, devi solo aspettare che passi;
17 - Non prendere MAI  decisioni capitali mentre hai il ciclo;


18 - Studiare tedesco per 8 anni e poi dimenticartelo è uno spreco;
19 - Non dare troppo peso all'opinione degli altri, non si può piacere a tutti;
20 - Anche se non farai nulla di ciò che ti ho detto sappi che sopravviverai benissimo.


E voi, cosa vi direste se potreste incontrarvi indietro nel tempo?

lunedì 4 settembre 2017

Buon anno nuovo


Non è un segreto che settembre porti con sé un'aria di ripartenza, come se l'anno in corso si azzerasse per darti la possibilità di fare un reset.
Anche solo il rientro dalle ferie (per chi c'è stato) ti butta addosso una cascata di cose da fare improrogabili.
Da parte mia, sento come anno nuovo molto di più settembre che non il primo gennaio, sarà perché l'inverno non mi si confà molto, il freddo mi iberna il cervello e la fine delle feste natalizie mi mette malinconia.
Settembre è decisamente meglio per premere "stop" e ricominciare. Certo, anche la fine delle vacanze ha il suo sapore amaro ma, a differenza di gennaio, le giornate hanno ancora un clima gentile e possono ancora offrire qualche spunto per una fuga fuori porta o una giornata d'estate rubata al calendario.
Settembre è il mese delle fiere gastronomiche e c'è sempre l'opportunità di scoprire qualcosa di nuovo.
Io, come penso molti altri, mi sono data alcuni obiettivi, il dubbio rimane sempre se ne verrò a capo, ma almeno bisogna provarci: è l'unico modo per scoprirlo.
Le mie September resolution sono:
- riordinare la casa: intendo in modo invasivo, sventrando ogni cassetto e ogni sportello del suo contenuto, tenendo solo ciò che serve. L'inerzia del tempo che passa mi porta ad accumulare paccottiglia che rende gradualmente invivibile lo spazio vitale. Sarò spietata e non farò prigionieri;


- riordinare me stessa: alla fine dei vari viaggi (chi mi segue su Instagram sa che ho fatto un on the road piuttosto intenso tra Alsazia, Lussemburgo e Germania) sono tornata che sembro una caso da prima/dopo la cura quindi si rende necessario un restauro profondo per rendermi di nuovo socialmente accettabile;


- nuovo romanzo: ho un'idea e devo concentrarmi per farle prendere forma. L'obiettivo è iniziare a scrivere la bozza dalla metà di settembre e sarà meglio che il mio omino del cervello si rimbocchi le maniche, pena, testate al muro;


- vita sociale: mi è tornata la voglia di uscire, vedere gente, parlare (anche) di cose frivole e futili e pensionare per un po' la pantofolaia che è in me, almeno fino a quando il clima lo permetterà (supponiamo fine novembre). Ho avuto periodi altalenanti, da animale social e eremita, e se la vita è un pendolo che oscilla (diceva Schopenauer, credo), adesso è il turno dell'animale social, non fosse altro che devo metabolizzare l'arrivo dei trenta tra più o meno un mese...tic tac tic tac;
- vita sportiva: non ho mai nascosto di aspirare ad essere un fermacarte, lo sport mi fa soffrire sia a livello fisico che mentale. Lo so che sbaglio, ma non ho abbastanza forza di volontà per impormelo. L'acquisto di una piattaforma per fascia vibromassaggiante mi ha convinto che sono davvero la regina della ginnastica passiva. Sempre nello spirito della motivazione, però, ho deciso di riprendere in mano la racchetta da tennis, perché non ero male in campo e il fine di colpire la palla per mandarla di là dalla rete è sempre stato uno (se non l'unico) stimolo a farmi correre. Per intenderci, non mi vedrete mai correre verso il nulla su un tapis roulant.


Sono una persona ambiziosa e ho fissato l'asticella piuttosto in alto per i miei standard (quantomeno con lo sport), però chi si ferma è perduto, quindi ANDARE, ANDARE, ANDARE!!!!

E voi come siete entrate in questo settembre? Scariche o motivate?

venerdì 25 agosto 2017

If I were a boy...ME NE FREGHEREI!


Sulla via del ritorno, oggi, la radio trasmetteva i maggiori successi degli anni passati e, complice il blues da rientro, mi sono messa ad analizzare il contenuto della canzone If I Were A Boy di Beyonce trovandomi TOTALMENTE, COMPLETAMENTE, ASSOLUTAMENTE in disaccordo con lei.


Una cosa che ho sempre pensato è: la vita degli uomini è molto più facile, tornassi a nascere vorrei essere uomo.
I maschietti (che dubito leggano questo mio blog) s'inalbereranno al grido "Non è affatto vero!", ma io li contraddico, se non altro, per alcune questioni tecnico-tattiche che giocano a nostro sfavore in modo inequivocabile:
- CICLO (e potrei fermarmi qui);
- Ceretta urbi et orbi;
- Tacchi assassini massacrapiedi (belli, li amo, ma i tagli e le vesciche mi fanno soffrire per giorni, dopo sole due ore di "QuantoSonoFigaColTacco12");
- Figli: agli uomini tutta la parte divertente e a noi donne 9 mesi di vomito, caviglie gonfie, flatulenze, con gran finale di travaglio tra dolori biblici.
Non aggiungo altro, essere uomini è più facile, senza contare che se vai in giro da solo, la notte, non devi vivere nel terrore che qualcuno voglia violentarti; ti è consentito il rutto libero; i genitori non vivono nell'ansia di avere tue notizie ogni volta che ti allontani più di 10 metri da casa; nessuno ti darà mai della zitella se sei single a 40 anni, ma la sfanghi con il simpatico titolo di "scapolone"; puoi collezionare una serie di conquiste da una notte senza che ti vengano attaccate etichette ignominiose... per non parlare dell'onere sentimentale: il peso emotivo della relazione siamo sempre noi donne a portarlo e se gli uomini fanno i leggeri, i faciloni, quelli "è solo divertimento tra noi", sono sempre scusati.
Vi piace vincere facile?! Ci credo!
Sì, mi piacerebbe proprio essere maschio per un po'. 
POI ARRIVA BEYONCE A DIRE CHE SE LEI FOSSE UN MASCHIO, FAREBBE TUTTO DIVERSO! Che lei saprebbe cosa vuol dire amare una donna, ascoltarla, capirla, non darla per scontata e non volerla ferire.
Capito? Prima ci fa il pippone sul fatto che si alzerebbe all'ultimo secondo buttandosi addosso la prima cosa che capita o passerebbe le serate a bere birra con gli amici, ma poi, in una relazione si metterebbe a fare la donna, con tutto il carico emotivo che ne consegue: quindi lacrime, cuore spezzato e tutta la trafila.
Ascolta, Beyoncè, io ti voglio dire una cosa: io questo lo faccio già da tutta la vita e inevitabilmente lascia segni. Essere donna vuol dire non smettere di pensare mai, vuol dire vivere la vita a cuore aperto e lasciare che tutti c'infilino bisturi a tagliuzzartelo, quindi, per una volta, UNA sola dannata volta, facciamo di no?
Una donna che ha avuto 10 uomini, probabilmente è stata male per 6 di questi e per quattro no; un uomo che ha avuto 10 donne, è stato male solo per una, forse due,  di queste, per la questione del carico emotivo di cui sopra.
Con questo non voglio dire che gli uomini non soffrono o non s'innamorano, ma solo che a loro è concesso essere più elastici, gli sono perdonate più cose che alle donne e in più tengono il volante.
Fateci caso, le relazioni spesso e volentieri sono tarate sul fuso orario degli uomini: si esce insieme se è lui a farsi avanti e t'invita; si va a vivere insieme quando lui lo propone; ci si sposa quando è lui a fare la dichiarazione; il figlio arriva quando lui è pronto a diventare padre... lui, lui, lui. 
Ecco perché penso sia più facile essere uomo, perché anche se siamo nel 2017 e ci piace pensare di aver svoltato, di far parte di una cultura progressista, il mondo ruota ancora intorno all'uomo, da qui la mia curiosità di essere dell'altro sesso giusto per sapere come ci si sente (ad avere il potere).


Mi piace essere donna e comunque non farei a cambio, dico solo che se rinascessi, mi piacerebbe essere maschio per levarmi una curiosità. 
E no, non farei come Beyoncè. 
Sì, ok, le birre e il telefono spento, ma penso che con le donne sarei un Casanova con  la faccia di bronzo (specie con quelle che nella vita passata erano uomini).
Adesso scusate, devo andare a darmi lo smalto che questo che ho su si è sbeccato.