lunedì 17 luglio 2017

25 Indiscrete domande letterarie

Ci sono cascata anche io, alla fine: il post tag.
Ho visto diversi video su YouTube a tema "25 indiscrete domande letterarie" e ho pensato di riproporlo.
Poiché non sono disinvolta davanti alla telecamera e non mi piace sentire la mia voce registrata, vi (mi) risparmio il video sul canale YT e rispondo qui.
1- Come scegli i libri da leggere? Ti fai influenzare dalle recensioni?
Non ho un metodo preciso: passo dall'acquisto compulsivo alla ricerca smodata e ossessiva. Passo molte serate a scandagliare il catalogo Amazon per stilare la mia wishlist che quanto a numero di titoli è... inarrivabile. La copertina mi influenza? Molto, un buon 40% incide. Se la copertina mi colpisce, sono più invogliata a prendere il libro e leggere la trama. Anche il titolo mi deve intrigare. L'ago della bilancia però è sempre la sinossi: difficilmente compro alla cieca.
Le recensioni m'influenzano il giusto, ma seguo sempre il mio gusto personale e se le due cose s'incontrano allora il libro è acquistato.
2- Dove compi i libri? On line o libreria?
Dipende. Entrambe. Se sono in libreria, anche solo per un giretto di salute, è difficile che esca senza acquisti. On-line è più facile trovare titoli meno "di moda" e che magari non circolano più in libreria da qualche anno... e io sono una che va parecchio a scavare negli annali. Questo mi porta ad ammettere che una bella metà della mia biblioteca è composta da testi che arrivano da mercatini dell'usato e alcuni anno più anni di me.
3 - Aspetti di finire un libro prima di comprarne un altro o hai una scorta?
Ho una scorta salvavita. I libri sono un investimento, vanno comprati ad oltranza.
4 - Di solito quando leggi?
Quando ho tempo, ma quasi sempre la sera prima di andare a dormire (grazie alla mia lucina strategica da talpa) e nel fine settimana.
5- Ti fai influenzare dal numero di pagine quando copri un libro?
Nì. Se la trama mi aggancia il libro è preso, ma più pagine ha meglio è. Mi conforta sapere che il romanzo mi terrà compagnia a lungo. I love mattonazzi da un kilo e due.
6- Genere preferito?
Rosa, thriller, storici, biografie ma in ordine sparso. Dipende dal momento.
7- Hai un autore preferito?
Ken Follet è un autore che stimo moltissimo anche se i suoi lavori non li ho letti tutti. E Sophie Kinsella.
8-Quando è iniziata la tua passione per la lettura?
Avevo 9 anni ed ero con mio padre in fila (lunghissimaaaaa) al supermercato. Per ingannare il tempo ho iniziato a guardarmi intorno e ci trovavamo proprio nella corsia con il corner libri. Vidi La nonna sul melo di Mira Lobe e scattò una connessione. Lo volevo. Papà fu felice di prendermelo e una volta tornati a casa mi chiusi in camera con il mio libro. Da allora sono andata avanti a pane e libri.
9- Presti i libri?
Se posso, preferisco di no. Non si sa mai come tornano indietro.
10- Leggi un libro alla volta o più di uno contemporaneamente?
Uno alla volta. Quando leggo "entro" dentro la storia, quindi prima di uscire voglio finire il mio viaggio.
11-I tuoi amici e familiari leggono?
Metà e metà. Metà sono lettori voraci e assatanati e l'altra metà legge al massimo i messaggi su Wazzup. E poi neanche più tanto, da quando esistono i messaggi vocali.
12- In quanto tempo finisci un libro?
Uno o due giorni. Una settimana se parliamo di romanzi sulle mille e rotte pagine.
13- Quando vedi in giro qualcuno che legge, sbirci il titolo del suo libro?
OVVIO! Che domanda è? Se non sbirci il titolo, godi solo a metà.
14- Se tutti i libri del mondo fossero distrutti, tu quale salveresti?
A parte che credo io stessa non potrei sopravvivere a una simile catastrofe, ma così a bruciapelo direi Il petalo cremisi e il bianco di Faber.
15- Perchè ti piace leggere?
Perchè amo viaggiare  e i libri mi permettono di farlo sia nel tempo che nello spazio e posso vivere mille vite.
16- Leggi anche libri presi in prestito?
Assolutamente. La biblioteca pubblica è stata uno dei miei post del cuore. Niente di brutto può succedere in una biblioteca.
17-Quale libro non sei mai riuscita a finire?
Critica della ragion criminale di Michael Gregorio. Ci ho provato mille volte ma la parte thriller non mi ha mai agganciata.
18-Hai mai comprato un libro per la copertina? Perchè?
No, solo per la copertina mai, la sinossi la leggo SEMPRE. Magari il colpo d'occhio mi cattura subito: una grafica accattivante, colori vivaci, composizione elegante, ma poi devo andare sotto la superficie.
19-C'è una casa editrice che ami particolarmente? Perchè?
Non direi. Magari di qualcuna ho più titoli di un'altra ma è un fattore del tutto casuale.
20- Porti libri dappertutto o li lascia a casa al sicuro?
Con l'avvento dell'ebook non mi pongo più il problema. Esco di casa con il mio Kobo e so di avere con me la mia scialuppa di salvataggio. Portare i libri in giro non mi ha mai preoccupato, ma più che altro era scomodo, specie  se parliamo de I pilastri della terra.
21-Qual'è il libro che ti hanno regalato e ti è piaciuto maggiormente?
Non mi sono mai stati regalati libri. Triste ma vero. O meglio, il primo e unico mi è stato regalato una settimana fa e ora ce l'ho in lista di lettura. E' un contemporary romance della Armentrout e devo ringraziare Azzurra.
22-Come scegli un libro da regalare?
Non regalo libri a caso, li regalo solo se la persona a cui è destinato è un lettore e in quel caso conosco i suoi gusti. Non regalerei mai un libro tanto per non presentarmi a mani vuote.
23-La tua libreria è ordinata secondo un criterio o tieni i libri sparsi?
Oggi i miei libri sono sparsi un po' ovunque ma quelli che sono nella libreria sono divisi per genere.
24-Quando leggi un libro che ha delle noti le leggi o le salti?
Di solito le leggo, a meno che non siano rimandi ad altri testi.
25- Leggi le prefazioni/postfazioni/introduzioni o le salti?
Leggo tutto inclusi i ringraziamenti.

Ecco qua! Sentitevi liberi di tubare il tag!

lunedì 10 luglio 2017

Storia di un tradimento

Giurare amore eterno non vuol dire essere immuni dalle tentazioni.
Sono intorno a noi e stimolano i nostri sensi, sta alla forza mentale farci resistere.
E l'appagamento? Se te lo concedi poi arriva il senso di colpa a bussare alla porta.
Io ho tradito.
Ho tradito il mio amore per la carta stampata, per il libro rilegato, per la copertina patinata, per l'odore dell'inchiostro.
L'ebook mi ha portato sulla strada della perdizione.


Io ho sempre gridato a gran voce quanto amassi il formato cartaceo.
Un casa senza libri non è una casa.
Le librerie esercitano su di me la stessa frenesia di Carrie Bradshaw in un negozio di Manolo Blahnik e in biblioteca potrei starci ore divisa dall'indecisione su quali sette eletti caricare sulla mia tessera prestito (finendo poi per requisire quella di mia madre e arrivare a quota quattordici).


Poi che è successo?
Ho tradito, ma a mia discolpa posso dire che non ne avevo intenzione.
L'e-reader è come quello sconosciuto al bar, attraente e che ammicca ogni volta che entri e ordini la colazione, ti scruta da sopra il suo caffè e tu pensi "Sono fidanzata!".


Viene fuori che una sera, a una cena tra amici, c'è anche lui, lo sconosciuto del bar, siede proprio nel posto accanto al tuo e a presentartelo è stato proprio il tuo fidanzato.
Così ci parli, è brillante, divertente, ha la battuta pronta e ti racconta cose di cui ignoravi l'esistenza e a tua volta gli parli di te, e a fine serata ti rendi conto che a parte lui non ha fatto conversazione con nessun altro.
Ora, la mattina al bar non puoi più ignorarlo, anzi. Prendi il tuo cappuccino e la tua brioche e vai al suo tavolo, dove lui ti ha già fatto posto e richiuso il giornale.
Il secondo giorno neanche ce l'ha la Gazzetta dell sport sul tavolo: aspettava te.
Vi scambiate i numeri, poi iniziare scrivervi senza motivo raccontandovi cose che vi sono successe.
Pensi a lui più di quanto ti sarebbe concesso, fino al giorno in cui sei ansiosa di arrivare al bar (ormai lui ordina anche per te) e controlli il cellulare per essere sicura di non esserti persa un suo messaggio.
Hai un'altra cena tra amici ma quella sera il tuo fidanzato è rimasto al lavoro e quindi sei SOLA.
E flirti spudoratamente, anche per colpa del vino che hai continuato a versarti e ti ha reso così disinibita.
Non ubriaca, però.
Basta uno sguardo ed entrambi capite che non vedete l'ora che tutti finiscano il dessert, arrivi il conto e ognuno a casa propria. Ma non voi due.
Arriverete a fatica alla porta del suo appartamento e una volta varcata la soglia sarai già senza vestiti.
Il resto è storia.
Io neanche mi ci avvicinavo agli e-readers che mi strizzavano l'occhio dagli espositori nei media store.
Poi, a Natale 2013, scarto il regalo del mio ragazzo e tra le mani mi trovo un Kobo.
Ci metto un po' a familiarizzare, non sono ancora pronta a staccarmi dai libri di carta, a non sentirne più lo spessore tra le mani.
Passo la prima settimana a scaricare anteprime, poco convinta, anche perché sul comodino ho una pila di altri libri da finire.
Poi mi decido a usare un bonus regalo e scarico il mio primo e-book.
Finisco di leggerlo e...Ehi! Non è stato un trauma.
Ma gli argini si sono rotti quando una casa editrice ha lanciato una superpromozione a 0,99 (ok, era Newton Compton, perchè fare finta di niente!) e ci ho dato dentro scaricando letture per due mesi.
Da lì il disastro: gli ebook sono diventati come le patatine fritte, una tira l'altra.
Non avevo dimenticato i libri di carta, ma l'immediatezza del download ha influito non poco sulla mia dipendenza.
In secundis, lo spazio in casa. La mia libromania stava portando me e il mio fidanzato a una scelta: o noi o i libri, non c'è più spazio per entrambi.
Infine la questione viaggi: in vacanza leggo un libro al giorno, problema non da poco quando le ferie durano più di una settimana. Dove cavolo li metto venti libri???
Kobo mi ha salvato: parto con una riserva di letture da ottanta romanzi sul dispositivo e un semplice bagaglio a mano di neanche 10 chili che ha fatto di me la passeggera preferita di Ryanair.
E i libri di carta? Sono una fedifraga che torna sempre a casa la sera, quindi li compro ancora, ma non con la voracità di prima.
Se un romanzo letto su Kobo mi è piaciuto me lo compro in cartaceo. Sono certa che qualsiasi lettore ha nella libreria qualche romanzo che con il senno di poi non avrebbe comprato e questo mi aiuta nell'operazione salvaspazio.
Prima di dormire mi piace però cullarmi con un bel libro in carta stampata tra le mani, anche se poco prima, in fila in posta, ammazzavo il tempo con il mio Kobo.
Sono così, ho fatto del privilegio della scelta una regola di vita e se posso non mi nego nulla.
Ebook o cartaceo? Entrambi, a ciascuno il suo momento e il suo luogo.
E voi? Come avete affrontato l'arrivo degli e-readers? Vi siete convertite del tutto? Siete rimaste fedeli alla carta o come me siete libertine senza ritegno e passate dall'uno all'altro concedendovi tutto?
Poi parleremo dello sconosciuto al bar...

lunedì 3 luglio 2017

Questione di punti di vista


Nella vita è sempre così. Quello che io vedo bianco, tu lo vedi nero. Cambi il punto di vista, cambi la percezione della realtà.
Prendiamo il Silenzio degli innocenti. Hannibal Lecter è un pazzo psicopatico che si MANGIA ORGANI INTERNI UMANI contornati da fave e bicchierata di Chianti, eppure nel film non si può che simpatizzare per lui che aiuta la giovane Clarisse.


Questione di punti di vista.
Ora, nei romanzi è più o meno lo stesso discorso: il punto di vista influenza l'intera storia.
In una classifica immaginaria, il POV più gettonato da chi scrive romanzi (io gioco in casa rosa, quindi parliamo di rosa) è quello in prima persona.
Il POV in 1° è immediato, solitamente con una narrazione al tempo presente a beneficio delle azioni veloci. Il lettore è nella testa della (o del) protagonista, vede, sente e prova ciò che questa vive.
Spesso con la scelta di questo POV lo scrittore spera di fare immedesimare il lettore nel personaggio per vivere la storia sulla sua pelle.
E' una tecnica che funziona e l'essere "dentro la storia" ti fa arrivare alla fine in scioltezza.
Il POV in prima ha due varianti, una delle quali da me usata in "Matrimonio di convenienza":
1 - POV LUI/LEI: i capitoli del romanzo si alternano con i POV del protagonista maschile e di quello femminile, che raccontano la storia nella loro versione con l'azione che riprende a partire da dove è finito il capitolo precedente (quindi senza ripetizione di eventi);
2 - finto POV in 1°: devo scomodare Il Grande Gatsby per farvi un esempio. La storia qui è sì narrata in 1° ma chi racconta non è il protagonista, ma un personaggio secondario che si pone come osservatore della storia che racconta. I protagonisti sono altri. E' un POV influenzato dalla propria opinione personale sugli eventi pur non essendo uno degli attori principali. Il romanzo funziona perchè non è lungo (lo assimilo a un racconto) e credo, parere del tutto personale, che se un romanzo più lungo (500 pagine) fosse narrato con questo POV potrebbe risultare un po' lento.
Passiamo al POV in 3° persona, utile quando la storia coinvolge la vita di più personaggi, ciascuna delle quali non s'intreccia necessariamente con le altre.
Questo narratore esterno alla storia ce la racconta, appunto, da fuori.
Può essere un osservatore estraneo che si limita a descrivere le azioni, in questo caso abbiamo una narrazione asciutta e con poca retrospettiva, al limite del copione.
Non mi piace tantissimo perché io sono un'impicciona e mi piace sapere TUTTO dei personaggi.


Questo narratore affida al lettore tutto il lavoro: devi cogliere dai gesti e dai dialoghi gli elementi per caratterizzare i personaggi e se non si legge con attenzione, il rischio è perdersi dettagli importanti finendo col trovare tutto un po' piatto. A me è capitato, ma dovrei smettere di leggere prima di dormire, perché la mia soglia di attenzione si abbassa parecchio. Mea culpa.
Poi c'è quello che TUTTI, a scuola, abbiamo conosciuto con Manzoni: il narratore onnisciente.


E' una terza persona ma, come piace a me, sa tutti degli affari di tutti, un simpatico pettegolo che mentre racconta la storia ti sfodera dei retroscena da applausi.
A titolo personale, posso dire che nei Promessi sposi, il capitolo sulla Monaca di Monza è uno dei migliori mai scritti con questo tipo di narratore.


Anche nel rosa troviamo il narratore onnisciente e rispetto al POV in 1° persona ha un grosso pregio e un grosso difetto:
-pregio: ti dà una panoramica a 360° dei personaggi aprendoti la porta sulla psicologia e sul passato di tutti. Nel POV in prima, invece, questo lo si ha solo per il protagonista mentre per gli altri bisogna affidarsi ai dialoghi.
- difetto: il tempo più usato per il POV in 3° è il passato e questo toglie immediatezza all'azione, rischiando di farla risultare un po' legnosa finché non ci si abitua.
Da lettrice devo dire che il POV in 1° mi piace per i romanzi contemporanei, perchè sentendoli parte del presente in cui vivo, mi piace pensare che la storia marci in parallelo con la mia vita. Il POV in terza, con i tempi al passato, lo preferisco per i romanzi ad ambientazione storica.
Ricordiamoci che il passato è il tempo delle favole: "C'era una volta...".
Nella scrittura sono più a mio agio con il POV in 1° anche se soffro il limite del non riuscire a mostrare tutto ciò che so dei personaggi secondari. La mia predilezione per questo POV è manifesta, avendoci scritto tre romanzi (due in prossima uscita).
Sto lavorando a un romanzo in terza e dopo un primo approccio scettico, una volta entrata nel ruolo di narratore, devo dire che mi piace gestire i protagonisti come un mastro burattinaio.
Chiudiamo ormai come consuetudine (come sono ecumenica oggi):
- LETTRICI, CHE ROMANZI PREFERITE? POV IN 1° O IN 3°?
- SCRITTRICI, CHE POV PREFERITE USARE PER LE VOSTRE STORIE?

lunedì 26 giugno 2017

WE WANT SEX!

Il film del 2010 di Nigel Cole prende il titolo dallo striscione che le manifestanti della "Ford-macchine da cucire" innalzavano per protestare contro la disparità di trattamento tra operai uomini e donne.
Lo striscione riportava "We want sex equality", ma l'angolo piegato nascondeva la parola "Equality", suscitando l'ilarità del mondo davanti a un gruppo di donne che dichiarava "Vogliamo sesso".
E io dico: PERCHE' NO? SOLO GLI UOMINI POSSONO AVERE VOGLIA DI SESSO?
La diseguaglianza tra uomini e donne è anche in questo.
Oggi mi sento la Giovanna D'Arco dei poveri e ho deciso di sporcarmi le mani esponendo una teoria che ho elaborato in questi anni.
Ho già scritto un post nel quale riflettevo sul peso del sesso nei romanzi rosa, ma in questo caso chiamo a raccolta lettrici, autrici e supporters dei romanzi erotici.


Le donne leggono romanzi erotici, sì e anche tanti, basti entrare in una qualsiasi libreria per trovare un vasto corner fornito di libri dalla copertina nera o rossa (per lo più) e dai titoli ammiccanti.
La legge del mercato parla chiaro: se c'è un'offerta è perché c'è la domanda.
I maggiori detrattori del genere sono, neanche a dirlo, gli uomini, che additano le lettrici di erotici come delle frustrate, annoiate, mortedic---o, facendole quasi sentire in colpa ogni volta che le squadrano vedendole prendere in mano Cinquanta sfumature di grigio e simili. Alla faccia della par condicio.
Sembra che alle donne non sia concesso di fantasticare. Sarà che ai tempi (moderni) del Malleus Maleficarum una donna che provava piacere dall'atto sessuale era inconfutabilmente una strega, quindi ROGO!

E' il 2017 ma è ancora così.
Ricordo un giorno che mi trovavo al centro commerciale, nel corner libri, dove i generi sono tutti un po' ammucchiati sullo stesso espositore. C'eravamo io, una signora sui cinquanta e un uomo di mezza età, in completo da ufficio. Lui scorreva i titoli storici e qualche giallo, io e la signora bazzicavamo tra le pile della narrativa impegnata. Appena se n'è andato, come se ci fossimo capite per telepatia, ci siamo fiondate sulla catasta degli erotici per curiosare le novità. Non la conoscevo ma nello sguardo che ci siamo scambiate c'era tutto: intesa, comprensione, libertà. Non ci saremmo giudicate.


Nessun uomo è mai stato messo alla gogna per aver comprato Playboy, il calendario della Canalis, guardato gli spot a luci rosse che vanno in onda sulle reti regionali dopo l'una di notte, o navigare su YouPorn, PornHub, HamsterX eccetera (mi sono documentata XD). Anzi! La società sollecita e incoraggia i maschi a dare sfoggio della loro virilità, a solleticare la propria fantasia, a esercitare l'autoerotismo quasi fosse un hobby comparabile al bricolage. Tutto normale.
Ma se lo fa una donna? Una moglie? Una madre? VERGOGNA!
Sì, sto per farlo... sto per dare la colpa alla SOCIETA'!!! (Che cliché, eh?)
La società non perdona quella sfacciata poco di buono che compra il calendario di Gabriel Garko, si volta per guardare il sedere di un bell'uomo che ha incrociato per strada, o noleggia un DVD del Rocco nazionale. Certo, sei libera di farlo, ma la morale non te lo concede né te lo perdona e in un attimo ti ritrovi l'etichetta di viziosa incollata addosso.
Non facciamo finta che sei stagioni e due film di Sex & The City abbiano cambiato le cose: lo stesso Chris Noth, meglio noto come Mr. Big, in un intervista disse che Carrie era una puttana perchè aveva avuto troppi ragazzi. Da che pulpito...
Quindi, in una società che concede tutto agli uomini, ma che vuole ancora credere nelle donne-madonne (che partoriscono da vergini), arrivano i romanzi erotici a rendere giustizia a questo doppio standard fin troppo sbilanciato a favore dei maschi.
Gli uomini hanno YouPorn, le donne hanno i romanzi erotici.
Sono libri che fanno presa sulla fantasia femminile con protagonisti generosi, dotati, altruisti e creativi, possono scatenare eccitazione, ma c'è qualcosa di male?
No, io non credo, anzi, se un romanzo erotico non fa sentire almeno un po' di formicolio alla lettrice, allora vuol dire che è scritto male.
Un romanzo erotico funziona quando non lo vuoi chiudere perché vuoi arrivare in fondo alla scena bollente; funziona quando, mentre lo leggi, continui a cambiare posizione e a muovere le gambe; funziona quando è il sedici dicembre ma senti caldo come se fosse luglio; funziona quando ti senti la bocca secca e ti è impossibile deglutire, funziona quando ti vengono gli occhi lucidi...
Poi, siamo sinceri, trattandosi di romanzi, di solito contengono una storia che coinvolge l'interesse della lettrice anche aldilà degli atti sessuali esplicitamente descritti (cosa che non si può dire dei video porno), con anche un coinvolgimento intellettivo e emotivo.
Insomma, tutto questo per dire che uomini e donne hanno gli stessi bisogni, sono solo diversi i modi di soddisfarli, ma i romanzi erotici segnano un punto decisivo nel bilancio generale.
Anche se io non scrivo romanzi erotici, li sostengo e sono pienamente a favore perché rappresentano un progresso nella lotta per la parità dei sessi che ancora si fatica a conquistare.
Così è deciso, l'udienza è tolta.

lunedì 19 giugno 2017

Sequel o non sequel, questo è il dilemma?

Bisogna proprio scomodare Amleto per una questione del genere perché la materia dei sequel-prequel-spin off -trilogie-saghe scotta come un'auto rubata.
Breve vademecum delle tipologie sopra citate.
Sequel, questa è facile: seguito di una storia narrata in un primo romanzo che risponde alla domanda "Cosa succede dopo?";
Prequel: vedi sopra, con la differenza che stavolta l'autore risponde a "Cosa è successo prima?";
Spin-off: sviluppo della storia di uno dei personaggi secondari di un romanzo, in un opera autonoma. Lo spin-off si presta anche a essere combinato alla tipologia prequel o sequel, ovvero la sua storia si sviluppa nel futuro rispetto al romanzo 1, o nel passato.
Re-boot: storia narrata nel romanzo 1, viene riscritta e raccontata dal punto di vista di un altro dei personaggi (tipo versione lui/lei).
Trilogia: storia sviluppata sulla base di tre romanzi che si completano chiudendo un cerchio sui personaggi. Ogni romanzo è caratterizzato da 2 elementi: evento intorno al quale ruota lo sviluppo della storia di quel libro e finale cliff-hanger. Ogni libro deve caratterizzarsi per un elemento indipendente dagli altri (altrimenti basterebbe un romanzo solo da 1500 pagine) e il finale aperto è fondamentale per portare il lettore a bramare il seguito. Chiaramente il cliff-hanging non lo troveremo nel volume finale, altrimenti passiamo alla saga.
Saga: quando la storia si sviluppa attraverso più romanzi in un numero superiore a 3. Mi rifiuto di adottare i termini quadrilogia, pentalogia, esalogia, ettalogia, ottologia, mamma mia e pussa via!
Più di 3 libri è saga. Per tenere in piedi un opera magna come una saga il solito il romanzo è composto dall'intreccio di storie di mooooolti personaggi e appassionarsi ad una saga richiede non poca abilità mnemonica.
Una esempio universale? Trono di spade.
Ora, per quanto riguarda le prime tre categorie, sta all'autore decidere se fermarsi al romanzo unico, se raccontare cosa succede dopo, fare chiarezza su ciò che succede prima o lavorare su un personaggio secondario il tutto su una base estemporanea.
Per quanto riguarda trilogia e saga, nella mia modesta esperienza, sono del parere che serva un progetto forte con una struttura pensata. Per intenderci: non mi alzo una mattina e dico "Ma sì, scrivo anche il terzo libro su questo tema". Deve esserci qualcosa di pesante dietro, un evento che lo richieda.
I sequel, prequel e spin-off invece posso essere gestiti con più libertà, sempre però che ci sia qualcosa da dire!
Esempio di trilogia di cui si poteva fare a meno?! Il diario di Bridget Jones, Che pasticcio Bridget Jones e Un amore di ragazzo.


Helen Fieldng il terzo ce lo poteva risparmiare, visto il bel lavoro fatto con i primi due.
Confesso che io non sono un'amante di sequel, saghe etc. questo perché da lettrice sono rimasta delusa più di una volta: tanto ho amato il romanzo principale, tanto ho odiato i seguiti.
Sono giunta ad una conclusione: il lettore ha diritto a fantasticare sul finale. E' vero che una volta finito un libro che ho amato ne vorrei di più, ma nella mia testa lavoro alla storia con la mia fantasia e se vogliamo, il seguito me lo sogno un po' e mi piace. Poi arriva il sequel che non ha NULLA a che fare con la mia fantasia e arriva la dilusione di diludendo con tanto di Joe Bastianich che tira i piatti contro il muro.

Tutte noi vorremmo sapere cosa è successo a Pemberly dopo che Lizzie è diventata la signora Darcy, con carrozze più belle di Jane e una rendita di 10'000 sterline l'anno, ma la Austen ha saggiamente lasciato a noi il finale. (Lasciandoci anche la gioia di sognarci "Come sarebbe essere la moglie di Darcy?")

Scriverò mai dei sequel, prequel, spin-off, trilogie o saghe? Mai dire mai, perché chi dice "MAI", prima o poi il naso ce lo puccia.
I progetti a cui ho lavorato e sto lavorando sono autoconclusivi, ma non mi sembra di avere elementi abbastanza forti per buttarmi in un sequel o un prequel.
Spin-off? Sono già più interessanti perché si affronta una storia nuova (parlerò degli spin-off in un post a parte. E mi riferisco a Cécile e Harring, care signore), ma è essenziale che i personaggi abbiamo qualcosa dei contenuti e buchino la pagina. Nessuno vuole leggere uno spin-off su un personaggio anonimo e noioso.
Trilogie: se mai mi verrà in mente qualcosa di così strutturato da necessitare uno sviluppo in tre romanzi, perchè no (ma, almeno ora, non lo sento nelle mie corde).
Saghe: non mi reputo abbastanza brava. Sono una distrattona io, m'incasinerei con i dettagli.
Lettrici, cosa dite: siete pro sequel o no?
Autrice: vi stimola scrivere sequel/prequel/spin-off delle vostre opere?
Vi lascio con un gioco: scrivetemi una trilogia (oppure romanzo principale e relativo sequel) che vi è piaciuta e una che vi ha lasciato deluse.
Attente! Joe Bastianich ci osserva.


lunedì 12 giugno 2017

Hai una pistola in tasca o sei felice di vedermi?


Ricongiungendomi all'ultima domanda dell'intervista per il blog di Eleonora Magnotta, Once Upon a Time a Book, oggi parliamo di SESSO!


Ma non di sesso a casaccio, di sesso nei libri, più nello specifico, nei romanzi rosa.
Eggià, dal 2012, dal boom di Cinquanta sfumature di grigio, le streamy scenes si sono fatte sempre più presenti e direi che tutte ce ne siamo accorte.
Ho già detto che io non sono una fan di E.L. James, ho letto la trilogia di Cinquanta sfumature ma non mi ha presa, non mi ha emozionata, non mi ha fatto venire il batticuore e non mi sono innamorata di Mr. Grey. Però sono informata sui fatti.
Il tema è: quanto conta il sesso nei romanzi?
Prima delle Fifty Shades, la risposta era 30%, ossia, non rilevante ai fini della narrazione.
Per chi voleva leggere un romanzo pregno di "l'umido cuore della sua femminilità" o "la verga virile" sapeva di trovarle negli Harmony.
E siccome non sono qua a mettermi su un piedistallo mi costituisco subito dicendo: anche io ho letto Harmony!
Perchè allora Cinquanta sfumature non se n'è rimasto buono buono tra gli Harmony? Perchè propriamente non appartiene al gruppo: gli Harmony, per mia esperienza, sono brevi, romantici a livelli caramellosi e autoconclusivi.
I libri di E.L. James invece sono bestioni di 600 pagine, sono 3 e calati in atmosfera piuttosto cupa.
E questi aspetti hanno aperto alla casalinga inglese le porte delle librerie.
L'impatto sulle lettrici è stato devastante, tanto che le case editrici sono dovute correre ai ripari per la mancanza di libri erotici cercando fratelli, sorelle, zii, cugini di terzo grado delle Cinquanta Sfumature in modo da incontrare la richiesta.
In cuor mio speravo fosse una moda ma di fatto è caduta una barriera.
Diciamoci la verità, siamo nel 2017, la sfera sessuale all'interno della vita di coppia ha la sua importanza ed è difficile immaginare una storia d'amore che sorvola sul tema.
In Matrimonio di convenienza non sono entrata nel dettaglio dei rapporti tra Jemma e Ashford anche se, a un certo punto, è evidente e ampiamente dichiarato che i due protagonisti vivono una relazione sessuale piena e appagante, ma non mi sembrava necessario soffermarmi sull'inserimento di A in B.


Matrimonio di convenienza, mi sono detta, non è un romanzo erotico, non voglio spostare l'attenzione dalla storia (che sta in piedi da sola) alla camera da letto, rischiando di perdere interesse nel resto.
Ma torniamo abbbbbomba alla questione di quanto conta il sesso: è stato sdoganato e ha il suo peso quindi si può inserirlo anche all'interno di un romanzo rosa calibrando le scene e sfumandole. Già perché, se si esagera, è un attimo saltare dal rosa all'erotico.
C'è chi ha la mano leggera, tipo la Kinsella: i suoi sono vaghi accenni, frasi maliziose e qualche scena del "dopo". Ma lei è lei e può fare ciò che vuole, anche perché si è affermata nel 2000, quindi A.C., Avanti Cinquantasfumature (no Avanti Cristo).
C'è la Woodiwiss, che scrive romanzi d'amore a sfondo storico non erotici, ma nei quali il sesso esplicito non manca mai.
Per quel che mi concerne non ho pregiudizi e leggo sia rosa soft (quindi senza sesso) godendomi la storia, sia erotici.
Sugli erotici ho un appunto: non mi piacciono quelli fatti per scrivere di sesso e basta. Mi è capitato di leggere storie che non avevano una vera e propria trama se non una serie di coincidenze piuttosto dubbie e precipitose per fare finire a letto i due protagonisti e darci dentro con il sesso animalesco. Quelli no, non mi piacciono.


Quelli in cui c'è la storia, in cui la scrittrice mi prende per mano e mi porta nella vita dei protagonisti, in cui c'è un build up della tensione sessuale allora sì, quelli li leggo volentieri. Uno di questi, che ho letto di recente, mi è piaciuto e che ho consigliato è Wedding Girl, di Raffaella Poggi aka Velonero. Ma il punto di forza, per cui le steamy scenes funzionano è che la narrazione avviene dal punto di vista del protagonista maschile e, come dice Dio (Ken Follet): le donne raccontano le emozioni, gli uomini raccontano i particolari...e di solito sono più divertenti. Maledettamente vero, Ken!
Idem con patate per Mr. Sbatticuore della Clayton: ha una storia da raccontarci, ma il sesso non ce lo fa mancare, anzi coinvolge la lettrice nel build up della protagonista facendoti godere la narrazione. Il sesso vero arriva alla fine (forse ha esagerato un po', come se volesse compensare la mancanza nel resto del libro).
Quanto a me, e i miei prossimi progetti, sto valutando di entrare più nel vivo della sfera sessuale dei protagonisti, ma NO, non saranno romanzi erotici, il sesso non deve scavalcare la storia nei romanzi rosa, ma nel 2017, credo che non possa mancare.
La scrittrice, oggi, è praticamente obbligata a confrontarsi con il sesso, e non per allinearsi al mercato, ma per una maggior credibilità della storia che ha scritto. Se la storia deve essere verosimile, allora il sesso, anche se in misura contenuta, va affrontato.
Voglio farvi ridere: ho cercato in rete i consigli di autori che raccontano le loro tecniche per riuscire a scrivere una scena di sesso.
Sì, perché ogni romanzo ha il suo registro e deve essere mantenuto anche quando si affronta la descrizione dell'amplesso e non sempre è facile, anzi.
A queste disparatissime tecniche dedicherò un post a parte, ma sappiate che declino fin da ora ogni responsabilità XD.
Riassumendo: il sesso nel 2017 non si può più trascurare, ho deciso di farmene una ragione.
Appello alle lettrici: quanto sesso vi aspettate in un romanzo rosa (ROSA, non EROTICO)?
Appello alle scrittrici: quanto conta il sesso secondo voi?

martedì 6 giugno 2017

I don't speak social



"Se non sei sui social, non esisti", duro ma vero.
Se anche il mio idraulico ha un profilo Instagram in cui posta foto dell'installazione di lavandini e riparazione di sifoni rotti, il prima/dopo di un bagno allagato dalla lavatrice con tanto di casalinga disperata, allora dobbiamo farcene una ragione.



E così sono venuta a patti con me stessa. Felicia, fatti social.
Io ho un profilo Facebook personale dal lontano 2006, gli albori della piattaforma di Zuckerberg, e mi ci sono sempre trovata bene, usandolo più che altro per condividere "cazzate". Sì, dai, quei post un po' strani, a volte ridicoli, a volte sarcastici, a volte satirici...
Le mie pagine preferite sono "Il signor Distruggere", "Adottare soluzioni punk per sopravvivere" e "Alpha Women", per capirci.
 


Non accetto l'amicizia di chicchessia, ma solo di chi conosco, e ho la bellezza di 356
amici...vergognoso, eh?
Poi, due anni fa, mi sono fatta Instagram, sempre personale, ma siccome nei selfie vengo malissimo (e per malissimo intendo proprio quell'incrocio tra la bambina dell'esorcista e una medium in preda all'estasi), in genere pubblico panorami, e dettagli di vita #socute. Però, evidentemente, uso gli hashtag sbagliati visto che le mie foto hanno una media di 3/4 like, mentre i miei "amici" raccolgono plebisciti per lo scatto di una tazza di cappuccino.
Ma poi, quando Felicia Kingsley pubblica "Matrimonio di convenienza", la presenza sui social non è più uno svago, diventa una necessità: la necessità di esistere.
Così ho aperto il blog (questo), la pagina FB autrice e da pochissimo, il profilo Instagram.
Lati positivi: il contatto con lettrici e blogger. Devo dire che mi diverte tantissimo parlare e rispondere a tutte coloro che hanno voglia di condividere con me le loro impressioni sul mio romanzo.
Quindi, ragazze, prendete questa dichiarazione come un'autorizzazione a "disturbarmi" perchè i vostri feedback mi aiutano a lavorare meglio.
Veniamo alle dolenti note, ossia il motivo per cui "I don't speak social".
Io ho aperto tutti i profili di cui sopra, ma sto ancora cercando di ambientarmi, di capire come usarli, come vadano strutturati e come raggiungere, appunto, le lettrici.
Difficoltà numero 1: per tenere vivo un social, ogni giorno devi creare contenuti interessanti e pertinenti all'argomento per cui è stato creato. Mica facile, avere tutti i giorni l'idea giusta per FB, per il blog, per Instagram. Quando l'ispirazione non arriva è frustrante, mi sembra di appartenere a un altro secolo, invece, a quanto pare, sono a tutti gli effetti una Millennial, e porca vacca, devo darmi una svegliata. Però, quando il lampo di genio m colpisce, me la godo un sacco a scrivere l'intervento per il blog, a fotografare pic per IG, o elaborare in photoshop il contenuto per FB.
Difficoltà numero 2: i numeri, appunto. Il social vive delle visite, dei like e dei follow, se questi non ci sono, i contenuti sono proiettili sparati a salve. Ecco, questo ancora sto faticando a metabolizzarlo, in particolare Instagram. Io sono una persona metodica, do like e follow a quelle pagine che mi interessano e a quei contenuti che per me significano qualcosa, quindi immaginerete quanto sia disorientante trovare 10 like alla foto di "Matrimonio di convenienza" con una citazione di Jemma e Ashford provenienti da parrucchiera siberiana; tecnomaniaco coreano; ristoratore asador argentino; creatrice di gioielli di conchiglie hawaiana; personal trainer palestrato canadese.
Non che questi like non mi facciano piacere, ma non posso non domandarmi come il contenuto del mio romanzo possa averli interessati.
Per non parlare di quelli che ti mettono il follow e poi te lo tolgono un secondo dopo se non contraccambi. No, non verrò in Michigan per compare i tuoi pavimenti a 1 dollaro. A trenta kilometri da casa mia c'è Sassuolo, e se glielo chiedo, per 2 euro mi piastrellano anche la macchina!!!
Difficoltà n.3: Twitter. Serve proprio? Ditemelo voi... se mi volete su Twitter, aprirò anche quello, ma prima dovete spiegarmi cosa scriverci. Nel caso ho un libro dell'anteguerra con le barzellette di Pierino al quale attingere.
Difficoltà n.4: i follow arrivano con il contagocce, ma è normale, specie per un profilo neonato. Questo mi porta a domandare come altri utenti (che non siano Kim Kardashian) abbiamo milioni di followers senza avere pubblicato contenuti (2-3 foto al massimo). Mah? Voi lo sapete?
Questa fa ridere: LinkedIn. Dovrebbe essere un portale per mettere in collegamento professionisti e aziende, ma il mio profilo è visitato unicamente da uomini che NON hanno a che fare per nulla al mondo con la mia professione. Sono giunta alla conclusione che sia una specie di Tinder per yuppies.
Queste, in linea di massima sono le ragioni per cui, nonostante il mio impegno, sento di essere ancora una neofita nell'uso dei social, ma non prendetela come una polemica, perché aldilà delle 4 difficoltà da me annotate, mi piace gestirli, mi piace quello che pubblico, adoro interagire con gli utenti che visitano le mie pagine e tenerli "attenzionati" è uno stimolo costante a fare meglio.
I social mi danno l'opportunità di venire in contatto con i destinatari dei miei libri (ok, per ora pubblicato solo uno, ma altri due stanno per vedere la luce e un terzo è writeinprogress, quindi permettetemi di parlare al plurale), rispondere a dubbi/domande, creare collab interessanti con le blogger e organizzare i giveaway.
Prendete il post di oggi come un messaggio in bottiglia, in cui vi chiedo apertamente cosa volete vedere sui miei social, se c'è qualcosa che cambiereste, se devo aprire Twitter, e se c'è qualche argomento in particolare di cui vi piacerebbe leggere sul blog.



E voi, ditemi, che social usate? Qual'è il vostro preferito? Cosa non vi piace dei social? Anche voi incontrate o avete incontrato le mie stesse difficoltà?