lunedì 19 giugno 2017

Sequel o non sequel, questo è il dilemma?

Bisogna proprio scomodare Amleto per una questione del genere perché la materia dei sequel-prequel-spin off -trilogie-saghe scotta come un'auto rubata.
Breve vademecum delle tipologie sopra citate.
Sequel, questa è facile: seguito di una storia narrata in un primo romanzo che risponde alla domanda "Cosa succede dopo?";
Prequel: vedi sopra, con la differenza che stavolta l'autore risponde a "Cosa è successo prima?";
Spin-off: sviluppo della storia di uno dei personaggi secondari di un romanzo, in un opera autonoma. Lo spin-off si presta anche a essere combinato alla tipologia prequel o sequel, ovvero la sua storia si sviluppa nel futuro rispetto al romanzo 1, o nel passato.
Re-boot: storia narrata nel romanzo 1, viene riscritta e raccontata dal punto di vista di un altro dei personaggi (tipo versione lui/lei).
Trilogia: storia sviluppata sulla base di tre romanzi che si completano chiudendo un cerchio sui personaggi. Ogni romanzo è caratterizzato da 2 elementi: evento intorno al quale ruota lo sviluppo della storia di quel libro e finale cliff-hanger. Ogni libro deve caratterizzarsi per un elemento indipendente dagli altri (altrimenti basterebbe un romanzo solo da 1500 pagine) e il finale aperto è fondamentale per portare il lettore a bramare il seguito. Chiaramente il cliff-hanging non lo troveremo nel volume finale, altrimenti passiamo alla saga.
Saga: quando la storia si sviluppa attraverso più romanzi in un numero superiore a 3. Mi rifiuto di adottare i termini quadrilogia, pentalogia, esalogia, ettalogia, ottologia, mamma mia e pussa via!
Più di 3 libri è saga. Per tenere in piedi un opera magna come una saga il solito il romanzo è composto dall'intreccio di storie di mooooolti personaggi e appassionarsi ad una saga richiede non poca abilità mnemonica.
Una esempio universale? Trono di spade.
Ora, per quanto riguarda le prime tre categorie, sta all'autore decidere se fermarsi al romanzo unico, se raccontare cosa succede dopo, fare chiarezza su ciò che succede prima o lavorare su un personaggio secondario il tutto su una base estemporanea.
Per quanto riguarda trilogia e saga, nella mia modesta esperienza, sono del parere che serva un progetto forte con una struttura pensata. Per intenderci: non mi alzo una mattina e dico "Ma sì, scrivo anche il terzo libro su questo tema". Deve esserci qualcosa di pesante dietro, un evento che lo richieda.
I sequel, prequel e spin-off invece posso essere gestiti con più libertà, sempre però che ci sia qualcosa da dire!
Esempio di trilogia di cui si poteva fare a meno?! Il diario di Bridget Jones, Che pasticcio Bridget Jones e Un amore di ragazzo.


Helen Fieldng il terzo ce lo poteva risparmiare, visto il bel lavoro fatto con i primi due.
Confesso che io non sono un'amante di sequel, saghe etc. questo perché da lettrice sono rimasta delusa più di una volta: tanto ho amato il romanzo principale, tanto ho odiato i seguiti.
Sono giunta ad una conclusione: il lettore ha diritto a fantasticare sul finale. E' vero che una volta finito un libro che ho amato ne vorrei di più, ma nella mia testa lavoro alla storia con la mia fantasia e se vogliamo, il seguito me lo sogno un po' e mi piace. Poi arriva il sequel che non ha NULLA a che fare con la mia fantasia e arriva la dilusione di diludendo con tanto di Joe Bastianich che tira i piatti contro il muro.

Tutte noi vorremmo sapere cosa è successo a Pemberly dopo che Lizzie è diventata la signora Darcy, con carrozze più belle di Jane e una rendita di 10'000 sterline l'anno, ma la Austen ha saggiamente lasciato a noi il finale. (Lasciandoci anche la gioia di sognarci "Come sarebbe essere la moglie di Darcy?")

Scriverò mai dei sequel, prequel, spin-off, trilogie o saghe? Mai dire mai, perché chi dice "MAI", prima o poi il naso ce lo puccia.
I progetti a cui ho lavorato e sto lavorando sono autoconclusivi, ma non mi sembra di avere elementi abbastanza forti per buttarmi in un sequel o un prequel.
Spin-off? Sono già più interessanti perché si affronta una storia nuova (parlerò degli spin-off in un post a parte. E mi riferisco a Cécile e Harring, care signore), ma è essenziale che i personaggi abbiamo qualcosa dei contenuti e buchino la pagina. Nessuno vuole leggere uno spin-off su un personaggio anonimo e noioso.
Trilogie: se mai mi verrà in mente qualcosa di così strutturato da necessitare uno sviluppo in tre romanzi, perchè no (ma, almeno ora, non lo sento nelle mie corde).
Saghe: non mi reputo abbastanza brava. Sono una distrattona io, m'incasinerei con i dettagli.
Lettrici, cosa dite: siete pro sequel o no?
Autrice: vi stimola scrivere sequel/prequel/spin-off delle vostre opere?
Vi lascio con un gioco: scrivetemi una trilogia (oppure romanzo principale e relativo sequel) che vi è piaciuta e una che vi ha lasciato deluse.
Attente! Joe Bastianich ci osserva.


lunedì 12 giugno 2017

Hai una pistola in tasca o sei felice di vedermi?


Ricongiungendomi all'ultima domanda dell'intervista per il blog di Eleonora Magnotta, Once Upon a Time a Book, oggi parliamo di SESSO!


Ma non di sesso a casaccio, di sesso nei libri, più nello specifico, nei romanzi rosa.
Eggià, dal 2012, dal boom di Cinquanta sfumature di grigio, le streamy scenes si sono fatte sempre più presenti e direi che tutte ce ne siamo accorte.
Ho già detto che io non sono una fan di E.L. James, ho letto la trilogia di Cinquanta sfumature ma non mi ha presa, non mi ha emozionata, non mi ha fatto venire il batticuore e non mi sono innamorata di Mr. Grey. Però sono informata sui fatti.
Il tema è: quanto conta il sesso nei romanzi?
Prima delle Fifty Shades, la risposta era 30%, ossia, non rilevante ai fini della narrazione.
Per chi voleva leggere un romanzo pregno di "l'umido cuore della sua femminilità" o "la verga virile" sapeva di trovarle negli Harmony.
E siccome non sono qua a mettermi su un piedistallo mi costituisco subito dicendo: anche io ho letto Harmony!
Perchè allora Cinquanta sfumature non se n'è rimasto buono buono tra gli Harmony? Perchè propriamente non appartiene al gruppo: gli Harmony, per mia esperienza, sono brevi, romantici a livelli caramellosi e autoconclusivi.
I libri di E.L. James invece sono bestioni di 600 pagine, sono 3 e calati in atmosfera piuttosto cupa.
E questi aspetti hanno aperto alla casalinga inglese le porte delle librerie.
L'impatto sulle lettrici è stato devastante, tanto che le case editrici sono dovute correre ai ripari per la mancanza di libri erotici cercando fratelli, sorelle, zii, cugini di terzo grado delle Cinquanta Sfumature in modo da incontrare la richiesta.
In cuor mio speravo fosse una moda ma di fatto è caduta una barriera.
Diciamoci la verità, siamo nel 2017, la sfera sessuale all'interno della vita di coppia ha la sua importanza ed è difficile immaginare una storia d'amore che sorvola sul tema.
In Matrimonio di convenienza non sono entrata nel dettaglio dei rapporti tra Jemma e Ashford anche se, a un certo punto, è evidente e ampiamente dichiarato che i due protagonisti vivono una relazione sessuale piena e appagante, ma non mi sembrava necessario soffermarmi sull'inserimento di A in B.


Matrimonio di convenienza, mi sono detta, non è un romanzo erotico, non voglio spostare l'attenzione dalla storia (che sta in piedi da sola) alla camera da letto, rischiando di perdere interesse nel resto.
Ma torniamo abbbbbomba alla questione di quanto conta il sesso: è stato sdoganato e ha il suo peso quindi si può inserirlo anche all'interno di un romanzo rosa calibrando le scene e sfumandole. Già perché, se si esagera, è un attimo saltare dal rosa all'erotico.
C'è chi ha la mano leggera, tipo la Kinsella: i suoi sono vaghi accenni, frasi maliziose e qualche scena del "dopo". Ma lei è lei e può fare ciò che vuole, anche perché si è affermata nel 2000, quindi A.C., Avanti Cinquantasfumature (no Avanti Cristo).
C'è la Woodiwiss, che scrive romanzi d'amore a sfondo storico non erotici, ma nei quali il sesso esplicito non manca mai.
Per quel che mi concerne non ho pregiudizi e leggo sia rosa soft (quindi senza sesso) godendomi la storia, sia erotici.
Sugli erotici ho un appunto: non mi piacciono quelli fatti per scrivere di sesso e basta. Mi è capitato di leggere storie che non avevano una vera e propria trama se non una serie di coincidenze piuttosto dubbie e precipitose per fare finire a letto i due protagonisti e darci dentro con il sesso animalesco. Quelli no, non mi piacciono.


Quelli in cui c'è la storia, in cui la scrittrice mi prende per mano e mi porta nella vita dei protagonisti, in cui c'è un build up della tensione sessuale allora sì, quelli li leggo volentieri. Uno di questi, che ho letto di recente, mi è piaciuto e che ho consigliato è Wedding Girl, di Raffaella Poggi aka Velonero. Ma il punto di forza, per cui le steamy scenes funzionano è che la narrazione avviene dal punto di vista del protagonista maschile e, come dice Dio (Ken Follet): le donne raccontano le emozioni, gli uomini raccontano i particolari...e di solito sono più divertenti. Maledettamente vero, Ken!
Idem con patate per Mr. Sbatticuore della Clayton: ha una storia da raccontarci, ma il sesso non ce lo fa mancare, anzi coinvolge la lettrice nel build up della protagonista facendoti godere la narrazione. Il sesso vero arriva alla fine (forse ha esagerato un po', come se volesse compensare la mancanza nel resto del libro).
Quanto a me, e i miei prossimi progetti, sto valutando di entrare più nel vivo della sfera sessuale dei protagonisti, ma NO, non saranno romanzi erotici, il sesso non deve scavalcare la storia nei romanzi rosa, ma nel 2017, credo che non possa mancare.
La scrittrice, oggi, è praticamente obbligata a confrontarsi con il sesso, e non per allinearsi al mercato, ma per una maggior credibilità della storia che ha scritto. Se la storia deve essere verosimile, allora il sesso, anche se in misura contenuta, va affrontato.
Voglio farvi ridere: ho cercato in rete i consigli di autori che raccontano le loro tecniche per riuscire a scrivere una scena di sesso.
Sì, perché ogni romanzo ha il suo registro e deve essere mantenuto anche quando si affronta la descrizione dell'amplesso e non sempre è facile, anzi.
A queste disparatissime tecniche dedicherò un post a parte, ma sappiate che declino fin da ora ogni responsabilità XD.
Riassumendo: il sesso nel 2017 non si può più trascurare, ho deciso di farmene una ragione.
Appello alle lettrici: quanto sesso vi aspettate in un romanzo rosa (ROSA, non EROTICO)?
Appello alle scrittrici: quanto conta il sesso secondo voi?

martedì 6 giugno 2017

I don't speak social



"Se non sei sui social, non esisti", duro ma vero.
Se anche il mio idraulico ha un profilo Instagram in cui posta foto dell'installazione di lavandini e riparazione di sifoni rotti, il prima/dopo di un bagno allagato dalla lavatrice con tanto di casalinga disperata, allora dobbiamo farcene una ragione.



E così sono venuta a patti con me stessa. Felicia, fatti social.
Io ho un profilo Facebook personale dal lontano 2006, gli albori della piattaforma di Zuckerberg, e mi ci sono sempre trovata bene, usandolo più che altro per condividere "cazzate". Sì, dai, quei post un po' strani, a volte ridicoli, a volte sarcastici, a volte satirici...
Le mie pagine preferite sono "Il signor Distruggere", "Adottare soluzioni punk per sopravvivere" e "Alpha Women", per capirci.
 


Non accetto l'amicizia di chicchessia, ma solo di chi conosco, e ho la bellezza di 356
amici...vergognoso, eh?
Poi, due anni fa, mi sono fatta Instagram, sempre personale, ma siccome nei selfie vengo malissimo (e per malissimo intendo proprio quell'incrocio tra la bambina dell'esorcista e una medium in preda all'estasi), in genere pubblico panorami, e dettagli di vita #socute. Però, evidentemente, uso gli hashtag sbagliati visto che le mie foto hanno una media di 3/4 like, mentre i miei "amici" raccolgono plebisciti per lo scatto di una tazza di cappuccino.
Ma poi, quando Felicia Kingsley pubblica "Matrimonio di convenienza", la presenza sui social non è più uno svago, diventa una necessità: la necessità di esistere.
Così ho aperto il blog (questo), la pagina FB autrice e da pochissimo, il profilo Instagram.
Lati positivi: il contatto con lettrici e blogger. Devo dire che mi diverte tantissimo parlare e rispondere a tutte coloro che hanno voglia di condividere con me le loro impressioni sul mio romanzo.
Quindi, ragazze, prendete questa dichiarazione come un'autorizzazione a "disturbarmi" perchè i vostri feedback mi aiutano a lavorare meglio.
Veniamo alle dolenti note, ossia il motivo per cui "I don't speak social".
Io ho aperto tutti i profili di cui sopra, ma sto ancora cercando di ambientarmi, di capire come usarli, come vadano strutturati e come raggiungere, appunto, le lettrici.
Difficoltà numero 1: per tenere vivo un social, ogni giorno devi creare contenuti interessanti e pertinenti all'argomento per cui è stato creato. Mica facile, avere tutti i giorni l'idea giusta per FB, per il blog, per Instagram. Quando l'ispirazione non arriva è frustrante, mi sembra di appartenere a un altro secolo, invece, a quanto pare, sono a tutti gli effetti una Millennial, e porca vacca, devo darmi una svegliata. Però, quando il lampo di genio m colpisce, me la godo un sacco a scrivere l'intervento per il blog, a fotografare pic per IG, o elaborare in photoshop il contenuto per FB.
Difficoltà numero 2: i numeri, appunto. Il social vive delle visite, dei like e dei follow, se questi non ci sono, i contenuti sono proiettili sparati a salve. Ecco, questo ancora sto faticando a metabolizzarlo, in particolare Instagram. Io sono una persona metodica, do like e follow a quelle pagine che mi interessano e a quei contenuti che per me significano qualcosa, quindi immaginerete quanto sia disorientante trovare 10 like alla foto di "Matrimonio di convenienza" con una citazione di Jemma e Ashford provenienti da parrucchiera siberiana; tecnomaniaco coreano; ristoratore asador argentino; creatrice di gioielli di conchiglie hawaiana; personal trainer palestrato canadese.
Non che questi like non mi facciano piacere, ma non posso non domandarmi come il contenuto del mio romanzo possa averli interessati.
Per non parlare di quelli che ti mettono il follow e poi te lo tolgono un secondo dopo se non contraccambi. No, non verrò in Michigan per compare i tuoi pavimenti a 1 dollaro. A trenta kilometri da casa mia c'è Sassuolo, e se glielo chiedo, per 2 euro mi piastrellano anche la macchina!!!
Difficoltà n.3: Twitter. Serve proprio? Ditemelo voi... se mi volete su Twitter, aprirò anche quello, ma prima dovete spiegarmi cosa scriverci. Nel caso ho un libro dell'anteguerra con le barzellette di Pierino al quale attingere.
Difficoltà n.4: i follow arrivano con il contagocce, ma è normale, specie per un profilo neonato. Questo mi porta a domandare come altri utenti (che non siano Kim Kardashian) abbiamo milioni di followers senza avere pubblicato contenuti (2-3 foto al massimo). Mah? Voi lo sapete?
Questa fa ridere: LinkedIn. Dovrebbe essere un portale per mettere in collegamento professionisti e aziende, ma il mio profilo è visitato unicamente da uomini che NON hanno a che fare per nulla al mondo con la mia professione. Sono giunta alla conclusione che sia una specie di Tinder per yuppies.
Queste, in linea di massima sono le ragioni per cui, nonostante il mio impegno, sento di essere ancora una neofita nell'uso dei social, ma non prendetela come una polemica, perché aldilà delle 4 difficoltà da me annotate, mi piace gestirli, mi piace quello che pubblico, adoro interagire con gli utenti che visitano le mie pagine e tenerli "attenzionati" è uno stimolo costante a fare meglio.
I social mi danno l'opportunità di venire in contatto con i destinatari dei miei libri (ok, per ora pubblicato solo uno, ma altri due stanno per vedere la luce e un terzo è writeinprogress, quindi permettetemi di parlare al plurale), rispondere a dubbi/domande, creare collab interessanti con le blogger e organizzare i giveaway.
Prendete il post di oggi come un messaggio in bottiglia, in cui vi chiedo apertamente cosa volete vedere sui miei social, se c'è qualcosa che cambiereste, se devo aprire Twitter, e se c'è qualche argomento in particolare di cui vi piacerebbe leggere sul blog.



E voi, ditemi, che social usate? Qual'è il vostro preferito? Cosa non vi piace dei social? Anche voi incontrate o avete incontrato le mie stesse difficoltà?



lunedì 29 maggio 2017

Andiamo a quel paese!

Nell'estate 2015 BabyK e Giusy Ferreri cantavano:

"...Volerei da te, da Milano
Fino a Hong Kong
Passando per Londra, da Roma e fino a Bangkok
Cercando te..."




E il successo della canzone (perchè i numeri danno ragione a Baby e Giusy) spiega da solo la risposta alla domanda "PERCHE' I ROMANZI ROSA SONO SEMPRE AMBIENTATI NELLE GRANDI METROPOLI INTERNAZIONALI?", oppure, "PERCHE' LE AUTRICI ITALIANE AMBIENTANO I LORO ROMANZI ALL'ESTERO E NON IN ITALIA?"

A mio parere la risposta è: perché le lettrici hanno voglia di sognare, quando leggono si rifugiano in un mondo dove i problemi della vita quotidiana, le rotture di scatole legate alla routine e al contesto di tutti i giorni non le seguano.
Mete lontane, che magari si sogna di visitare e attraverso il romanzo ne si assapora l'atmosfera: il romanticismo di Parigi; il fascino regale di Londra; il dinamismo di New York e la polvere di stelle di Los Angeles.
L'Italia è magnifica, ve lo dico  al ritorno della via Francigena, ma ancora troppo concreta per calare il romanzo in una atmosfera di sogno, di mistero.
Sì, anche noi abbiamo Milano, capitale internazionale della moda, ma troppo spesso ce l'abbiamo sotto gli occhi per fatti di cronaca spiacevoli, legata a polemiche o proteste, e queste aggravanti trascinano il palloncino a forma di cuore verso il basso.
Abbiamo Roma, la culla dell'impero più glorioso della storia, ma ahi noi, Roma è associata anche alla vita politica (negli ultimi anni non troppo felice) del nostro paese, e nel descriverla, nel dare dettagli del contesto per costruire il romanzo, sarebbe difficile non incappare nei malumori per la costruzione della metro C, piuttosto che del traffico del raccordo anulare.


Troppa familiarità uccide il sogno, e che compito ha l'autrice rosa se non quello di fare sognare?
Quindi, punto primo: andare lontano per evadere. 
Andiamo avanti: perché le metropoli?
Se non lo aveste notato, i romanzi rosa sono costruiti come un castello, alla base del quale troviamo una serie di eventi fortuiti o meno, studiati ad hoc per innescare la storia d'amore.
Più la città in cui la storia ha luogo è grande, più la sua umanità è variegata, più è probabile che uno degli inneschi della storia d'amore avvenga.
Incontro in metropolitana = serve città con metropolitana.
Incontro con stella del cinema/cantante= serve città con alta densità di celebrità.
Incontro con personaggio nobile e titolato = serve paese con monarchia (noi, dal 1946, siamo repubblica).
Rispetto a quanto sopra sommariamente indicato, è più facile e plausibile, ne converrete, che in una metropoli di otto milioni di abitanti, avvengano eventi che nella quotidianità di una cittadina di provincia  difficilmente si verificano.
Io vengo da una di queste realtà, nella ridente Emilia e nella mia vita, un nobile duca non l'ho mai incontrato, e neanche Brad Pitt al bar a fare colazione. Ho visto una volta Pippo Inzaghi a Milano Marittima, ma ero mescolata tra la folla del Papeete, il quindici d'agosto, saltando su uno sdraio al grido di "Su le mani come i gabbiani".


Punto secondo: più è grande la città, più la metropoli è un crocevia internazionale, più è probabile che gli eventi che muovono la storia si verifichino.
Con quanto ho detto, non intendo che sia impossibile ambientare un romanzo rosa in Italia, c'è chi c'è riuscito con successo, cito per dirne una su tutte, Anna Premoli, ma anche lei, all'interno delle sue pubblicazioni, ha all'attivo più romanzi ambientati all'estero che non nello stivale.
Concludendo, augurandomi di non essere suonata polemica o essermi fatta dei nemici: i romanzi rosa si prestano ad avere una dimensione internazionale e, per quanto mi riguarda, sono a mio agio a mandare i miei personaggi "a quel paese", che sia Londra, New York o Las Vegas, con ciò non escludo che prima o poi, possa decidere di usare Bologna come contesto.
Poi, però, non lamentatevi se il protagonista maschile esordisce son "Soc'mel!", si salutano con "Bèla, vèc!", e se il primo bacio scatta dopo che lui/lei si è mangiato un panino con la mortadella (mai provato? Esalazioni di tipo mistico, c'è chi ha visto la Madonna dopo).

giovedì 18 maggio 2017

Principi azzurri e pirati


La visualizzazione è tutto. Prima di scrivere una storia, qualsiasi storia, la si immagina nella sua completezza e questo vale anche per i protagonisti.
A nessuno basta una lista della spesa: occhi neri, capelli bruni lunghi, alto, magro... così su due piedi, a me non viene in mente niente.
Nella mia immaginazione, come immagino tante (se non tutte), do un volto al mio protagonista maschile, e che volto gli darò mai se non una delle mie celebrity crush?
Sono banale e scontata? Lo accetto.
Alla fine, nel rosa, il personaggio maschile pesa al 50% della storia, quindi se devo immaginarmelo fare, parlare, comportarsi, voglio che abbia una faccia che mi piaccia.
Sono arrivata al punto di dovermi appuntare il mio elenco di crush su un'agenda perché era diventata alquanto lunga, ma anche se ho abbondantemente superato la soglia dei 30 (anche dei 40...forse sono quasi a 50 crush, chi se lo ricorda?) tra questi ho dei preferiti, che nonostante le new entries continuano a tenersi il loro podio.
Oggi condivido con voi 10 delle mie celebrity crush che prestano il volto ai protagonisti maschili di cui scrivo. Chissà che alcune non corrispondano con le vostre...
Numerazione assolutamente casuale, in base all'ordine in cui mi vengono in mente. Ve l'ho detto... Ne ho tanti.
10 - Alex Pettyfer, scoperto anni fa quando debuttò con Stormbreaker nel ruolo di una giovane recluta dell'MI6, poi in Wild Child (pollici alti perchè lì, è davvero bello), poi denudato per la gioia del pubblico femminile in Magic Mike. Nel dreamcast di Matrimonio di convenienza sarebbe perfetto per Harring;

9 - Jamie Campbell Bower: principe o pirata? Decisamente pirata. Ha un curriculum molto vario che comprende cinema e musica, ma mi ha conquistata in Anonymous, l'ampiamente criticato film sulla vera identità di Shakespeare. Con i piercing (quello al naso, in realtà non mi fa impazzire), i tatuaggi, le dita appese alla sigaretta e i vestiti divelti come se fosse reduce da un incidente aereo lo classificano subito nei belli e cattivi. La sua versione più elegante e ripulita, ma comunque cattiva, è l'ispirazione di Carter Willoughby;


8 - Douglas Booth: principe, cosa lo dico a fare? Giù le maschere, confesso già da ora che lui è il volto di Ashford Parker. D'altronde il ragazzo ha un'eleganza innata (modello per Burberry), spirito romantico (è stato Romeo in Romeo e Giulietta) e innegabilmente british. In Posh ha tirato fuori il suo lato spocchioso, quindi per me ha vinto;


7 - Matt Bomer: ha quella scintilla negli occhi che riesce a far detonare le cuciture dei vestiti. Ti guarda e sei subito nuda. Serve a poco perché, ahi noi, fanciulle, è gay e sposatissimo. Però, siccome a me serve solo il suo volto (e occasionalmente il corpo) del suo orientamento sessuale mi preoccupo zero. Quando lo vidi in White Collar pensai: per me questo è L'UOMO. Fine dei giochi.


6 - Drew van Acker: altrimenti detto "Ken vivente". Guardatelo e ditemi se non lo mettereste dritto diretto tra i modelli di Abercrombie che ti salutano a torso nudo quando entri in negozio? Fisico disegnato, non voglio nemmeno pensare a quante ore di palestra faccia. Ha tutta l'aria del principe ma l'ho usato (sè! Magari...) per vestire i panni di un principe bastardo dentro. Di più non posso dire;


5 - Manel Navarro: è una new entry (scovato all'eurovision 2017), ha quasi dieci anni meno di me, ma i romanzi non chiedono la carta d'identità, giusto? A noi qui interessano fisionomia e tratti somatici. Ecco: lui ricorda l'estate, il divertimento, un mojito sulla spiaggia, il tramonto a Formentera (o dove vi pare)... ci trasmette le vibrazioni giuste, insomma! E poi, dài, spagnolo biondo con gli occhi azzurri: ne vogliamo parlare?


4 - Hayden Christensen: mi costituisco subito dicendo che Guerre stellari l'ho guardato solo per lui. Non credo di essere l'unica però, quindi non ho sensi di colpa nei confronti dei cultori della saga.Per lui mi sono guardata anche il demenziale Decameron Pie. Sono onestà, non c'è molto di salvabile nel film, ma Hayden fa la sua porchissima figura. Principe o pirata? Secondo me, sta benissimo nel ruolo di entrambi.

3 - James Franco: può essere non condivisibile, perchè l'attore è molto versatile e in alcuni film ha un look improponibile (Spring Breakers, per dirne uno), ma si è guadagnato il suo posto nelle mie crush quando lo vidi in Tristano e Isotta (lui era Tristano, chiaramente) e sfido qualsiasi ragazza a trovarselo davanti e dire "Ringrazio il notaio, rifiuto il pacco e vado avanti". Principe 100% ma con senso dell'umorismo. Sì, lui è un principe che ama molto e fa ridere tanto.


2 - Jesse Metcalfe: principe nero. Non posso dire ancora per quale romanzo, ma principe nero. Quest'uomo è due cose: sorriso e occhi. E addominali. Ok, tre cose. Jesse è la mia risposta a: con chi vorresti ritrovarti su un'isola deserta?


1 - Henry Cavill: è alla #1 veramente. Nessuno è riuscito a spodestarlo dalla vetta e sospetto che rimarrà in testa ancora a lungo. Non c'è niente di lui che cambierei. Si è confermato padrone assoluto della mia top ten dopo I Tudors...nella prima stagione, ragazze, devo dire che regala emozioni forti. Andate a cercarvi la scena di Charles Brandon e Margaret sulla barca...capirete di cosa parlo.


Sperò di aver dato una bella scaldata ai vostri motori, visto che è giovedì e da tradizione, il giovedì mamma fa gli gnocchi!
Cosa dite, ne avete qualcuno in più da suggerirmi? Sono una persona molto aperta, sotto questo profilo XD.
Come dico sempre, andrò all'infermo, ma se questa è la compagnia....


giovedì 11 maggio 2017

What's on my desk

Visto che tra le fashion blogger/vlogger uno dei video che va per la maggiore è il What's in my bag?, ho pensato che la cosa potesse funzionare anche per me.
Ma non con la mia borsa. Checcavolo! La mia borsa è un maledetto strumento del demonio e neanche io so cosa ci sia dentro. Ci sono giorni in cui mi dico: prima di morire, vorrei sapere quanto tempo della mia vita sono stata a cercare cose nella mia borsa.
Visto che passo buona parte della giornata davanti al computer, alla scrivania (ma anche letto, divano, cucina. Bagno no, però, eh!), potrei fare un What's on my desk, una pittoresca panoramica di quello che ho sulla/nella mia scrivania.
Inizio col dire che le foto scattate sono nature, non mi sono messa d'impegno a ordinarla per fare bella figura.
La mia scrivania è una delle poche cose della mia vita che è sempre ordinata. Assieme al cassetto delle mutande e reggiseni (con quello che ci spendo, ci tengo).
Quindi, ecco il mio regno 105cmx50cm:


PC rigorosamente portatile, una Sony Vaio con qualche annetto sulle spalle ma che ha ancora tanto da regalare. A sinistra il mouse wireless che consuma pile come se fossero pane e che mi costa una fortuna alimentare, poggiato sul "comodo" tappetino ergonomico con poggiapolso in gel. Non è comodo e inizio a sollevare dubbi sull'ergonomicità, visto il dolore che ho alla spalla. Sospetto di essere stata fregata, ma ormai lo tengo perché non mi piace buttare le cose.
Tazzona di Starbucks comprata a Parigi, nella caffetteria sotto il Louvre. Non è propriamente un souvenir, ma dopo anni di totale inutilità, sono riuscita a trovarle una collocazione come portabiro. Metà delle penne che ci sono dentro non funzionano.
Veniamo alle cose prive di utilità; le due jar di vetro porta Yankee Candle. Mi sono scoperta feticista delle candele e ora, quando sono al PC, devo averne sempre una accesa. Con due yankee accese, le essenze si mischiano portandomi alla soglia della visione mistica.
Dietro noterete la statuetta della regina Elisabetta che saluta: ha un piccolo pannello solare sulla borsetta che, quando si carica, fa muovere la manina guantata della sovrana in un garbato "Ciao ciao" alla folla plebea.

Nell'angolo a sinistra si vede, nell'ordine: 
- blocco prendiappunti delle dimensioni di un mattone doppio UNI rigorosamente quadrettato;
- bottiglietta che riempio più volte al giorno perché BERE E' IMPORTANTE! Acqua, NO VODKA, però!
- pila di libri rosa in cima ai quali campeggia Matrimonio di convenienza, che tengo lì per puro narcisismo, sopra a The one hundred di Nina Garcia, Chic! di Marjorie Hillis e La parigina di Ines de la Fressange. Mi piacciono i libri di moda, ecco, l'ho detto.
- vaso traboccante di leccalecca, perchè gli zuccheri aiutano la concentrazione;
- orsetto in ceramica che legge un libro;
- la foto di Evelina, la cavalla adottata a distanza con LAV.




Passiamo ai cassetti della vergogna, dentro cui stipo tutto il resto:
- portaposate riciclato per dare un senso alla cancelleria che altrimenti se ne starebbe sparsa con il raffinatissimo metodo "mentulacanis" contenete: reliquiario di pastelli e pennarelli risalenti al liceo, scatole di latta porta post-it, auricolari annodati che nemmeno uno scienziato del CERN di Ginevra riuscirebbe a smatassare.
- quadrenone appunti con idee sparse per romanzi e riassunti delle liti delle assemblee di condominio; bozzetti delle mie tele a tema bucolico.
- cassettino con altre agende prendiappunti nel caso (remoto) in cui restassi senza, calcolatrice senza pile perché mi sa fatica andare al tabacchino a comprarle, block verde simil-moleskine detto anche cahier de doléances  su cui segno le mie spese.

Infine, lo sportello delle emergenze contenente i miei hard-disk per i back-up.
That's it. 
Pur essendo architetto non posseggo una portentosa scrivania di design ma una modesta IKEA, che però fa il suo dovere: la Micke, bianca. C'è anche wengè, ma nel mio studio, bianca stava meglio.
Anche per la sedia sono rimasta fedele ad IKEA, con l'impronunciabile Skruvsta, che ho comprato unicamente sulla base della mia nostalgia per i "Jetsons - i pronipoti".
Dai, vi ricordate i Jetsons, che predicevano un futuro nello spazio dal design anni '70!?
O, per intenderci, Chained to the rythm di Katy Perry.


lunedì 1 maggio 2017

Io & il romanticismo


Io e il romanticismo non abbiamo un bel rapporto.
Si presuppone che, scrivendo romanzi rosa, io abbia un'inclinazione naturale al romanticismo, ma non è così.
Quando sento che la storia dovrebbe prendere una piega romantica con una scena particolarmente zuccherosa, mi pianto, pensando invece a quanto la situazione sia ai limiti del ridicolo.
La colpa però non è mia; se non sono una persona romantica, la colpa è delle concause che mi hanno portato ad essere così.
L'educazione affettiva è qualcosa che si sviluppa nella fase dell'adolescenza e le esperienze che accumuli, getteranno le basi della tua concezione amorosa del futuro.
Io non ho avuto un'adolescenza romantica, anzi!
L'età dai 12 ai 19 anni l'ho passata da innamorata non corrisposta.
Ho passato gli anni dell'adolescenza a guardare da lontano il mio "oggetto del desiderio", quando questo, invece si scambiava effusioni con altre.
C'è stato quello che mi ha pesantemente friendzonato; quello che non vedeva nessun'altra a parte la Miss della scuola (alla quale, adesso, do una pista abbondante... non per vantarmi); quello troppo figo per notare le comuni mortali  (tra cui io); quello col tempismo sbagliato (quando gli piacevo io, non mi piaceva lui e quando mi piaceva lui, non gli piacevo io); quello che si faceva avanti solo perchè in realtà interessavo a suo cugino (tragediaaa), e così via.
Quelli di cui sopra non sono che alcuni esempi di una lunga serie di cotte non corrisposte, sui quali non ho potuto fare altro che fantasticare.
Mentre le mie amiche avevano i primi fidanzatini con cui sperimentare le "romantic situation" responsabili dello sviluppo della vita romantica, io stavo da sola a struggermi ascoltando i Back Street Boys.
Quindi le prime rose per San Valentino non le ho mai viste, l'invito per la festa della scuola a cui presentarmi col principe azzurro non è mai arrivato; nessun bigliettino "Vuoi metterti con me: sì, no, forse?" inviato di soppiatto durante l'ora di matematica; nessun intervallo passato nello sgabuzzino delle scope a baciarsi di nascosto; nessun brivido da primo appuntamento al sabato pomeriggio in centro; nessun cono gelato condiviso; nessuna rottura tragica da fiumi di lacrime... NIENTE DI NIENTE.
Tutto questo mi ha reso allergica alla scrittura di scene al limite del diabete, pur sapendo che nel rosa ci vogliono, un po' come mangiare i Fonzies e leccarsi le dita.
Mi sforzo, ma non ci riesco.
Io particolare, ci sono delle scene, delle "romantic situation" ricorrenti nel rosa, che vi vado a elencare per rendere l'idea:
1- L'aeroporto: a termine romanzo/film i due protagonisti si dichiarano amore quando uno dei due è al terminal in procinto per prendere un volo transoceanico e l'altro arriva di corsa fendendo la folla.
2 - La pioggia: Come sopra, uno dei due rincorre l'altro sotto una pioggia scrosciante per dichiaragli amore eterno, segue bacio di un quarto d'ora tra tuoni e fulmini;


3 - La partita: se la storia ruota attorno ad un ciclo di eventi sportivi, il gran finale è l'irruzione dell'innamorato durante la partita (vinta ovviamente dalla squadra del/della protagonista) con anello di fidanzamento in mano e "Sposami" proiettato sui megaschermi del Madison Square Garden;


4 - Stargazing: San Lorenzo, festa sulla spiaggia, appassionati di astronomia fatevi avanti, questa è la vostra romantic situation. Sotto il cielo stellato, il bacio da blockbuster non può mancare;
5 - L'ultimo appuntamento: dopo una rottura turbolenta, uno dei due dà appuntamento all'altro per one last chance nel luogo in cui si sono incontrati la prima volta, che so, in cima all'Empire State Building, entro una certa ora. Allo scoccare dell'ultimo secondo, persa ogni speranza, l'amato si presenta;

6 - Treni: Lei/ lui sta  partendo, sale sul treno e quando questo parte, l'altro rimane sconsolato sul binario rassegnato ad aver perso l'amore. Quando il convoglio sgombra le rotaie, compare sull'altro binario Lui/Lei che non ha avuto il coraggio di partire;
7 - Mani che prudono: in un modo o nell'altro, non si sa come, l'amata è finita nelle mani di "quello sbagliato", un tipo gretto, brutale, paleolitico e irritante. Il lui si presenta, carico come un carrarmato e se la riprende caricandosela in braccio, dopo averle suonate di santa ragione a quello sbagliato. Solitamente la cosa avviene davanti ad un vasto pubblico (tipo un ricevimento) e nessuno, stranamente, alza un dito;


8 - La dedica romantica: l'amore viene cantato a voce spiegata, letteralmente. Il protagonista si spende in una serenata che raccoglie applausi clamorosi che neanche gli Oasis a Wembley nel 2000;




9 - Lo sfanculo: (confesso che questo mi piace) Lui/Lei è rimasto coinvolto in una situazione che gli lega le mani, ma quando capisce che solo l'amore conta, sfancula tutto con tanto di dita medie al cielo, per tornare dall'amato/a;


10 - Tramonti: che ve lo dico a fa'?! Su una spiaggia anche meglio, ma non c'è niente di più chichè della romantic situation con Lui, in ginocchio al tramonto che si dichiara con tanto di brillante Tiffany a Lei.

Immancabili, intramontabili, sempre in auge, queste sono le romatic situations che ho "registrato" e che mi riprometto di impegnarmi a gestire per dare il famoso "colpo al cerchio e un colpo alla botte", perchè crescere vuol dire migliorarsi, anche se i romanzi rosa a me piacciono frizzanti come lo champagne, non zuccherini e collosi come il miele.
Come ho già detto, la colpa è di tutti quelli che non mi hanno corrisposto, ergo, se volete puntare il dito contro qualcuno perchè i miei romanzi non sono abbastanza "rosa", scrivetemi e vi darò nomi e cognomi dei bastardi che mi hanno ignorato.